Dallo sport in ospedale alla squadra sotto casa: la sfida del Bambino Gesù
A Palidoro bambini e ragazzi con disabilità sperimentano diverse discipline con l’obiettivo di proseguire l’attività nelle società sportive del territorio.
Per molti bambini con disabilità, il primo ostacolo non è scegliere uno sport, ma avere la possibilità di provarlo. Il progetto avviato dal Bambino Gesù insieme al Comitato Italiano Paralimpico punta proprio a colmare questo vuoto: dall’esperienza in ospedale alla pratica regolare vicino a casa, con obiettivi in crescita per i prossimi anni.
A Palidoro l’iniziativa ha riunito bambini, ragazzi, operatori sanitari, tecnici e atleti paralimpici in una giornata dedicata alla scoperta di discipline diverse. Il traguardo è trasformare la riabilitazione in un punto di partenza per autonomia, relazioni e partecipazione alla vita sportiva.
La prova viene prima della scelta
Calcio a 5, baskin, tennistavolo, tiro con l’arco e calcio balilla sono state alcune delle attività proposte durante l’appuntamento “Lo sport in OPBG, insieme per tutti”. I partecipanti hanno potuto avvicinarsi alle varie discipline senza dover conoscere in anticipo quella più adatta a loro, affiancati dall’équipe dell’ospedale e dagli istruttori del Comitato Italiano Paralimpico.
L’incontro rientra nel lavoro dell’Unità operativa dedicata al day hospital di neuroriabilitazione e all’attività sportiva adattata del Bambino Gesù. Il percorso coinvolge bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni con disabilità intellettivo-motoria, relazionale e disturbi dello spettro autistico, offrendo loro un contesto in cui testare capacità e interessi.
Il campo da gioco continua fuori
La scelta della disciplina è soltanto il primo passaggio. Fisiatra, tecnico dell’attività fisica adattata, terapista occupazionale, fisioterapista e tecnico sportivo lavorano insieme per individuare le condizioni più favorevoli e, in seguito, mettere in contatto le famiglie con le associazioni presenti nella zona di residenza.
Il progetto deve fare i conti con ostacoli che possono rendere difficile l’accesso allo sport: costi, impianti non attrezzati, barriere architettoniche e scarsità di personale specializzato. Per Gessica Della Bella, che dirige l’unità di Palidoro, il traguardo è chiaro: «Vogliamo dare a ogni bambino la possibilità di sperimentare discipline diverse e scoprire quella che più gli piace e che meglio valorizza le sue capacità e potenzialità». L’obiettivo è quindi evitare che l’attività si interrompa con la fine del percorso ospedaliero.
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Atleti e medici raccontano un’altra prospettiva
Nel corso della giornata sono intervenuti anche Domiziana Mecenate, nuotatrice paralimpica e medaglia d’oro ai Campionati Europei 2026, e Valerio Di Cocco, vicecampione italiano di parakarate. Le loro esperienze hanno mostrato ai partecipanti come lo sport possa diventare uno spazio di confronto e crescita, non soltanto un’attività legata alla competizione.
Daniele Garozzo ha portato invece il punto di vista di chi ha vissuto lo sport ad alto livello e oggi opera in ambito medico. Campione olimpico di fioretto a Rio 2016 e argento a Tokyo 2020, nel 2024 ha dovuto interrompere l’attività agonistica a 31 anni dopo la scoperta di un problema cardiaco, emerso a pochi mesi dai Giochi di Parigi. Rivolgendosi ai ragazzi, ha sottolineato: «Più che alle medaglie ricordo le persone che ho incontrato e che mi sono state accanto nei momenti belli e difficili».
Più discipline e nuovi traguardi
A Palidoro sono già disponibili strutture pensate per l’attività adattata. Tra queste figura “L’Isola di Carlo”, area per il basket adattato inaugurata nel 2023, oltre a una pista destinata alla sperimentazione degli ausili sportivi, comprese biciclette adattate e attrezzature per la corsa.
Il piano di sviluppo prevede un ampliamento graduale dell’offerta fino a circa 15 discipline. Il numero dei partecipanti annuali dovrebbe salire da 60 a 250, mentre la quota di bambini e ragazzi che proseguono l’attività nelle società sportive del territorio dovrebbe passare dal 30 al 50 per cento. In questo modo lo sport viene proposto come un’esperienza stabile della quotidianità, capace di accompagnare il percorso di autonomia anche oltre le porte dell’ospedale.
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