10.000Lettori online ora
Lifestyle 4 min di lettura12 ore fa

Gin Mare, il gusto del Mediterraneo prende forma in Puglia

Tra cucina d’autore, ceramica, pizzica e una costituzione immaginaria, il marchio spagnolo racconta la propria idea di convivialità.

«Se prima non facevo che aggiungere, alla fine ho imparato a togliere». La frase dello chef Pietro Penna riassume il senso del piatto preparato per l’occasione: pacchero cacio e pepe, ricciola, lime e Gin Mare. Il distillato non domina la ricetta, ma emerge nel finale attraverso la sapidità dell’oliva arbequina, mentre l’agrume accompagna il pesce e delimita l’audacia dell’abbinamento.

Attorno alla piscina, con un bicchiere della collezione di miscelazione 2026 accanto, la giornata sembra sciogliersi nel caldo pugliese. È la stessa leggerezza evocata dall’angel share, la parte di distillato che durante la maturazione evapora: qui, però, a svanire sono gli ospiti, immersi nel paesaggio e nell’atmosfera della masseria.


La materia impone il suo ritmo

A Grottaglie l’argilla richiede pazienza. Antonio e sua moglie accompagnano il lavoro al tornio senza forzare la materia: la forma può sembrare compiuta e subito dopo cedere, costringendo a ricominciare. Anche un’ora trascorsa a inseguire una ciotola diventa così un esercizio lontano dalla rapidità dei social e dalla ricerca del risultato immediato.

Lo stesso atteggiamento ritorna nella preparazione delle orecchiette e della focaccia. Il pollice e l’indice modellano la pasta con gesti semplici, mentre pochi ingredienti vengono trasformati lentamente in un cibo da condividere. La sera, la pizzica porta il rito fuori dalla cucina: prima la si osserva, poi ci si lascia coinvolgere, anche con la disinvoltura di chi ha già assaggiato la proposta dei cocktail.


Un Mediterraneo da assaggiare

Il viaggio comincia da Brindisi, dove il tragitto verso Mesagne conduce alla Masseria Malvindi, trasformata per l’occasione in Villa Mare. All’arrivo il paesaggio concentra i segni più riconoscibili della Puglia: il bianco delle pareti, il cielo azzurro, i carrubi e il racconto del pasticciotto, dolce nato a Galatina nel Settecento dall’incontro tra pasta frolla e crema. La versione originaria prevedeva lo strutto nell’impasto, secondo una consuetudine della cucina popolare dell’epoca.

Dietro Gin Mare c’è invece una storia catalana. Il marchio nasce a Vilanova i la Geltrú, località di pescatori a sud di Barcellona, dove la famiglia Giró produce vino e liquori dal 1835 e gin dal 1940. Nel 2007, dopo due anni di prove e oltre quarantacinque botaniche esaminate insieme a bartender e chef stellati, la ricetta ha individuato quattro elementi centrali: oliva arbequina, basilico, timo e rosmarino. Ogni botanica viene trattata separatamente; gli agrumi, in particolare, restano in infusione per più di trecento giorni.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Il gin cerca il suo momento

L’Italia rappresenta il principale mercato mondiale per Gin Mare. Secondo i dati presentati durante l’incontro, per il terzo anno consecutivo è il gin citato per primo dagli italiani e nel 2026 risulta anche il distillato di fascia super premium più nominato, considerando l’intera categoria degli spirit.

Il servizio proposto resta essenziale: calice balloon, ghiaccio, gin, acqua tonica e rosmarino. Giulia Tagliabue, responsabile del marchio, attribuisce a Gin Mare il lancio della moda del balloon e spiega che l’obiettivo non è sfidare lo spritz, ma diventare la scelta dell’aperitivo per un pubblico disposto a spendere, attratto dalla semplicità, dall’eleganza e dalle note sapide adatte agli stuzzichini gourmet.


Una costituzione senza confini

Da questa idea nasce State of Mare, una dimensione immaginaria costruita attorno al piacere di stare insieme. Non è uno Stato geografico, ma uno spazio mentale privo di frontiere, nel quale aperitivo, ospitalità e tempo condiviso diventano i principi fondanti. Il manifesto proclama: «la nostra bandiera è il mare, la nostra legge è il tempo vissuto bene».

La relativa costituzione comprende dieci articoli e mette al centro connessione, accoglienza e convivialità. La fondazione è stata celebrata il primo aprile con una boa capace di azionare, a ogni onda, la rotazione di una bottiglia e la preparazione di un cocktail. Durante l’estate, tre stabilimenti balneari hanno assunto il ruolo di Lighthouse; inoltre il marchio è arrivato per la prima volta al cinema, con un breve documentario proiettato prima delle visioni dell’Odissea di Christopher Nolan.

La bandiera, primo articolo, viaggia agli appuntamenti organizzati in Italia. Il secondo è un inno composto da rumore delle onde, vento e ghiaccio nel bicchiere; per il futuro è stata persino ipotizzata un’edizione in vinile contenente acqua di mare autentica. Il progetto prova così a trasformare un insieme di immagini mediterranee — ceramica, cucina, musica e distillazione — in un linguaggio comune, senza ridurle a semplice decorazione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere