Il tempo non manca: forse stiamo evitando proprio questo
La fretta può diventare un modo per non ascoltare ciò che chiede attenzione: imparare a fermarsi significa tornare dentro la propria storia.
Ci sono giornate in cui ci muoviamo come se una scadenza invisibile ci stesse alle calcagna. Passiamo da una stanza all’altra con la mente già altrove, prepariamo la risposta mentre qualcuno parla e raggiungiamo una destinazione senza ricordare quasi nulla del percorso.
Anche quando nessun impegno ci obbliga a correre, possiamo avvertire la sensazione di essere in ritardo. Non necessariamente rispetto all’orologio, ma verso l’immagine di chi pensavamo di diventare, verso un’esistenza immaginata o una promessa che non abbiamo mai davvero pronunciato.
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La corsa nasconde qualcosa
La domanda, allora, non è soltanto come riuscire a fare tutto. Prima ancora occorre chiedersi che cosa stiamo oltrepassando troppo rapidamente per poterlo riconoscere. Potrebbe essere il viso di una persona amata, un desiderio lasciato in sospeso oppure una stanchezza che da tempo cerca di attirare la nostra attenzione.
Le fiabe raccontano spesso di boschi nei quali non ci si può muovere come lungo un corridoio. Chi attraversa quel luogo deve notare un segno, ascoltare un richiamo, osservare una creatura che appare per un istante. Se il protagonista procedesse senza mai rallentare, perderebbe gli incontri capaci di orientare la storia.
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Restare cambia il tempo
Questa immagine appartiene anche alla prospettiva presentata nel libro Daimon. Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti: la vita può essere considerata una narrazione ancora aperta, dove ciò che accade non è soltanto un ostacolo da superare, ma può contenere un messaggio. Il daimon richiama proprio quando la velocità ci fa attraversare l’esistenza senza prenderne parte.
Per cambiare rapporto con il tempo non serve trovare subito una spiegazione definitiva. È sufficiente rimanere davvero davanti a una situazione, a un’emozione o a una persona, senza cercare immediatamente il passo successivo. In quella sosta, ciò che stavamo ignorando può finalmente mostrarsi.
Il tempo smette così di apparire soltanto come una risorsa insufficiente da inseguire. Diventa lo spazio concreto nel quale la nostra storia può svolgersi, con i suoi segnali, le sue deviazioni e anche le pause necessarie per accorgerci di essere presenti.
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