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Lifestyle 2 min di lettura36 min fa

Jenny De Nucci e Hashimoto: quando quei sintomi chiedono controlli

La malattia autoimmune della tiroide può evolvere lentamente: riconoscere i segnali e seguire il percorso diagnostico aiuta a stabilire se intervenire con la terapia.

La decisione di iniziare una terapia non dipende soltanto dalla presenza della tiroidite di Hashimoto. Il medico valuta il valore del TSH, l’età, la storia clinica e i disturbi riferiti dalla persona; in alcuni casi può anche scegliere di ripetere gli esami dopo un certo periodo prima di prescrivere farmaci.


La cura dipende dalla funzione tiroidea

La patologia procede generalmente in modo lento e non dispone di un trattamento capace di eliminarne la causa autoimmune. Quando però la tiroide non produce ormoni a sufficienza e compare ipotiroidismo, il trattamento prevede la levotiroxina, utilizzata per compensare la carenza ormonale.

Per arrivare alla diagnosi, sono necessari specifici esami del sangue e un’ecografia della tiroide. L’individuazione precoce consente di controllare più rapidamente eventuali alterazioni della funzione dell’organo, mentre la scelta e i tempi della cura restano affidati alla valutazione clinica.


I segnali da non trascurare

Tra i disturbi associati alla tiroidite di Hashimoto possono comparire affaticamento, maggiore sensibilità alle basse temperature, incremento del peso e problemi di concentrazione. Sono possibili anche stitichezza, umore depresso, riduzione dell’appetito, minore espressività del volto e, nei casi indicati nel testo, demenza.

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Un aumento di peso che non trova una spiegazione nelle abitudini alimentari può rappresentare uno dei primi segnali. È quanto ha raccontato Jenny De Nucci, che nei giorni scorsi ha reso noto di avere ricevuto una diagnosi di tiroidite di Hashimoto.


Perché può comparire

La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune: il sistema immunitario produce anticorpi capaci di aggredire la tiroide. Il suo effetto più frequente è l’ipotiroidismo, mentre più raramente può verificarsi una condizione di ipertiroidismo; in alcuni casi possono inoltre svilupparsi noduli.

La presenza della malattia è più comune tra le donne. Nella maggior parte delle situazioni interviene una predisposizione genetica, anche se altre patologie possono favorirne l’insorgenza. Proprio perché i sintomi non sono sempre riconosciuti subito, gli accertamenti hanno un ruolo importante quando i disturbi persistono.

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