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Lifestyle 3 min di lettura18 ore fa

Diana e Charles Spencer, le lettere che rivelano anni di gelo

Il nuovo libro del conte riaccende l’attenzione sul legame tormentato con la principessa, tra rifiuti, accuse e un’infanzia segnata dalla separazione dei genitori

Prima ancora delle accuse rivolte a Carlo III nel libro Swan Song: Diana, My Sister, sono le lettere private tra Diana e Charles Spencer a raccontare quanto fosse fragile il rapporto tra i due. Da adulti furono spesso vicini, ma conobbero anche rotture profonde e lunghi silenzi, nonostante il legame costruito durante un’infanzia difficile.


La casa negata riaprì una ferita

Dopo l’annuncio della separazione da Carlo, avvenuto nel dicembre 1992, Diana cercò un rifugio nella tenuta di famiglia ad Althorp, nel Northamptonshire, il luogo dove era cresciuta e dove oggi è sepolta. Sei mesi più tardi domandò al fratello di poter abitare nella Garden House, ma l’accoglienza inizialmente promessa da Charles Spencer venne presto ritirata.

Il conte spiegò di temere le conseguenze della presenza della principessa: giornalisti e forze dell’ordine, a suo giudizio, avrebbero finito per compromettere la vita privata della moglie Victoria Lockwood e dei loro figli. In una lettera propose quindi a Diana di cercare una casa colonica ad Althorp, nel Warwickshire o nel Norfolk, precisando che la decisione nasceva dalla volontà di proteggere la propria famiglia.

La vicenda emerse pubblicamente nel 2002, quando alcune lettere furono lette in tribunale durante il processo per furto contro Paul Burrell, già maggiordomo della principessa. Il rifiuto ebbe conseguenze immediate sul rapporto tra fratello e sorella. Una missiva di Diana, datata 28 giugno 1993, venne restituita senza essere aperta, insieme a un biglietto nel quale Charles spiegava di voler evitare ulteriori danni e indicava proprio quel gesto come il modo più rapido per provare a ricostruire l’amicizia.


Tra accuse e tentativi di aiuto

Secondo Andrew Morton, autore della biografia autorizzata Diana: Her True Story, la principessa aveva accolto con entusiasmo l’idea di stabilirsi nella Garden House. Agli amici avrebbe confidato: «Finalmente posso crearmi un nido accogliente tutto mio». Il successivo cambio di posizione del fratello contribuì però a creare, per diversi mesi, una distanza quasi totale tra i due.

Un altro scontro arrivò nell’aprile 1996. In una lettera dedicata alla bulimia di Diana, Charles Spencer collegò la malattia a comportamenti manipolatori e ingannevoli e invitò la sorella a cercare cure per quelli che definiva problemi mentali. Nella stessa comunicazione parlò di anni di trascuratezza reciproca, descrisse Diana come la più fragile tra le sorelle e la accusò di aver provocato sofferenza con amicizie mutevoli.

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In seguito il conte ridimensionò il significato di quelle parole, sostenendo che la missiva fosse stata separata dal contesto e appartenesse a una fase particolarmente complessa della vita della principessa. A suo parere, la pubblicazione di una lettera così dura aveva oscurato tutte le altre comunicazioni affettuose che le aveva inviato nel tentativo di sostenerla.


Il libro riporta tutto al centro

La riemersione di queste vicende coincide con l’arrivo in libreria, il 22 settembre, di Swan Song: Diana, My Sister. Il volume ha suscitato reazioni soprattutto per i giudizi del conte sull’attuale sovrano, allora principe del Galles, nei giorni successivi alla morte di Diana.

Nel libro Charles Spencer sostiene che Carlo III apparisse «euforico, come se avesse vinto la lotteria» dopo la scomparsa della principessa e gli attribuisce anche una frase secondo cui Diana sarebbe stata dimenticata rapidamente. Buckingham Palace ha risposto con una smentita ufficiale, mentre il dibattito pubblico ha riportato alla luce episodi meno noti della relazione tra i due fratelli.

Eppure il loro legame non fu soltanto conflittuale. Quando la madre Frances lasciò la famiglia per seguire un altro uomo, le sorelle maggiori Sarah McCorquodale e Jane Fellowes erano in collegio. Diana divenne così il principale punto di riferimento femminile per Charles, che anni dopo, durante il funerale della principessa, la ricordò come «la sorella maggiore che da bambina mi ha fatto da madre».

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