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Lifestyle 2 min di lettura22 ore fa

Ferrara saluta Oliver Stone: «La verità può emozionare

Il regista ha chiuso la sua settimana in città con la proiezione di Platoon, ripercorrendo la genesi del film sulla guerra del Vietnam.

La presenza di Oliver Stone a Ferrara è stata definita dall’assessore alla cultura Marco Gulinelli un motivo d’orgoglio per l’amministrazione. «Aver avuto il maestro Stone con noi per una settimana è stato un regalo per la città», ha dichiarato, ricordando anche la partecipazione degli attori Matthew Modine e Josh Hartnett e del produttore Jon Kilik.


La rassegna continua al cinema

Il programma non si è concluso con l’addio del regista. Alla Sala Estense sono ancora previste proiezioni fino a domenica 18 ottobre: il calendario comprende più di venti appuntamenti, tutti in versione originale e accompagnati da sottotitoli in italiano.

L’ingresso resta gratuito, ma sarà possibile accedere soltanto fino a quando saranno disponibili posti. L’amministrazione ha inoltre ringraziato Ferrara Arte per il volume pubblicato in occasione dell’iniziativa, realizzato con contributi di artisti internazionali legati al mondo del cinema.


Un saluto tra memoria e gratitudine

Stone ha affidato ai presenti il bilancio della sua permanenza, sottolineando il calore ricevuto durante gli incontri e anche nelle occasioni più informali, comprese le richieste di fotografie e autografi. «È stata una settimana esaltante e spero di tornare, un giorno», ha detto al termine degli appuntamenti.

Nel corso della giornata il regista ha visitato le Antiche Mura e il salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia. Ha poi accompagnato l’ultima serata della rassegna con la presentazione di Platoon, film del 1986 che, insieme a Salvador, rappresentò un passaggio decisivo nel suo percorso professionale.

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Platoon nacque dal Vietnam

La pellicola è legata direttamente all’esperienza vissuta da Stone nella fanteria dell’esercito americano durante la guerra del Vietnam. Da quel periodo nacque la sceneggiatura, rimasta a lungo senza produttori disposti a realizzarla perché giudicata troppo dura e aderente alla realtà.

Stone ha spiegato di non aver mai considerato il film deprimente e ha invitato il pubblico a rivederlo con uno sguardo rinnovato. «La verità può essere anche emozionante», ha osservato, raccontando anche la sensazione provata nel ritrovare uno dopo l’altro i propri lavori.


Temi costanti, forme diverse

Secondo il regista, la visione complessiva dei film permette di riconoscere alcuni nuclei tematici ricorrenti, pur all’interno di linguaggi e stili differenti. Ha paragonato questo rapporto a quello tra moda e identità: cambiano gli abiti, mentre restano il corpo e il pensiero che li sostengono.

Gulinelli ha infine sottolineato il legame tra l’autore e la sua opera, sostenendo che nei film emergono la sua esperienza, le sue idee e la sua sensibilità. La rassegna ferrarese prosegue così anche dopo la partenza di Stone, mantenendo aperto il confronto con il suo cinema.

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