Karl Bushby torna a Hull dopo 28 anni a piedi
L’ex paracadutista britannico ha percorso circa 50mila chilometri e riabbracciato la madre, lasciata quando aveva 29 anni
Karl Bushby ha completato il giro del mondo a piedi tornando a Hull, nel nord-est dell’Inghilterra, dopo 28 anni di viaggio.
Ad accoglierlo nella città d’origine c’erano centinaia di persone e soprattutto la madre Angela, che non vedeva da quasi trent’anni. Bushby aveva 29 anni quando era partito; oggi ne ha 57. Dopo l’arrivo ha ammesso di dover ritrovare le abitudini della vita quotidiana: «Ora devo reimparare a vivere normalmente».
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Il ritorno dopo quasi trent’anni
Nel corso della spedizione l’ex paracadutista britannico ha attraversato quattro continenti e coperto circa 50mila chilometri. Ha affrontato ghiacci, foreste, deserti e passaggi marittimi, senza usare mezzi di trasporto per avanzare lungo il percorso stabilito.
Il viaggio era nato anche dalla crisi personale seguita alla fine del matrimonio. La moglie si era trasferita a Belfast, in Irlanda del Nord, insieme al figlio Adam, ancora bambino. Bushby, che aveva prestato servizio nell’esercito britannico, cercava una direzione diversa e trasformò in progetto un’idea vista su un biglietto d’auguri ricevuto dal padre.
Il ghiaccio e gli anni in Russia
Uno dei passaggi più rischiosi fu lo Stretto di Bering, largo 82 chilometri tra Alaska e Siberia. Bushby lo affrontò con Dimitri Kieffer su una distesa instabile di lastre galleggianti, temperature fino a 30 gradi sotto zero e correnti capaci di spostare il ghiaccio.
Durante la traversata una lastra cedette e fece finire in acqua le slitte con circa 90 chili di rifornimenti. I due riuscirono a recuperarle, poi si trovarono davanti a un orso polare. I fuochi d’artificio non servirono a tenerlo lontano e Bushby ha ricordato al Guardian: «Se avesse voluto attaccarci, saremmo stati morti. Non c’era nessuna possibilità di scappare».
Dopo 14 giorni arrivarono in Siberia, ma furono fermati dalle autorità russe con l’accusa di spionaggio. Il procedimento si concluse con il loro ritorno in Alaska. Bushby impiegò poi circa 11 anni per superare i problemi legati ai visti, alle regole locali e alle condizioni ambientali della Russia.
Nel suo percorso ha inoltre nuotato per 31 giorni nel Mar Caspio. In Cina, nello Xinjiang, la polizia lo considerò una possibile spia e gli assegnò una scorta. Tentò anche di procurarsi una carovana di cammelli per attraversare la Via della Seta, ma il progetto non venne realizzato.
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La partenza dal Cile
Bushby lasciò Punta Arenas, in Cile, il primo novembre 1998. Aveva con sé 500 dollari e un carretto da golf modificato, chiamato The Beast, carico di viveri, medicinali e materiale per il campeggio.
Il primo carretto durò tre anni. In Nicaragua ne costruì un altro, Beast 2, che lo accompagnò fino alle fasi finali dell’impresa. Le sue regole erano semplici: niente trasporti per coprire il tragitto e nessun rientro a casa prima della conclusione. In caso di interruzione, avrebbe dovuto ripartire dallo stesso punto.
Fame, malattie e aiuti incontrati
L’avvio in Patagonia fu molto duro. Il vento lo costringeva a inclinarsi di circa 45 gradi per non cadere, mentre freddo, fame e mal di montagna rallentavano l’avanzata. Dopo aver rischiato di non sopravvivere sull’altopiano, cambiò direzione verso la costa passando dalle Ande; in un tratto riuscì a nutrirsi per tre giorni con una sola banana.
Nel deserto di Atacama camionisti e automobilisti cominciarono a lasciargli acqua e frutta. Una famiglia cilena arrivava da lontano per consegnargli provviste. Un altro uomo gli diede cento dollari e buoni pasto in cambio della consegna di una cartolina a Vienna: Bushby mantenne la promessa e la recapitò 27 anni dopo.
Nel 2000, in Perù, una grave infezione intestinale e altri problemi batterici lo costrinsero a fermarsi. Un uomo lo ospitò nella propria casa; la moglie, medico e responsabile di un laboratorio, lo curò per una settimana con riposo e antibiotici.
Anche il passaggio nel Darién Gap, tra Colombia e Panama, mise a rischio la sua vita. Per superare i circa cento chilometri di foresta, paludi, fiumi e montagne si travestì da senzatetto e nascose mappe, bussole e medicine negli abiti. In alcuni punti attraversò i corsi d’acqua nuotando sulla schiena, mentre gruppi armati lo minacciarono con le armi. Per dimostrare di non essere una spia portava con sé articoli che raccontavano la sua spedizione.
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