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Lifestyle 4 min di lettura4 giorni fa

Fertilità, il Lazio apre la sfida nazionale: cosa cambia per chi vuole preservarla

Il nuovo fondo regionale sostiene la crioconservazione di ovociti e liquido seminale, ma Eleonora Mattia chiede regole uniformi e servizi pubblici più accessibili.

L'inserimento della preservazione della fertilità nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale è indicato da Eleonora Mattia come il prossimo obiettivo. La consigliera regionale del Pd considera necessario superare le differenze territoriali e garantire un accesso uniforme alle tecniche di crioconservazione.


La misura cerca una regia nazionale

Secondo Mattia, il tema sta ottenendo un'attenzione politica sempre più ampia e dovrebbe uscire dalla dimensione delle singole iniziative regionali. L'inclusione stabile nei LEA permetterebbe di trasformare gli interventi locali in una tutela riconosciuta a tutte le persone, indipendentemente dalla regione di residenza.

Nel Lazio, intanto, il provvedimento è arrivato grazie a un'intesa tra Pd e Forza Italia. L'emendamento presentato dalla consigliera è stato ampliato con un intervento di Forza Italia, così da comprendere esplicitamente anche l'infertilità maschile e la conservazione del liquido seminale. Il risultato, secondo Mattia, è una misura rivolta alla salute riproduttiva di donne e uomini.


Un aiuto contro il fattore reddito

Il fondo regionale ammonta a 300mila euro e interessa i residenti nel Lazio tra i 18 e i 40 anni. Il sostegno, riconosciuto una sola volta, può arrivare a 3.000 euro per coprire le spese legate al congelamento di ovociti o liquido seminale.

La cifra si avvicina al costo medio della procedura nei centri privati, al quale si aggiunge normalmente una spesa annuale di conservazione compresa tra 100 e 200 euro. L'intervento punta quindi a ridurre il peso economico iniziale, soprattutto per chi non dispone di risorse sufficienti, in un ambito finora accessibile soprattutto attraverso il ricorso al privato.

«Il diritto alla genitorialità non può essere un privilegio economico», sostiene Mattia, che collega la misura anche alla libertà di decidere se e quando avere figli. La consigliera è stata inoltre prima firmataria della proposta di legge regionale definita “salva-nascite” e in passato ha promosso l'estensione a 46 anni del limite per l'accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita nel Lazio.


Non basta congelare la fertilità

Per la rappresentante del Pd, la crioconservazione non può essere presentata come soluzione autonoma al calo delle nascite. «La crioconservazione non è e non deve essere la risposta unica alla denatalità», ha affermato, richiamando la necessità di misure capaci di incidere sulle condizioni concrete di vita.

Tra gli interventi indicati rientrano la legge regionale sulla parità salariale, la riforma degli asili nido e un potenziamento dei congedi parentali. L'obiettivo è sostenere il lavoro femminile, rendere più equilibrata la distribuzione dei compiti di cura e facilitare la conciliazione tra occupazione e vita familiare.

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La preservazione della fertilità viene quindi descritta come uno strumento aggiuntivo di protezione della salute riproduttiva. L'allungamento dei tempi necessari per raggiungere l'autonomia personale ed economica può infatti spostare in avanti il momento in cui si sceglie di avere figli, mentre alcune condizioni mediche — tra cui endometriosi, ridotta riserva ovarica e infertilità precoce — possono riguardare anche persone giovani.


La residenza pesa ancora

Mattia denuncia una disparità legata sia al reddito sia al territorio. In Italia, l'accesso alla preservazione della fertilità e ai percorsi di PMA è stato spesso determinato dalla disponibilità economica e dalla rete dei servizi presente nella propria zona: una vera e propria “geografia della fertilità”.

I dati dell'Istituto Superiore di Sanità mostrano intanto una domanda in crescita: nel 2024 sono state quasi 1.200 le donne che hanno scelto il social freezing, con un aumento rispetto al 2023. La risposta, però, è rimasta prevalentemente privata e a pagamento.

Dopo la Puglia, il Lazio ha destinato 300mila euro al programma e anche la Toscana si è mossa nella stessa direzione. Discussioni analoghe sono aperte in Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna, ma la diffusione di iniziative diverse rende ancora più evidente l'assenza di una disciplina nazionale omogenea.


Ora servono servizi più rapidi

Per rendere effettivo il contributo bisognerà definire procedure semplici e criteri chiari per l'accesso ai bandi. La consigliera indica inoltre la necessità di rafforzare i centri pubblici e convenzionati del Lazio, così da contenere i tempi di attesa e ampliare la capacità di presa in carico.

Un ulteriore passaggio riguarda la stabilizzazione dell'intervento: il finanziamento straordinario dovrebbe diventare parte di una legge regionale permanente, collegata alla proposta “salva-nascite” sulla prevenzione dell'infertilità e sulla tutela della fertilità. Senza questo consolidamento, il sostegno rischierebbe di restare legato a stanziamenti episodici.

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