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Lifestyle 3 min di lettura11 ore fa

Gaia Messerklinger: dalla toga alla libertà sul set, senza rimpianti

L’attrice ripercorre il passaggio dalla laurea in Giurisprudenza ai ruoli televisivi, il peso delle sue radici e la sfida interpretativa di Moana Pozzi

La recitazione, per Gaia Messerklinger, non è nata da un sogno coltivato fin dall’infanzia, ma da un’esigenza concreta: conquistare l’indipendenza economica e poter lasciare casa. Solo più avanti l’attrice ha compreso che quel lavoro, inizialmente scelto come unica strada conosciuta, poteva diventare anche uno strumento per esplorare se stessa e gli altri.

Oggi il suo percorso comprende cinema, fiction e serie di successo. Dopo l’esordio con Giuliano Montaldo ne I demoni di San Pietroburgo, sono arrivati Don Matteo 8, Il paradiso delle Signore, Cuori, Supersex e Le libere donne. In Avvocato Ligas, produzione di Sky Studios già rinnovata per la seconda e la terza stagione, ha trovato un altro passaggio significativo. L’incontro è avvenuto al Calabria Movie Film Festival di Crotone, in attesa di rivederla alla Festa del Cinema di Roma con Memoriæ.


La legge come chiave per capire il mondo

Prima di dedicarsi pienamente alla carriera artistica, Messerklinger ha conseguito con il massimo dei voti una laurea in Giurisprudenza e ha svolto la pratica legale. Non considera quella formazione una parentesi estranea alla sua identità: gli studi le hanno dato metodo, consapevolezza e una maggiore capacità di leggere la realtà anche nei suoi aspetti più complessi.

«La giustizia può esistere solo se le persone sono consapevoli dei propri diritti», ha spiegato parlando del rapporto tra cittadinanza e conoscenza. Per lei, avvicinarsi alla Costituzione senza ridurla a formule astratte sarebbe già un primo passo importante per comprendere il contesto in cui si vive.

L’esperienza nei tribunali le ha però mostrato anche ciò che le mancava. Quella quotidianità, pur utile per costruirsi come persona, non le consentiva di esprimere la parte più creativa e istintiva di sé. Capirlo le ha permesso di scegliere la recitazione con maggiore lucidità, trasformando il dubbio in una possibilità concreta.


Disciplina e istinto convivono

Il rigore imparato all’università continua ad accompagnarla sul lavoro. Messerklinger arriva preparata, studia il personaggio e immagina più strade possibili, ma proprio questa preparazione le consente di non aggrapparsi al controllo durante le riprese.

«La disciplina mi serve a uscire dagli schemi», ha raccontato. La costruzione interiore del ruolo le permette infatti di lasciarsi sorprendere dalle scene e dalle reazioni dei colleghi, invece di cercare un risultato già stabilito in partenza.

Nella sua famiglia, la componente austriaca e quella siciliana hanno contribuito a darle sensibilità differenti. La prima, nella sua percezione, richiama ordine, passione e creatività; la seconda porta con sé immediatezza, calore e una dimensione più viscerale. In questa fase della vita sente soprattutto quest’ultima influenza: «Avverto più la pancia e il fuoco che la testa».

Anche la madre ha avuto un ruolo decisivo. È stata lei a coinvolgere Gaia e la sorella Linda, anch’essa attrice, nella compagnia teatrale Rufus, offrendo loro la possibilità di entrare presto in contatto con un ambiente creativo. Messerklinger ha avuto bisogno di tempo per capire quanto quella dimensione le appartenesse davvero.


Dalla necessità ai ruoli più difficili

Quando ha iniziato, a vent’anni, l’attrice non amava stare al centro dell’attenzione e viveva con disagio gli sguardi degli altri. Proprio quella difficoltà, tuttavia, è diventata un’occasione di crescita: il mestiere l’ha costretta a confrontarsi con paure, limiti e dinamiche umane, diventando una scuola di vita prima ancora che una professione.

La rilettura di una delle sue prime apparizioni televisive le ha suscitato tenerezza per la ragazza che era allora. Non cercava approvazione né voleva dimostrare di essere brava: con il tempo ha capito di voler recitare per raccontare storie, non per ottenere una conferma personale.

Il personaggio di Moana Pozzi in Supersex ha rappresentato una svolta. La parte richiedeva di confrontarsi con una persona realmente esistita, con temi delicati e con una presenza fisica esposta. La paura non è scomparsa, ma Messerklinger l’ha considerata un segnale utile per capire dove andare a cercare.

L’attrice non si definisce perfezionista. Preferisce esplorare tutte le possibilità senza pretendere di governare ogni aspetto del risultato, compreso il modo in cui ciò che prova arriverà al pubblico. Il suo obiettivo resta l’onestà del lavoro, insieme alla capacità di offrire qualcosa senza trasformare la generosità in rinuncia ai propri bisogni: nelle relazioni, sostiene, lo scambio deve essere reciproco.

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