Endometriosi, il dolore non è normale: i segnali da non ignorare
Un decalogo dell’AGUI richiama l’attenzione sui sintomi ciclici, sui ritardi diagnostici e sui percorsi di cura personalizzati, anche per le adolescenti.
Riconoscere i segnali in tempo può evitare anni di sofferenza e permettere di scegliere cure più adatte alla singola paziente. È questo il messaggio al centro del decalogo elaborato dall’AGUI, che invita a non considerare normale un dolore mestruale capace di bloccare la vita quotidiana e a riferire al medico anche i disturbi che compaiono a intervalli regolari.
La gestione dell’endometriosi deve essere costruita sulle caratteristiche cliniche, sull’età, sull’intensità dei sintomi e sugli eventuali progetti di gravidanza. Le opzioni comprendono analgesici, terapie ormonali e, in circostanze selezionate, un intervento chirurgico.
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Le cure cambiano da donna a donna
Tra i trattamenti farmacologici valutabili con lo specialista rientrano contraccettivi ormonali, progestinici e altre terapie mirate. La scelta deve tenere conto dei possibili vantaggi, delle controindicazioni e degli effetti indesiderati, senza applicare lo stesso schema a tutte le pazienti.
La chirurgia non è automaticamente il primo passaggio. Può essere presa in esame in base alla risposta ai trattamenti, alla situazione clinica e alla presenza di esigenze legate alla fertilità. L’endometriosi può rendere più difficile il concepimento, ma la malattia non equivale necessariamente a infertilità: il tema va affrontato caso per caso, evitando sia minimizzazioni sia allarmismi.
Nei quadri più complessi può servire il coinvolgimento di più figure professionali, comprese quelle esperte di ginecologia, terapia del dolore e medicina della riproduzione.
Il dolore mestruale va contestualizzato
Un ciclo doloroso non significa sempre endometriosi. Il sospetto cresce, però, quando il disturbo si ripete, aumenta nel tempo o impedisce di frequentare la scuola, lavorare, praticare sport e svolgere le normali attività.
Tra gli elementi da riferire al ginecologo ci sono anche l’assunzione frequente di antidolorifici, le assenze ricorrenti e i sintomi che tornano in concomitanza con le mestruazioni. L’intensità del dolore, inoltre, non permette da sola di capire quanto sia estesa la malattia: alcune donne presentano lesioni importanti con pochi disturbi, mentre altre hanno una sintomatologia molto severa.
I segnali possono arrivare dall’intestino
Oltre ai crampi mestruali, l’endometriosi può associarsi a dolore pelvico persistente, fastidio durante i rapporti profondi, evacuazione dolorosa, difficoltà o dolore nella minzione, stanchezza e problemi di concepimento.
Un’informazione particolarmente utile è la ricorrenza dei disturbi intestinali o urinari vicino al ciclo. Dolore durante la defecazione, irritazione urinaria e altri problemi periodici possono essere inizialmente attribuiti a cause diverse; indicarne il legame con le mestruazioni aiuta però lo specialista a ricostruire il quadro.
Anche il dolore nei rapporti non dovrebbe essere archiviato come inevitabile, soprattutto se tende a ripresentarsi. La valutazione deve considerare l’insieme della storia clinica e non fermarsi a un unico sintomo.
Per le adolescenti serve attenzione
La malattia può manifestarsi già durante l’adolescenza. Per questo un dolore intenso non dovrebbe essere liquidato come una conseguenza inevitabile della pubertà o dei primi anni di ciclo.
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Quando una ragazza salta spesso le lezioni, rinuncia allo sport o deve ricorrere ripetutamente ai farmaci per affrontare le mestruazioni, è opportuno parlarne con un medico. Le indicazioni della Società europea di riproduzione umana ed embriologia prevedono un esame attento dei sintomi e un percorso commisurato all’età.
Questo non significa sottoporre ogni adolescente con mestruazioni dolorose a procedure invasive. Significa, piuttosto, evitare che una condizione potenzialmente invalidante resti senza approfondimento per molto tempo.
La diagnosi non parte sempre dalla chirurgia
Le raccomandazioni aggiornate del 2022 indicano di iniziare dalla storia dei sintomi e dalla valutazione clinica. Quando necessario, il percorso può comprendere una visita ginecologica e indagini per immagini, soprattutto l’ecografia e, in casi specifici, la risonanza magnetica.
Un’ecografia eseguita da un operatore esperto può evidenziare gli endometriomi ovarici e alcune forme profonde della patologia. Un risultato negativo, tuttavia, non esclude ogni possibilità, in particolare quando sono presenti lesioni superficiali del peritoneo.
La laparoscopia, intervento chirurgico mini-invasivo, può essere considerata se gli esami non spiegano i disturbi oppure se il trattamento iniziale non risulta efficace o adatto. La diagnosi, quindi, non comporta necessariamente il ricorso immediato alla sala operatoria.
Otto anni per arrivare alla risposta
Secondo Luigi Nappi, presidente dell’AGUI, il riconoscimento della malattia può richiedere circa otto anni. Un’attesa così lunga può compromettere la qualità della vita e, in alcune situazioni, avere conseguenze anche sulla salute riproduttiva.
L’endometriosi consiste nella presenza, fuori dall’utero, di tessuto simile all’endometrio, la mucosa che riveste la cavità uterina. È una patologia infiammatoria cronica che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, interessa circa il 10% delle donne e delle ragazze in età fertile nel mondo.
Il ritardo dipende anche dal fatto che i disturbi possono confondersi con problemi ginecologici, intestinali o urinari. A questo si aggiunge la persistente tendenza a considerare il dolore mestruale intenso una caratteristica normale del ciclo, anche quando limita concretamente la vita.
Una giornata per accorciare i ritardi
Il tema è stato scelto per la prima Giornata nazionale della Ginecologia universitaria, promossa dall’AGUI e celebrata il 21 ottobre 2026. L’edizione inaugurale è dedicata interamente all’endometriosi e propone come messaggio «Riconoscere prima. Curare meglio».
L’iniziativa punta a favorire una maggiore consapevolezza, a rendere riconoscibili i segnali meno noti e a incoraggiare il ricorso tempestivo a una valutazione specialistica. In occasione della giornata sono stati presentati anche un decalogo informativo e un servizio gratuito di orientamento.
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