Giulia Cecchettin, il film sceglie il silenzio sul killer: perché
Se domani non torno, diretto da Paola Randi, racconta la vita di Giulia e il dolore della sua famiglia, lasciando fuori campo l’assassino.
A pochi giorni dal terzo anniversario della morte di Giulia Cecchettin, il cinema riporta al centro la sua storia, ma sceglie di non mostrarne l’assassino. Se domani non torno arriva nelle sale il 5 novembre e concentra lo sguardo sulla giovane, sulla sua famiglia e sulle conseguenze lasciate da quella perdita.
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Il film mette Giulia al centro
La pellicola è diretta da Paola Randi, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan. L’opera prende liberamente spunto da Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia, il libro pubblicato da Gino Cecchettin con Marco Franzoso per Rizzoli, e ha avuto una prima presentazione al Giffoni Film Festival prima dell’anteprima alla Festa del Cinema di Roma.
Sabrina Martina interpreta Giulia, mentre Filippo Timi veste i panni del padre Gino. Nel cast figurano anche Tecla Bossi, Tommaso Allione, Linda Caridi ed Elisabetta De Palo, rispettivamente nei ruoli della sorella Elena, del fratello Davide e di altri componenti della famiglia. Secondo Timi, interpretare un padre capace di reagire al dolore con gentilezza e responsabilità è stato un privilegio.
L’uomo che ha ucciso Giulia, Filippo Turetta, non appare mai sullo schermo e il suo nome resta quasi sempre fuori dal racconto. La scelta riprende quella già adottata nel libro e, per la regista, serve a evitare che la vicenda venga ridotta alla ricerca di un unico colpevole, come se il femminicidio fosse un fatto isolato o inspiegabile.
Gino Cecchettin spiega la sua scelta
Durante l’incontro alla Festa del Cinema di Roma, Gino Cecchettin ha parlato prima agli studenti e poi ai giornalisti. Accettare il progetto cinematografico, ha spiegato, non è stato semplice, ma il confronto con chi aveva trovato sostegno nella storia di Giulia lo ha convinto dell’utilità di continuare a raccontare.
«Se non raccontiamo quel dolore lo riviviamo», ha detto Cecchettin, sottolineando che il film non si limita alle ore precedenti alla morte, ma prova a restituire il percorso e la personalità della figlia. Il padre ha ricordato anche una ragazza incontrata in aereo, che gli aveva confidato di essere riuscita a restare viva grazie alla vicenda di Giulia.
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La stessa idea sostiene il lavoro della Fondazione Giulia Cecchettin, nata nel novembre 2024 e presieduta dal padre. L’organizzazione promuove la formazione degli insegnanti, l’educazione all’affettività nelle scuole e borse di studio destinate alle ragazze che scelgono percorsi nelle discipline STEM.
Una storia pensata per cambiare
Nel gennaio 2025 la Fondazione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione e del Merito. L’obiettivo indicato da Cecchettin è diffondere il messaggio in modo ampio, trasformando il racconto del lutto in uno strumento di prevenzione e consapevolezza.
Randi ha spiegato di essere partita dall’assenza improvvisa di una persona all’interno di una famiglia, una frattura capace di sconvolgere ogni equilibrio. La regista ha inoltre osservato che la violenza contro le donne viene spesso attribuita a figure estranee e fuori controllo, mentre in molti casi proviene proprio da partner, mariti o persone vicine.
Sul luogo delle riprese, secondo quanto raccontato, anche gli interpreti più giovani hanno condiviso il significato civile del progetto. Il lavoro è stato affrontato in un clima di attenzione e sostegno, con l’intento di consegnare al pubblico non soltanto la cronaca di una tragedia, ma il ritratto di una vita e una responsabilità collettiva.
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