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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Fumo e fertilità, il rischio cresce del 40%: cosa succede davvero

Un esperimento sui topi mostra risposte diverse di ovaie e testicoli, mentre i dati sull’uomo rafforzano l’importanza di abbandonare il tabacco prima di cercare una gravidanza.

Il dato più rilevante riguarda le donne: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le fumatrici hanno un rischio di infertilità superiore del 40% rispetto alle non fumatrici. Una nuova ricerca condotta dalle Università di Nottingham e Sheffield prova a chiarire alcuni dei possibili meccanismi biologici, mostrando che il fumo può modificare l’attività delle cellule riproduttive anche senza produrre alterazioni visibili in tutti gli organi.

Lo studio, pubblicato il 14 ottobre 2026 su Frontiers in Toxicology, è stato realizzato sui topi. I risultati non dimostrano quindi che le stesse variazioni si presentino nelle persone e non stabiliscono direttamente una perdita della capacità di concepire. Offrono tuttavia nuovi elementi per comprendere perché il tabacco rappresenti un fattore di rischio per entrambi i partner.

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Ovaie apparentemente intatte, geni modificati

Nel modello sperimentale, le femmine sono state esposte per 12 settimane a diverse concentrazioni di estratto di fumo di sigaretta, somministrato tre volte ogni settimana attraverso il naso. In seguito, i ricercatori hanno esaminato sia l’aspetto dei tessuti sia il funzionamento dei geni presenti nelle ovaie.

Il numero e la conformazione dei follicoli ovarici, strutture nelle quali maturano gli ovociti, non hanno mostrato cambiamenti rilevanti. L’analisi molecolare ha però evidenziato una diversa attività di alcuni geni: quelli legati alla divisione cellulare e al metabolismo risultavano meno attivi, mentre aumentava l’espressione di altri coinvolti nella produzione delle proteine.

Secondo Lucy Fairclough, docente dell’Università di Nottingham e coautrice del lavoro, queste variazioni richiamano processi già associati all’invecchiamento delle ovaie e al declino della loro funzione. Il risultato, però, non autorizza a concludere che il fumo acceleri necessariamente l’invecchiamento ovarico nelle donne o provochi da solo infertilità.


Nei testicoli emergono anche variazioni dei tessuti

La risposta osservata nei maschi è stata in parte diversa. Nei topi sottoposti alla dose più elevata, i tubuli seminiferi — le strutture dove si formano gli spermatozoi — presentavano un aumento della loro area media nella sezione analizzata.

Sono state inoltre rilevate modifiche nell’attività di geni collegati alla produzione degli spermatozoi, alla comunicazione tra le cellule e alle reazioni del sistema immunitario. Adam Watkins, ricercatore dell’Università di Sheffield, ha sottolineato che «ovaie e testicoli rispondono in modo diverso al fumo di sigaretta».

Anche per gli animali maschi non è stata misurata direttamente la capacità riproduttiva. Le osservazioni, dunque, indicano possibili meccanismi cellulari, ma non stabiliscono quanti soggetti siano diventati infertili né permettono di trasferire automaticamente i risultati alla popolazione umana.


Cosa mostrano le prove sull’uomo

Le indicazioni disponibili per le persone derivano da analisi cliniche precedenti. L’aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’8 settembre 2026, basato su una revisione degli studi pubblicati tra il 2000 e il 2026, associa il fumo femminile a un incremento relativo del 40% del rischio di infertilità.

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La percentuale non significa che quattro donne fumatrici su dieci siano infertili. Indica invece una probabilità maggiore rispetto alle non fumatrici. La stessa analisi rileva un rischio più contenuto tra le donne che hanno smesso rispetto a quelle che continuano a fumare.

Per gli uomini, l’Organizzazione mondiale della sanità richiama una revisione che ha raccolto 44 studi e oltre 60 mila partecipanti. Il tabagismo è stato associato a cambiamenti del liquido seminale, minore movimento degli spermatozoi, anomalie nella loro forma e una maggiore frequenza di disfunzione erettile.


Anche la fecondazione assistita può risentirne

Il problema non riguarda soltanto il concepimento naturale. Una revisione di 21 studi citata dall’Organizzazione mondiale della sanità ha collegato il consumo di sigarette a probabilità inferiori di gravidanza e di nascita dopo trattamenti di riproduzione assistita, compresa la fecondazione in laboratorio.

Questa associazione non equivale alla certezza che una terapia fallisca se uno dei due partner fuma. Età, condizioni generali di salute, qualità degli ovociti e degli spermatozoi e cause dell’infertilità contribuiscono tutti all’esito. Il tabacco resta però un elemento modificabile, sul quale si può intervenire prima di iniziare il percorso.

Va considerata anche l’esposizione indiretta. Il fumo passivo è stato associato a possibili effetti negativi sulla salute riproduttiva femminile, tra cui un rischio più alto di infertilità e minori probabilità di concepimento nei mesi in cui si cerca una gravidanza.


Smettere resta la scelta più utile

Abbandonare le sigarette è raccomandato a entrambi i partner che desiderano avere un figlio. Non esiste la garanzia di un recupero immediato e identico per tutte le persone, perché la fertilità dipende anche dall’età, dalla funzione ovarica, dalla qualità del liquido seminale e dalla presenza di eventuali patologie ginecologiche o andrologiche.

Eliminare il tabacco consente comunque di rimuovere una fonte di sostanze nocive e di agire su un rischio concreto prima che venga diagnosticata un’eventuale infertilità. L’Organizzazione mondiale della sanità invita gli operatori sanitari a informare le coppie e a offrire un sostegno pratico per smettere.

La ricerca britannica non modifica queste raccomandazioni. Aiuta piuttosto a comprenderne il possibile fondamento biologico: nelle ovaie possono cambiare i programmi di attività cellulare, mentre nei testicoli possono essere coinvolti anche i tessuti che partecipano alla formazione degli spermatozoi.

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