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Lifestyle 2 min di lettura3 ore fa

Kiev, la paura corre sotto terra: famiglie nella metro contro i raid

Dopo l’allarme su nuovi attacchi russi, decine di persone hanno trasformato le stazioni della capitale in un rifugio per la notte

Coperte, materassini, borse e computer sono diventati il necessario per affrontare una notte sottoterra. A Kiev decine di famiglie hanno raggiunto le stazioni della metropolitana dopo l’avvertimento del presidente Volodymyr Zelensky sulla possibilità di nuovi lanci missilistici russi contro la capitale.

Gli attacchi delle ultime settimane hanno colpito Kiev e altre città dell’Ucraina con una frequenza crescente. Per chi abita nelle zone più esposte, la metropolitana è così tornata a essere uno dei luoghi considerati più sicuri, mentre lasciare la città resta una scelta difficile per molte famiglie.


L’allarme spinge tutti sottoterra

Iryna Rybalchenko vive a Pechersk, uno dei quartieri della capitale, e racconta di aver seguito l’allerta insieme ai colleghi e ai vicini. «A Kiev tutti vivono nella paura», ha detto, spiegando che i responsabili del suo lavoro avevano invitato più volte il personale a prestare attenzione e che, dopo il nuovo messaggio di Zelensky, lei e la sua famiglia hanno raccolto alcune cose per raggiungere la stazione più vicina.

La donna ha aggiunto che nel suo quartiere, intorno alle otto di sera, erano caduti alcuni frammenti. Per questo, ha spiegato, lei e i suoi familiari cercano di scendere nella metropolitana ogni volta che la situazione sembra aggravarsi.


Per i bambini il ricordo non passa

Anche Daria Medvedeva ha scelto il metrò quando è scattato l’allarme per possibili missili balistici. Il suo quartiere figurava tra quelli indicati come potenziali obiettivi e, secondo il suo racconto, viene colpito durante quasi ogni bombardamento.

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«Abbiamo già attraversato una situazione simile e i bambini erano rimasti terrorizzati», ha raccontato Medvedeva. Da allora, quando gli attacchi diventano particolarmente intensi, la famiglia preferisce cercare riparo nelle stazioni sotterranee invece di restare in casa.


Una pressione anche psicologica

Tra le persone rifugiate nella metropolitana c’è anche chi interpreta la nuova ondata di minacce come uno strumento per logorare la popolazione. Secondo questa lettura, se l’obiettivo fosse stato soltanto distruggere le infrastrutture della capitale, dopo anni di guerra i danni sarebbero già stati più estesi.

La paura, intanto, produce effetti concreti nella vita quotidiana: interrompe il lavoro, svuota le abitazioni e porta intere famiglie a organizzarsi rapidamente per trascorrere la notte lontano dalle finestre e dai piani superiori degli edifici.

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