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Lifestyle 4 min di lettura2 ore fa

Il caldo sfida lo sport: la risposta di Adidas parte dall’atleta

Nei laboratori di Herzogenaurach velocità, sostegno muscolare e controllo della temperatura guidano la ricerca, mentre l’intelligenza artificiale resta uno strumento e non il punto di partenza

Il futuro della prestazione sportiva potrebbe dipendere sempre più dalla capacità di gestire il calore. Mentre gli eventi agonistici devono fare i conti con temperature elevate e umidità crescente, Adidas sta sviluppando soluzioni per aiutare il corpo a conservare energia e lucidità anche nelle condizioni più difficili.

La questione è emersa durante la visita alla Casa dell’innovazione di Herzogenaurach, in Germania, dove ricerca, progettazione e analisi dei dati convivono in una struttura descritta dall’azienda come una vera città nella città. Qui il lavoro non parte dalla tecnologia in sé, ma dall’osservazione di chi pratica sport.


Il clima è il nuovo ostacolo

Tra i tre grandi ambiti di ricerca individuati da Adidas, il controllo della temperatura appare quello più legato ai cambiamenti ambientali. L’obiettivo è capire come evitare il surriscaldamento di chi corre, gioca a tennis, guida una monoposto o affronta una gara quando il termometro raggiunge i 35-38 gradi.

Margherita Raccuglia, responsabile globale dell’innovazione per la prestazione degli atleti, ha ricordato che le condizioni esterne sono ormai parte integrante dell’analisi sportiva. Al Roland Garros di Parigi, per esempio, si sono registrati 32-35 gradi accompagnati da un’umidità molto elevata, mentre anche le Olimpiadi di Los Angeles del 2028 dovranno confrontarsi con un contesto climatico particolarmente caldo.

Il problema riguarda inoltre competizioni e praticanti molto diversi. Nel campionato mondiale di calcio maschile disputato tra Stati Uniti, Messico e Canada, una ricerca pubblicata da Scientific Reports ha rilevato un rischio alto di stress termico estremo in dieci delle sedici città ospitanti. E le conseguenze non si limitano ai professionisti: anche chi corre o si allena nel tempo libero dovrà affrontare con maggiore frequenza ambienti caldi.


Raffreddare il corpo per rendere di più

Tra le soluzioni della linea Climacool+ c’è un sistema composto da un gilet refrigerante, una giacca isolante e altri elementi pensati per abbassare la temperatura corporea prima e durante l’attività. Il dispositivo è stato sperimentato dall’ultrarunner Charlie Lawrence e da Kimi Antonelli, che lo aveva già utilizzato nella stagione precedente e ha continuato a farlo anche in quella attuale.

In Formula 1, la gestione del calore assume un peso particolare: il pilota deve sostenere uno sforzo fisico intenso, mantenere la massima concentrazione e lavorare dentro un abitacolo molto caldo. Secondo Raccuglia, la temperatura del corpo di Antonelli può arrivare vicino ai 40 gradi. Ridurla anche di un solo grado può lasciare più risorse all’attività mentale e alla capacità di restare concentrati.

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Il tema è ormai presente in numerose discipline. Nel tennis aumentano le pause e le procedure dedicate alle alte temperature, alcune maratone rivedono orari e tracciati, mentre nel ciclismo si discute della compatibilità tra i calendari tradizionali e un clima profondamente cambiato. Negli sport invernali, invece, la neve artificiale è diventata una componente stabile dell’organizzazione delle gare.


L’atleta resta il punto fermo

La visita a Herzogenaurach era iniziata con l’incontro con Sabastian Sawe, maratoneta keniota costretto a rinunciare per infortunio alla maratona di Berlino, in programma due giorni dopo. Il suo percorso, però, lo ha già portato nella storia: il 26 aprile 2026 ha completato la maratona di Londra in 1:59:30, diventando il primo uomo a scendere sotto le due ore in una gara ufficiale sulla distanza di 42 chilometri e 195 metri.

Parlando dello stop, Sawe ha ridimensionato il contrattempo con parole semplici: «Lo accetto, fa parte della corsa e dell'allenamento. Ci sono alti e bassi». Quando gli è stato chiesto se fosse ancora possibile migliorare, ha ricondotto la risposta a un fattore essenziale: servono condizioni meteorologiche favorevoli. Una scarpa più leggera o più rigida può aiutare, ma il caldo può cancellare il vantaggio di qualsiasi innovazione.

È questa la logica che guida il lavoro nei laboratori Adidas. Marc Makowski, vicepresidente senior per la direzione creativa e l’innovazione, ha spiegato che l’intelligenza artificiale viene impiegata soprattutto per elaborare dati, simulare prodotti e ridurre il numero di prototipi fisici. «L'intelligenza artificiale è importante, ma non è la narrativa che vogliamo costruire. Per noi tutto parte dagli esseri umani», ha detto.

La stessa impostazione vale per gli altri strumenti utilizzati dai gruppi di ricerca. Nick Galway, da 26 anni in Adidas e oggi impegnato nel collegamento tra creatività e innovazione, ha sottolineato che le tecnologie cambiano rapidamente, mentre l’obiettivo rimane osservare gli atleti e aiutarli a esprimersi meglio. I tre filoni principali sono la velocità, sviluppata attraverso la piattaforma Adizero lavorando su peso, aerodinamica, rigidità e restituzione dell’energia; la forza, collegata agli indumenti Techfit destinati a sostenere muscoli e articolazioni; e il raffreddamento, diventato sempre più urgente per effetto del riscaldamento globale.

Herzogenaurach, località bavarese di poco più di 20mila abitanti vicino a Norimberga, ospita il quartier generale dell’azienda e i suoi diversi padiglioni di ricerca. Biomeccanica, progettazione e prototipazione procedono insieme, trasformando le indicazioni degli atleti in soluzioni da verificare. L’intelligenza artificiale può accelerare questo percorso, ma la direzione resta affidata alle persone che osservano, interpretano e decidono come migliorare la prestazione.

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