Diritti delle bambine, la ritirata degli aiuti riapre ferite globali
Il dossier inDifesa di Terre des Hommes segnala per la prima volta in 15 anni un arretramento simultaneo su scuola, salute, protezione e contrasto agli abusi.
Il lavoro minorile coinvolge 137,6 milioni di persone sotto la maggiore età, tra cui 54 milioni impiegate in mansioni pericolose. Le ragazze rappresentano 59,3 milioni di questi casi, ma il loro contributo domestico e assistenziale gratuito rimane spesso escluso dalle rilevazioni.
Nel marzo 2025 gli Stati Uniti hanno interrotto i finanziamenti al Bureau of International Labor Affairs. Le risorse sostenevano 69 progetti contro sfruttamento minorile, tratta e lavoro forzato in 40 Paesi, per una somma complessiva di circa 500 milioni di dollari.
Mutilazioni, un rischio in forte crescita
Anche i programmi contro le mutilazioni genitali femminili stanno pagando la riduzione delle risorse disponibili. Tra il 2024 e il 2025, i fondi del Programma congiunto delle Nazioni Unite dedicato all’eliminazione di questa pratica sono passati da 29,6 a 16,3 milioni di dollari, con una contrazione del 45 per cento.
Le stime contenute nel dossier indicano che nel solo 2026 oltre 4,5 milioni di bambine e ragazze potrebbero essere sottoposte a mutilazioni genitali femminili. Guardando al 2030, il numero potenziale sale a 22,7 milioni.
Diritti fragili dopo anni di progressi
È questo il quadro del XV Dossier inDifesa di Terre des Hommes Italia, presentato in vista dell’11 ottobre, Giornata internazionale delle bambine. Per la prima volta in 15 anni, quasi tutti gli indicatori considerati mostrano un peggioramento: un arretramento legato soprattutto alla riduzione degli aiuti internazionali.
«Mai dare per acquisito nessun diritto», ha sottolineato Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia. Secondo Ferrara, la diminuzione delle risorse e l’indebolimento dei servizi sono il risultato di decisioni politiche che colpiscono prima di tutto chi vive in condizioni di maggiore vulnerabilità, a partire da bambine e ragazze.
Una scuola funzionante può ridurre il rischio di matrimoni forzati o precoci; un presidio sanitario può prevenire una gravidanza nell’adolescenza; un centro specializzato può offrire sostegno dopo una violenza. Il dossier mette in evidenza che questi risultati non sono irreversibili e dipendono dalla continuità degli interventi.
Matrimoni precoci, la copertura si restringe
A livello globale, una ragazza su cinque si sposa prima di aver compiuto 18 anni. Nei Paesi segnati da conflitti, povertà e instabilità, la quota raggiunge il 35 per cento, con conseguenze che spesso comprendono l’abbandono degli studi, la perdita dell’indipendenza economica e la maternità anticipata.
Nel 2024 il programma UNICEF-UNFPA per contrastare i matrimoni precoci aveva raccolto 21,1 milioni di dollari, a fronte di un fabbisogno stimato in 37,4 milioni. Nel 2025 le adolescenti coinvolte nelle attività sono diminuite da 16 a 12 milioni, mentre per il 2026 il bilancio potrebbe scendere al di sotto dei 14 milioni di dollari.
Tra i fattori indicati dal rapporto figurano la riduzione dei contributi dei Paesi donatori e lo smantellamento di USAID, che finanziava anche iniziative a tutela dei diritti femminili. Il calo delle risorse rischia quindi di lasciare senza sostegno milioni di adolescenti esposte a un matrimonio imposto.
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Scuola e salute sotto pressione
Il ridimensionamento degli aiuti interessa anche l’istruzione. Entro la fine del 2026 i finanziamenti internazionali potrebbero risultare inferiori di 3,2 miliardi di dollari rispetto al 2023, cioè del 24 per cento. La conseguenza stimata è l’esclusione dai percorsi scolastici di altri 6 milioni di bambini e ragazzi: il totale passerebbe da 272 milioni nel 2024 a 278 milioni nel 2026.
Per l’istruzione delle ragazze la riduzione prevista è del 28 per cento, con 123 milioni di dollari in meno. A complicare la situazione contribuiscono anche gli attacchi alle scuole, aumentati del 40 per cento nel biennio 2024-2025 rispetto ai due anni precedenti, e gli eventi climatici estremi: nel 2024 hanno costretto 242 milioni di studenti a interrompere le lezioni.
Sul fronte sanitario, nel 2025 la chiusura di quasi 1.400 cliniche ha lasciato 9 milioni di persone senza servizi per la salute sessuale e riproduttiva. Il sistema della pianificazione familiare dipendeva per il 41 per cento da risorse statunitensi, ora ridotte.
Nei Paesi a reddito basso e medio si registrano ogni anno circa 21 milioni di gravidanze tra adolescenti di 15-19 anni; quasi una su due non è programmata. Si aggiungono circa 499 mila gestazioni tra bambine di 10-14 anni, spesso legate a violenze. In Mozambico, nelle zone dove i servizi sono stati smantellati, le gravidanze precoci sono aumentate del 7 per cento.
Anche la prevenzione dell’HIV ha perso terreno: in 62 Paesi l’accesso alla profilassi pre-esposizione è calato del 38 per cento. In alcuni contesti, gli stanziamenti per i preservativi sono stati tagliati almeno del 90 per cento.
Protezione dalla violenza a rischio
La violenza fisica o sessuale ha riguardato almeno una volta 840 milioni di donne e ragazze dai 15 anni in su, equivalenti a circa una persona su tre. A fronte di questa dimensione del fenomeno, la rete di assistenza sta però perdendo strutture e personale.
Secondo UNFPA, oltre 1.000 presidi sanitari e unità mobili hanno chiuso o rischiano la chiusura, mentre più di 2.000 operatori sanitari e addetti alla protezione non sono più disponibili. Sono venuti meno anche oltre 250 spazi sicuri e centri per adolescenti e vittime di violenza, con più di 2 milioni di persone private di luoghi di assistenza.
Se la carenza di finanziamenti continuerà, tra il 2025 e il 2026 il numero di donne e ragazze che potrebbero perdere l’accesso ai servizi essenziali contro la violenza oscilla tra 10 e 12 milioni. Il dossier collega così il peggioramento non soltanto alla scarsità di risorse, ma anche alla conseguente riduzione concreta delle opportunità di protezione.
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