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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Fuori dall’algoritmo: la libertà ricomincia dal vivo

Un numero speciale e un nuovo spettacolo teatrale esplorano dipendenza digitale, noia, relazioni reali e ritorno alla natura.

A Milano sta per arrivare Off Vanity, un’esperienza teatrale prevista per la fine di novembre. Il progetto porterà sul palcoscenico il mondo del giornale, trasformandolo in qualcosa da vivere senza filtri digitali, notifiche o schermi tra le persone e ciò che accade.

I dettagli saranno svelati nelle prossime settimane, ma il tema è già chiaro: recuperare una presenza autentica, lontana dalla sorveglianza degli algoritmi e dall’abitudine a essere sempre connessi. È anche il filo conduttore del nuovo numero, dedicato alla possibilità di rallentare e riprendere il controllo delle proprie giornate.

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La disconnessione come scelta

Eliminare Instagram o TikTok non viene indicato come una soluzione definitiva. Il punto è imparare a osservare dall’esterno il rapporto con gli strumenti digitali, riconoscere le dipendenze e concedersi momenti in cui pensare e agire senza una connessione attiva.

Tre racconti affrontano questa piccola forma di ribellione da prospettive diverse. Uno riporta al valore della noia, spesso considerata un vuoto da riempire ma capace invece di restituire spazio alla mente; un altro racconta la ricostruzione di legami diretti, persona dopo persona, a partire da un tavolo di bar con un posto lasciato libero per chiunque voglia sedersi.


Relazioni, natura e solitudine

La terza storia segue una comunità che ha scelto di vivere immersa nell’ambiente naturale. La sua esperienza mette in discussione un modello di vita dal quale, nell’arco di circa un secolo, ci siamo progressivamente allontanati.

Queste vicende non vengono presentate come ricette infallibili, ma come occasioni per interrogarsi sugli effetti della cultura digitale. Il suo lato più problematico non riguarda soltanto il tempo trascorso davanti a uno schermo: coinvolge anche la solitudine, la manipolazione esercitata dagli algoritmi e la difficoltà di stabilire confini.


Il Mustang dopo il grande salto

Un esempio particolarmente forte arriva dal Mustang, territorio del Nepal al confine con il Tibet. La regione, incastonata in un lungo canyon dell’Himalaya, è rimasta per secoli difficile da raggiungere e quindi separata dal resto del mondo.

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Nel giro di pochi anni, i suoi abitanti sono passati dall’assenza dell’elettricità all’uso di TikTok. Per loro la trasformazione tecnologica si è concentrata in un periodo brevissimo, producendo uno sconvolgimento culturale molto più rapido di quello vissuto dalle società che hanno avuto decenni per adattarsi.


Il racconto di Kasia Smutniak

Kasia Smutniak parla di questo cambiamento in un’intervista realizzata prima della presentazione del suo documentario alla Festa del Cinema di Roma. Il suo percorso attraversa anche la morte dell’ex compagno Pietro Taricone e la nascita di una scuola dedicata alla sua memoria in un villaggio del Mustang.

La sua testimonianza unisce sofferenza e ripartenza, mostrando come un’esperienza personale possa intrecciarsi con la vita di una comunità lontana. Il confronto con quel territorio diventa così anche un modo per osservare la nostra trasformazione digitale da una distanza insolita.


Vent’anni per capire la rivoluzione

Facebook è nato nel 2004, Instagram nel 2010 e TikTok nel 2016. Noi abbiamo dunque avuto più di vent’anni per familiarizzare con questa svolta, ma continuiamo a faticare nel comprenderne la portata e nel difenderci dai meccanismi di previsione e condizionamento costruiti dagli algoritmi.

Il nuovo numero invita a leggere le storie raccolte non soltanto come reportage, ma come uno specchio delle abitudini che la connessione permanente ha imposto. L’obiettivo non è rifiutare ogni tecnologia: è ritrovare, quando serve, la capacità di stare nel mondo senza dipendere da essa.

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