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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Elezioni Usa di metà mandato, Trump rischia Camera e Senato

Il voto del 3 novembre può consegnare ai democratici la Camera e aprire una stagione di indagini contro il presidente

Alle elezioni del 3 novembre i democratici puntano a conquistare la Camera e mettono sotto pressione il partito di Donald Trump. Anche una sola maggioranza parlamentare potrebbe ostacolare l’azione della Casa Bianca e avviare numerose indagini.

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Il possibile scontro dopo il voto

Il controllo della Camera permetterebbe ai democratici di convocare audizioni, chiedere documenti e sottoporre l’amministrazione a un controllo serrato. Trump, secondo l’analisi riportata, potrebbe reagire contestando il risultato e ostacolando le iniziative del Congresso.

Il confronto rischierebbe di alimentare ulteriormente la contrapposizione tra i due schieramenti. Le istituzioni statunitensi, già indebolite dalla perdita di fiducia, potrebbero diventare il terreno di nuovi scontri politici, senza arrivare necessariamente alla gravità degli eventi del gennaio 2021.


I margini per i repubblicani

Il partito del presidente conserva tuttavia alcune possibilità per ridurre l’ampiezza della sconfitta. La raccolta fondi ha prodotto circa 500 milioni di dollari in più rispetto a quella democratica, mentre in alcuni Stati la modifica dei collegi elettorali ha favorito i repubblicani.

Soltanto il 10 per cento dei seggi sarebbe realmente contendibile. Inoltre, i democratici devono fare i conti con divisioni interne: da una parte emergono figure progressiste come Talarico, Ossoff ed El-Sayed, dall’altra resistono esponenti moderati che potrebbero attenuare la spinta elettorale a loro favore.


Il malcontento verso Trump

Il consenso per Trump si è ridotto tra gruppi che avevano contribuito alla sua vittoria del 2024. I giovani considerano il costo della vita e le operazioni militari all’estero temi decisivi, mentre tra gli ispanici cresce l’irritazione per i metodi utilizzati durante le retate.

Le deportazioni dei migranti irregolari non rappresentano il principale motivo di protesta, poiché una parte della comunità le chiedeva. A suscitare rabbia sono soprattutto i controlli ritenuti indiscriminati, percepiti come un messaggio rivolto a chiunque abbia un’apparenza ispanica.

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Prezzi, guerra e intelligenza artificiale

Il presidente mantiene il sostegno del 38 per cento degli americani, una quota che però non sarebbe sufficiente a garantire la vittoria alle urne. La perdita di consenso viene collegata anche alla difficoltà dell’amministrazione nel contenere il caro-vita.

A pesare è inoltre la spinta data all’intelligenza artificiale, vista da molti cittadini come una minaccia per l’occupazione. Trump, pur essendo stato a lungo il principale interprete della protesta contro le élite, viene ora accusato di tutelare maggiormente gli interessi dei grandi imprenditori.

L’intervento militare contro l’Iran ha aggravato la situazione. L’operazione, associata all’aumento dei prezzi della benzina, è stata letta come contraria alla promessa di evitare nuove guerre e priva di obiettivi chiari. Le critiche riguardano anche i possibili vantaggi per Israele, la cui popolarità è diminuita sia a destra sia a sinistra.


Il voto di metà mandato

Tradizionalmente le elezioni di metà mandato penalizzano il partito che governa, ma questa tornata si presenta più incerta. I repubblicani considerano già compromessa la Camera e temono di perdere anche il Senato.

Tra i seggi esposti c’è quello del Kansas, Stato che non elegge un senatore democratico dal 1932. L’esito del 3 novembre dirà soprattutto quanto sarà ampia la battuta d’arresto repubblicana e quale sarà la risposta politica di Trump.

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