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Igor Squeo, la memoria oltre la morte: la battaglia di Franca arriva al 2026

Nel libro L’ordine, Luigi Mastrodonato ricostruisce il caso di Igor Squeo e il percorso di madri, sorelle e figlie impegnate contro versioni distorte delle morti durante interventi delle forze dell’ordine.

Dopo due richieste di archiviazione, nel 2026 il caso di Igor Squeo ha iniziato a riemergere nel dibattito pubblico. Franca Pisano, sua madre, è diventata una delle figure associate alla richiesta di verità sugli abusi di potere e di maggiore responsabilità per chi opera nelle forze dell’ordine, senza ricorrere a nuovi scudi penali. La sua vicenda è al centro di L’ordine, primo libro di Luigi Mastrodonato, pubblicato da SEM.


Il dolore femminile diventa denuncia

Nel volume, Mastrodonato cerca di spiegare perché, nelle vicende legate a morti avvenute durante interventi delle forze dell’ordine, siano spesso le donne della famiglia a esporsi in prima persona. Il sociologo Luigi Manconi e Valentina Calderone, garante dei diritti delle persone detenute di Roma, hanno analizzato lo stesso fenomeno.

Secondo la sintesi proposta dall’autore, in queste battaglie possono pesare una maggiore fiducia nella magistratura, una minore propensione alla vendetta privata e una particolare resistenza davanti alle ingiustizie. A ciò si aggiungono una tradizione culturale che attribuisce alle donne la cura dei legami familiari e del lutto, oltre alla capacità di trasformare una sofferenza privata in una questione pubblica.

Licia Pinelli ha chiesto per decenni chiarezza sulla morte del marito Giuseppe, precipitato da una finestra della Questura di Milano nel dicembre del 1969. Haidi Gaggio ed Elena Giuliani si sono battute per Carlo Giuliani, morto durante il G8 di Genova del 2001; Patrizia Moretti ha cercato giustizia per Federico Aldrovandi, morto a 18 anni a Ferrara nel 2005. Tra le altre familiari ricordate nel libro ci sono Lucia Uva, Ilaria Cucchi e Domenica Ferrulli.


Quando la reputazione muore due volte

Il caso di Squeo riguarda un uomo di 33 anni, deceduto il 12 giugno 2022 nel suo appartamento del quartiere Mecenate, a Milano, dopo un intervento della polizia. Le prime notizie ripresero il comunicato della questura e collegarono il decesso all’assunzione di cocaina, descrivendo Igor come una persona sotto effetto di sostanze e ipotizzando un’overdose.

Per Franca Pisano quella versione non restituiva né la dinamica dei fatti né l’identità del figlio. La madre ha quindi portato avanti due obiettivi paralleli: ottenere accertamenti sulla morte e impedire che Igor venisse ricordato soltanto attraverso l’immagine di un tossicodipendente o di uno spacciatore.

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Mastrodonato definisce questo meccanismo una «doppia morte»: alla scomparsa fisica può aggiungersi la distruzione della reputazione, con la vittima trasformata in responsabile della propria fine. In questo modo, l’attenzione si sposta dalle circostanze dell’intervento alle fragilità, alle abitudini, alle eventuali dipendenze o ai precedenti della persona deceduta.


La lunga ricerca della verità

La storia di Igor era rimasta per molto tempo quasi assente dal racconto pubblico. Fu Pisano a contattare Mastrodonato, giornalista impegnato sui temi di polizia, carceri e violenze, chiedendogli se potesse indicarle un aiuto o qualcuno in grado di occuparsi della vicenda.

Il percorso successivo l’ha costretta a confrontarsi con perizie, procedimenti giudiziari, conferenze stampa e campagne di delegittimazione mediatica. La sua esperienza, sostiene l’autore, si inserisce in una sequenza più ampia di familiari costretti a difendere contemporaneamente la verità giudiziaria e il ricordo dei propri cari.

«La battaglia di Franca è la battaglia di tante altre madri, sorelle e figlie per i propri cari deceduti durante un intervento delle forze dell’ordine», osserva Mastrodonato. Nel libro, la vicenda di Pisano diventa così il punto di partenza per attraversare decenni di cronaca italiana e mostrare come il lutto, quando viene reso pubblico, possa trasformarsi in una richiesta duratura di giustizia.

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