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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Drumohr e il 67% di donne: la scommessa di Ciocca a Quinzano

Dalla finanza londinese alla guida dell’impresa tessile di famiglia: quattro generazioni, due marchi e un legame profondo con la Bassa Bresciana.

A Quinzano d’Oglio il lavoro in fabbrica ha rappresentato per decenni molto più di uno stipendio. Ha offerto alle famiglie una possibilità di crescita e alle donne del territorio un ruolo centrale nell’economia locale: ancora oggi il 67% dei dipendenti dell’azienda Ciocca è composto da lavoratrici. È dentro questa storia che Michele Ciocca ha scelto di rientrare dall’estero, lasciando la finanza per occuparsi dell’impresa nata nel 1912.


Donne e lavoro hanno cambiato Quinzano

La vicenda imprenditoriale cominciò a Milano, quando Luigi Ciocca, bisnonno di Michele, fondò l’azienda in via Procaccini insieme ad alcuni soci. Nel 1919 la produzione fu trasferita a Quinzano d’Oglio, mentre la parte commerciale rimase nel capoluogo lombardo: la Bassa offriva manodopera e una tradizione agricola che rendeva naturale coinvolgere le donne nelle attività produttive.

Gli uomini erano spesso impegnati nei campi, mentre molte donne potevano lavorare in fabbrica. Da quella disponibilità nacquero competenze sempre più specializzate e, nel tempo, un distretto dedicato alla calzetteria maschile. «L’azienda ha cambiato profondamente la vita del territorio», ha spiegato Michele Ciocca, ricordando l’idea del bisnonno secondo cui un’impresa sana dovesse sostenere anche le famiglie e il futuro dei loro figli.

Secondo l’imprenditore, quella visione è rimasta un tratto della famiglia. Anche quando arrivarono proposte per vendere o spostare la manifattura, suo padre difese la permanenza dell’attività a Quinzano, considerandola una fonte di occupazione, competenze e ricchezza per la zona.


Da Londra alla guida dell’impresa

Nel 2006 Michele Ciocca viveva a Londra e lavorava nel settore finanziario. La svolta arrivò quando il padre decise di rilevare Drumohr, marchio di origine scozzese che era appena passato attraverso il fallimento della società proprietaria. L’interesse familiare per quel nome e l’occasione di rilanciarlo convinsero Michele a rientrare in Italia.

Il passaggio non fu semplice: conosceva l’ambiente per ragioni familiari, ma non aveva esperienza professionale nel tessile. «Ho dovuto imparare. E ho anche sbagliato, come è normale quando si comincia un mestiere nuovo», ha raccontato. A sostenerlo furono le persone già esperte del settore, che gli permisero di affrontare il cambio di carriera e di comprendere i meccanismi dell’azienda.

Oggi Ciocca considera quel rientro una decisione professionale, ma anche personale. A suo giudizio, la possibilità di costruire una famiglia in Italia e di vivere in un contesto dove i rapporti umani restano stretti ha avuto un peso importante quanto l’opportunità legata a Drumohr.

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Drumohr cresce e arriva Civilini

Nel corso degli anni Drumohr ha ampliato la propria proposta. Dal punto di partenza della maglieria, l’azienda è arrivata a un’offerta completa, includendo anche le collezioni femminili e una linea per bambini. Nel 2008 è stato aperto il primo negozio e, parallelamente, sono state portate all’interno nuove fasi della lavorazione, compreso il taglio, per aumentare il controllo sulla qualità del prodotto.

Il marchio ha conservato i riferimenti alla tradizione scozzese e britannica, con colori, tartan, fantasie e lavorazioni jacquard, ma li ha adattati a un gusto contemporaneo. La famiglia ha inoltre acquisito Civilini, realtà con caratteristiche differenti, più orientata alle stampe, all’abbigliamento quotidiano e alla produzione italiana.

Per Ciocca, le due aziende possono completarsi: Civilini dispone di una presenza in mercati dove Drumohr è meno forte, mentre la struttura della famiglia bresciana può aiutarla a sviluppare il proprio potenziale. L’obiettivo resta quello di far crescere i marchi senza perdere il controllo diretto delle lavorazioni e della qualità.


Una responsabilità arrivata alla quarta generazione

Michele Ciocca è oggi la quarta generazione alla guida dell’impresa. Nel bilancio della sua famiglia ci sono due guerre mondiali, crisi economiche e profondi cambiamenti nel settore tessile: l’azienda ha modificato più volte la propria attività, passando dai primi telai alla maglieria e poi a una proposta più ampia, ma è riuscita a restare operativa.

Per il futuro, il valore da trasmettere non riguarda soltanto strategie e prodotti. Ciocca indica soprattutto la passione per il lavoro e il rispetto verso chi contribuisce ogni giorno alla vita dell’azienda. La famiglia guarda già alla possibile quinta generazione, pur sapendo che il mercato dei prossimi vent’anni sarà difficile da prevedere.

«Puoi avere una grande strategia, ma senza le persone non vai da nessuna parte», ha detto Ciocca, riassumendo il principio che lega il passato dell’impresa alle sue prospettive. Un’idea che, a Quinzano, continua a coincidere con la scelta di tenere insieme crescita dei marchi, occupazione e responsabilità verso il territorio.

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