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Lifestyle 2 min di lettura6 ore fa

Diabete, una sola iniezione a settimana: cosa cambia con IcoSema

Il parere favorevole del CHMP apre la strada alla prima combinazione settimanale di insulina e semaglutide, con l’Italia candidata all’esordio europeo.

Per chi deve ricorrere all’insulina, il numero di somministrazioni può diventare un ostacolo concreto alla continuità della cura. IcoSema, la prima formulazione che unisce insulina basale icodec e semaglutide, punta a ridurre questo peso a una sola iniezione ogni sette giorni: 52 in un anno, contro oltre 1.000 previste da alcuni schemi multi-iniettivi.

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La terapia cerca una nuova semplicità

Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha espresso parere favorevole alla combinazione, che ora si avvicina alla possibile disponibilità nei mercati europei. La formulazione riunisce due farmaci con azioni complementari e nasce per affrontare il diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con le terapie già in uso.

Il programma di studi clinici Combine ha esaminato IcoSema in persone trattate con insulina basale, agonisti del recettore GLP-1 o medicinali antidiabetici orali. Nei quattro studi condotti, la combinazione ha raggiunto l’obiettivo principale legato al controllo della glicemia; le analisi hanno considerato anche peso corporeo e comparsa di episodi ipoglicemici rispetto al trattamento di confronto.


Il peso dell’inerzia terapeutica

In Italia le persone adulte con diabete sono più di 4 milioni e oltre il 90% ha una forma di tipo 2. Sebbene l’insulina resti un elemento centrale della cura, circa il 26% dei pazienti che ne avrebbe bisogno rimanda l’inizio del trattamento per più di due anni, aumentando il rischio di conseguenze legate a un controllo non adeguato della malattia.

A frenare l’avvio o l’intensificazione della terapia contribuiscono la paura delle ipoglicemie, il possibile aumento di peso e la complessità degli schemi quotidiani. A questi fattori si aggiungono il carico organizzativo e quello psicologico, che possono ritardare il raggiungimento degli obiettivi clinici anche dopo l’introduzione dell’insulina.

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«La cura del diabete di tipo 2 non può essere giudicata soltanto sulla base dei valori glicemici», ha spiegato Francesco Giorgino, professore ordinario di Endocrinologia dell’Università di Bari Aldo Moro. Secondo l’esperto, la presenza frequente di problemi cardiovascolari, renali, epatici e di difficoltà legate al peso richiede una valutazione complessiva, attenta anche alla vita quotidiana della persona.


Il possibile debutto in Italia

L’Italia, già primo Paese al mondo a rendere disponibile l’insulina settimanale, potrebbe diventare il primo Stato europeo a offrire anche questa combinazione alle persone con diabete di tipo 2. Il parere del comitato europeo, tuttavia, non coincide ancora con l’accesso effettivo al trattamento nel nostro Paese.

Prima di una eventuale disponibilità, l’Agenzia italiana del farmaco dovrà completare la propria valutazione. L’ente stabilirà il prezzo e deciderà se la terapia potrà essere rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, secondo i criteri applicabili.

Per Giorgino, l’integrazione di insulina basale e agonista del recettore GLP-1 in un’unica somministrazione settimanale potrebbe contribuire a superare alcune resistenze all’avvio e all’intensificazione della cura. La riduzione delle iniezioni, ha osservato, può sostenere l’aderenza e la qualità di vita, ma l’innovazione dovrà essere valutata insieme a efficacia, sicurezza, appropriatezza clinica e sostenibilità.

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