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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Freddie Mercury, otto abiti e una sorpresa sonora al V&A

Il museo londinese dedica al frontman dei Queen un percorso gratuito tra costumi, oggetti personali e una versione immersiva di Bohemian Rhapsody

Non saranno soltanto gli abiti a raccontare Freddie Mercury al Victoria and Albert Museum di Londra. Nella Galleria degli Arazzi, due dei costumi più spettacolari del cantante dialogheranno con una rielaborazione sonora di Bohemian Rhapsody, in un’esperienza pensata per fondere musica, scenografia e memoria.

Il percorso, intitolato Freddie Mercury | Splendid Things, celebra a 80 anni dalla nascita il frontman dei Queen e resterà accessibile gratuitamente fino al 17 gennaio. In otto look ripercorre una carriera nella quale l’immagine non fu mai un semplice complemento della musica, ma uno strumento creativo autonomo.

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La voce di Mary Austin guida il racconto

La mostra nasce con la collaborazione di Mary Austin, figura rimasta vicina a Mercury anche dopo la fine della loro relazione sentimentale. I due si incontrarono nel 1970 a Kensington: lei lavorava da Biba, mentre il futuro cantante vendeva opere d’arte e abiti vintage in una bancarella del vicino Kensington Market.

Il fidanzamento arrivò il giorno di Natale del 1973, lo stesso anno dell’uscita del primo album dei Queen. Il rapporto di coppia si concluse a metà degli anni Settanta, ma il legame personale proseguì per altri due decenni. Alla morte di Mercury, nel 1991, Austin ereditò Garden Lodge e i suoi beni personali, diventando la custode della sua memoria.

Austin ha messo a disposizione del museo sette degli otto look esposti. Nel libro A Life in Lyrics ha spiegato che Mercury comprese presto come i vestiti dovessero amplificare la sua presenza: «Non indossava semplicemente degli abiti: costruiva un’immagine capace di riempire lo spazio e di raggiungere un pubblico immenso».


Dalle ali alla corona sul palco

Il titolo dell’esposizione riprende una frase pronunciata da Mercury nel 1978: «Mi piace essere circondato da cose splendide. Voglio condurre una vita vittoriana, circondato da un magnifico e raffinato disordine». Le parole riassumono il suo rapporto con l’eccesso, gli oggetti preziosi e la teatralità, elementi trasformati in materia scenica.

Tra i pezzi più riconoscibili spicca il Mercury Wing, tuta bianca ideata da Wendy de Smet nel 1975. I motivi che ricordano le ali dei sandali di Mercurio ed Ermes nacquero anche dall’interesse del cantante per il dipinto The Fairy Feller's Master-Stroke di Richard Dadd. Con la stessa stilista Mercury realizzò inoltre la Spine Suit, detta anche Black Queen, caratterizzata da punte lungo la schiena e sulle maniche.

Un altro momento fondamentale è rappresentato dal mantello con corona creato da Diana Moseley per il Magic Tour del 1986. L’indumento serviva a chiudere i concerti con una figura regale e fu utilizzato anche a Knebworth, nell’ultima esibizione dal vivo dei Queen con Mercury.

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Gli otto look attraversano vent’anni

Il percorso parte dagli inizi della band con l’insieme monocromatico indossato da Mercury durante un concerto all’Imperial College nel 1973. In quegli anni i Queen provavano e si esibivano proprio in quell’area; lo stesso abito comparve anche sulla copertina dell’album d’esordio.

Nel 1980, durante la fase legata a Flash Gordon, Mercury scelse una soluzione più semplice: in mostra c’è una maglietta rossa e bianca disegnata a mano dal cantante. A completare il look è un microfono modificato a metà, diventato uno dei segni distintivi delle sue esibizioni.

Per il video di Made in Heaven, nel 1985, Diana Moseley realizzò invece un costume influenzato dalla danza e da riferimenti colti, tra La sagra della primavera di Stravinskij e l’Inferno di Dante. La selezione comprende anche una giacca dei primi anni Settanta, usata durante le prove e in alcune fotografie per la stampa.


La curiosità oltre il personaggio pubblico

Gli oggetti personali aiutano a osservare Mercury lontano dalla sola immagine del performer. Tra questi figurano alcuni kimono raccolti nel corso dei viaggi e legati al suo interesse per la cultura e il disegno giapponesi, sviluppato già prima della visita dei Queen in Giappone nel 1975.

Alcuni di quei capi furono portati anche sul palco. La loro presenza accanto ai costumi più elaborati mostra un artista interessato non soltanto all’impatto monumentale della scena, ma anche alla ricerca, alla contaminazione e alla scelta di dettagli capaci di rivelare la sua sensibilità.


Una Bohemian Rhapsody da attraversare

Le installazioni sono distribuite in sei tappe all’interno delle gallerie permanenti del V&A. Il progetto è stato curato dallo scenografo Tom Piper insieme alla progettista delle luci Lucy Record e al responsabile del suono Gareth Fry, con ambienti costruiti per dare agli abiti una dimensione teatrale.

Nella Galleria degli Arazzi, Mercury Wing e Spine Suit saranno accompagnati da Creating a Masterpiece, rielaborazione sonora di Bohemian Rhapsody. Fry ha lavorato sulle singole registrazioni originali del brano del 1975, isolandole e ricomponendole per avvolgere il pubblico e collegare la voce, lo spazio espositivo e i costumi.

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