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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Data center, il conto nascosto: energia, suolo e aria sotto pressione

In Lombardia decine di nuovi impianti concentrano consumi, richieste di connessione e trasformazioni del territorio, mentre mancano dati completi sugli effetti ambientali.

«Il problema non è il singolo progetto, ma bisogna pensare all'impatto cumulativo che i tantissimi progetti in essere possono avere», osserva Pietro Cataldi, consigliere comunale a Zibido San Giacomo e coordinatore della Rete nazionale comitati Stop Data Center. L'organizzazione riunisce circa 40-50 comitati nati in varie zone d'Italia per contestare la diffusione degli impianti.

Secondo Cataldi, nella provincia di Milano sono arrivate 200 richieste di connessione a Terna negli ultimi 12-18 mesi. Non tutti i piani iniziali saranno realizzati, ma il loro numero potrebbe modificare il paesaggio, influire sugli ecosistemi e aggravare i problemi legati alla qualità dell'aria. La Rete chiede una moratoria e un tavolo nazionale che valuti costi e benefici per cittadini e Paese.

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La Lombardia prepara il suo triangolo

L'area più interessata dalla nuova ondata si trova tra Zibido San Giacomo e Lacchiarella. Qui il cosiddetto «Triangolo dei data center» dovrebbe estendersi per 700mila metri quadrati, su una superficie che oggi è occupata da una risaia.

La concentrazione territoriale è uno degli aspetti che preoccupano maggiormente gli studiosi. Ogni struttura dispone infatti di generatori diesel per le emergenze: normalmente restano inattivi, ma devono essere sottoposti a verifiche mensili. L'effetto cambia se i controlli riguardano un singolo impianto oppure 5 o 6 grandi centri collocati a breve distanza, soprattutto in una regione dove l'aria presenta già livelli critici di inquinamento.


Numeri in rapida crescita

In Italia risultano operativi 262 data center, mentre per il periodo 2026-2028 sono stati annunciati altri 83 progetti. La Lombardia, e in particolare l'area milanese, occupa una posizione centrale: qui si concentra il 68% della potenza di calcolo nazionale.

Nel territorio milanese sono attivi 30 impianti e se ne aggiungono 39 in diversi stadi di sviluppo. Di questi, 11 sono già in fase di costruzione e 28 si trovano ancora sulla carta. Le domande di allacciamento presentate a Terna sono centinaia, a conferma di un'espansione che procede con ritmi sostenuti.

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Elettricità come una grande città

Alice Franchina, ricercatrice del dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano e componente del gruppo ProdAction, studia da due anni gli effetti territoriali e ambientali di queste infrastrutture, con particolare attenzione al Milanese. «Sono infrastrutture che impattano in ambiti diversi che vanno ben al di là del lotto di terreno su cui si insediano», spiega, richiamando soprattutto il loro elevato fabbisogno elettrico.

Un impianto di nuova generazione richiede in media 70 MW, mentre una città di 100mila abitanti arriva a circa 100MW. Il progetto previsto a Zibido San Giacomo potrebbe raggiungere 400MW: una domanda paragonabile a quella di Firenze o Bologna. La struttura occuperebbe 22 ettari, una superficie equivalente a circa 31 campi da calcio, e secondo la ricercatrice una richiesta di questa portata può rallentare la transizione nazionale verso le fonti rinnovabili.


Suolo e acqua restano incogniti

Una parte dei nuovi impianti viene realizzata su ex aree industriali, già compromesse e impermeabilizzate. Tuttavia, tra i 39 progetti previsti nell'area milanese, 15 ricadrebbero su terreni non edificati: una trasformazione che riduce superfici capaci di assorbire l'acqua, contenere gli effetti delle piogge, moderare le temperature e sostenere gli equilibri ecologici.

Restano inoltre poco documentati gli effetti sulle isole di calore, sul rumore e sull'uso dell'acqua. «Il nostro lavoro è anche quello di fornire un contesto e suggerimenti strategici ai legislatori, anche se per ora non sono stati accolti», afferma Franchina. In Italia mancano infatti rilevazioni certe sui consumi dei data center nei diversi ambiti; anche a livello europeo le informazioni disponibili sono limitate e spesso aggregate.

Un rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia ha paragonato l'impronta territoriale di un data center a quella di un'acciaieria. La differenza, rileva lo studio, è nella distribuzione: mentre un'acciaieria tende a essere isolata in un'area ampia, i data center possono moltiplicarsi nello stesso comprensorio, sommando i loro effetti locali e indiretti.

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