Donne ultraortodosse, battaglia contro il patriarcato haredi
Nechumi Yaffe e Ziva Glanz non superano la soglia, ma portano nella politica temi finora esclusi
Nechumi Yaffe e Ziva Glanz si sono candidate alle elezioni parlamentari israeliane, senza però ottenere seggi. La lista Charedi Public si è fermata allo 0,2%, molto lontano dalla soglia di sbarramento del 3,25%.
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Una candidatura oltre il risultato
Il voto del 27 ottobre non ha prodotto un risultato elettorale per le due candidate, ma ha riportato al centro del dibattito la presenza femminile nella comunità ultraortodossa. La discussione riguarda questioni che, per il peso crescente degli haredi, coinvolgono l’intera società israeliana.
Nechumi Yaffe è stata la prima donna inserita nella lista di un partito ultraortodosso. La sua campagna ha dato visibilità alle richieste di chi contesta l’esclusione femminile dalla politica, dall’università e da altri ambiti della vita pubblica.
Le attiviste contro il silenzio
Tra le protagoniste di questo movimento c’è Fainy Sukenik, fondatrice di Baasher Telchi, associazione che assiste le donne haredi alle prese con il divorzio e con la crescita dei figli in famiglie monoparentali. Avigayil Heilbronn guida invece Lo Tishtok, realtà impegnata al fianco delle vittime di abusi sessuali nella comunità ultraortodossa.
Heilbronn ha contestato il silenzio istituzionale che per anni ha protetto gli autori delle violenze. La sua attività è stata descritta come una svolta culturale paragonabile, nel mondo ultraortodosso, alla stagione di denunce contro gli abusi che ha coinvolto altri ambienti della società.
Fainy Sukenik, Didi Shor, Pnina Pfeifer ed Efrat Shukrun organizzano campagne di sensibilizzazione, ricorrono ai tribunali e hanno promosso anche consultazioni elettorali simboliche riservate alle donne haredi. Chiedono ai partiti di garantire una rappresentanza effettiva, invece di escludere le candidate al momento della scelta delle liste.
Il peso crescente degli haredi
La crescita dell’influenza ultraortodossa è legata soprattutto alla dinamica demografica. La popolazione haredi raddoppia ogni 16 anni, sostenuta da una media superiore a 6 figli per donna, e potrebbe arrivare a rappresentare il 25% dei cittadini israeliani entro il 2050.
L’aumento numerico ha rafforzato anche i partiti della comunità, spesso decisivi per la formazione dei governi. Il loro sostegno consente di difendere sussidi e agevolazioni, mentre l’esenzione dal servizio militare e il basso tasso di occupazione degli uomini alimentano tensioni sociali ed economiche.
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Secondo gli analisti, la combinazione tra assistenza pubblica, mancato arruolamento su larga scala e ridotta partecipazione maschile al lavoro può mettere sotto pressione il sistema nazionale di protezione sociale. Israele, inoltre, vive in una situazione di conflitto permanente.
Politica e istruzione separate
Charedi Public propone una linea diversa da quella di Shas e United Torah Judaism. Il partito sostiene l’obbligo di leva e ha scelto di includere donne nella propria lista, nonostante le esitazioni iniziali dei dirigenti.
A spingere per questa apertura sono state alcune attiviste, che hanno coinvolto mezzi di informazione e finanziatori e hanno organizzato iniziative pubbliche. L’obiettivo era ottenere uno spazio politico per le donne ultraortodosse, tradizionalmente escluse dalle decisioni della comunità.
Un altro fronte riguarda la scuola. Pnina Pfeuffer, amministratrice delegata di New Haredim e componente del movimento religioso progressista Faithful Left, chiede di ampliare l’insegnamento delle materie laiche per i ragazzi haredi.
Nella formazione ultraortodossa gli uomini sono indirizzati allo studio a tempo pieno della Torah negli istituti religiosi per sposati, mentre alle donne spetta spesso il sostegno economico della famiglia. Le ragazze ricevono un’istruzione laica fino alle scuole superiori; ai ragazzi, invece, mancano talvolta le conoscenze di base necessarie per accedere all’università e a numerose professioni.
Pfeuffer figura inoltre tra le firmatarie di un ricorso alla Corte Suprema contro la norma che permette agli istituti universitari di creare percorsi distinti per uomini e donne anche nei corsi di laurea magistrale e di dottorato.
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