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Lifestyle 2 min di lettura3 giorni fa

Emma Bonino, la lezione che resta: il coraggio di scegliere

Serena Dandini ricorda una protagonista delle battaglie civili, capace di trasformare la libertà femminile in una conquista concreta e collettiva.

La scomparsa di Emma Bonino lascia un vuoto nella storia dei diritti civili italiani. Per Serena Dandini, che l’aveva osservata da giovane e poi affiancata in nuove battaglie, Bonino è stata molto più di una leader politica: una donna capace di aprire strade quando sembravano ancora impraticabili.


Una voce contro la clandestinità

Il primo incontro risale agli anni Settanta, in Piazza Navona. Dandini, appena diplomata, ascoltò Bonino parlare della necessità di cancellare l’aborto clandestino e di garantire alle donne una tutela legale e sanitaria. La futura parlamentare radicale aveva scelto di esporsi in prima persona, arrivando ad autodenunciarsi e a farsi arrestare insieme ad Adele Faccio e al Partito Radicale.

Quel gesto arrivò in un periodo in cui l’interruzione di gravidanza era ancora perseguita dalla legge e molte donne erano costrette a rivolgersi a strutture improvvisate, pagando somme elevate e mettendo a rischio la propria salute. Bonino, appena uscita dal carcere, rilanciò con forza il messaggio femminista secondo cui la maternità non poteva essere sottratta alla scelta individuale.


Il coraggio passato di mano

Per Dandini, quella presenza rappresentò la prova che anche le donne prive di strumenti e diritti potevano conquistare autonomia. L’incontro contribuì a mettere in discussione l’idea, respirata anche in famiglia, che scegliere per sé fosse un’ambizione irrealistica.

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Anni dopo le due si ritrovarono sullo stesso palco. Bonino sostenne fin dall’inizio Ferite a morte, il progetto di monologhi ideato da Dandini contro il femminicidio, offrendole fiducia e autorevolezza anche quando la paura rendeva difficile esporsi. Il loro lavoro condiviso portò quella denuncia in diversi Paesi.


Un’eredità da non disperdere

Nel ricordo di Dandini, Bonino riuniva tratti apparentemente lontani: era combattiva e pragmatica, ironica e rigorosa, radicale ma rispettosa delle istituzioni. Nessuna definizione, però, riesce a contenere una personalità tanto complessa e una vita interamente dedicata alle battaglie civili.

La sua eredità non coincide soltanto con le campagne vinte o con gli incarichi ricoperti. È anche la fiducia trasmessa a chi è venuto dopo: senza le pioniere, sostiene Dandini, le donne sarebbero più sole; con il loro esempio, invece, hanno ricevuto un patrimonio politico e umano da proteggere.

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