Meteo su Roma.

Lifestyle 4 min di lettura30 min fa

Dacia Maraini: il dolore per il figlio mai conosciuto

A 90 anni, la scrittrice ripercorre la prigionia in Giappone, gli amori e gli incontri della sua vita

Dacia Maraini ha raccontato il dolore per il figlio morto al settimo mese di gravidanza.

Offerta del giorno5 novembre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 56 giorni
*********


Il rapporto con i lettori

Il 13 novembre la scrittrice compirà 90 anni. Dice di non temere la morte, ma di soffrire all’idea di dover lasciare un’esistenza che ama e di perdere la propria autonomia a causa di una malattia.

A darle ancora gioia sono le parole di chi legge i suoi libri. Quando un lettore le racconta che le sue opere gli hanno fatto compagnia, Maraini sente di avere mantenuto un legame autentico con la vita. Tra i progetti che vorrebbe realizzare c’è un libro dedicato alla famiglia, forse incentrato sulla madre Topazia, che considera un modello di coraggio e generosità.


Amori e amicizie nella cultura

Dopo il matrimonio con Lucio Pozzi, celebrato nel 1959, Maraini ebbe una relazione durata diciotto anni con Alberto Moravia. Dello scrittore conserva il ricordo di una persona allegra, generosa e sapiente, capace di assumere per lei il ruolo simbolico di padre e figlio insieme.

La storia sentimentale terminò quando Moravia si innamorò di Carmen e Maraini iniziò altre relazioni. I due, però, continuarono a frequentarsi e a condividere idee e progetti. Per la scrittrice la passione può esaurirsi, mentre stima e amicizia possono rimanere; ha definito l’amicizia più libera dalla gelosia rispetto a un rapporto fondato sull’esclusività.

Tra le altre relazioni ricordate ci sono quelle con il violinista Rodolfo Bonucci e con Giuseppe Moretti, attore, regista e musicista morto giovane di leucemia. Nella sua vita hanno avuto un peso anche Pier Paolo Pasolini, con cui collaborò a Le mille e una notte, e Maria Callas, incontrata durante un viaggio in Mali e descritta come poderosa sul palcoscenico, ma fragile nella vita privata.


Il figlio e il libro Corpo felice

La perdita del bambino segnò la fine del matrimonio con Pozzi. Nel libro Corpo felice, Maraini ha dato al figlio il nome di Perdu e ne ha immaginato la crescita, costruendo sulla pagina una relazione che nella realtà non aveva potuto vivere.

In un’intervista al Corriere della Sera, la scrittrice ha spiegato: «Mi dispiace non avere potuto conoscere quel figlio che se ne è voluto andare troppo presto». In precedenza aveva raccontato di averlo descritto come se fosse ancora vivo, perché avrebbe voluto vederlo accanto a sé nel corso degli anni.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Gli anni della guerra in Giappone

L’infanzia di Maraini trascorse inizialmente in Giappone, dove il padre Fosco, antropologo, si trovava grazie a una borsa di studio. Il suo primo ricordo è legato alla neve di Sapporo: aveva due anni e, per uscire dalla casa sommersa dalla neve, la famiglia doveva passare dalla finestra. Da bambina parlava il dialetto di Kyoto e giocava con altri bambini giapponesi.

A sei anni scappò dopo un rimprovero che aveva giudicato ingiusto. Attraversò da sola parte di Tokyo e venne ritrovata dalla polizia dall’altra parte della città. Agli agenti disse che avrebbe voluto restare con loro per diventare una poliziotta.

Nel 1943 i genitori rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e decisero di non separarsi dalle tre figlie. La famiglia fu internata a Nagoya e rimase per due anni in condizioni durissime. Le razioni erano ridotte a una manciata di riso al giorno, senza carne, pesce, uova o altri alimenti ricchi di proteine; le bambine si ammalarono, persero capelli e denti e si indebolirono gravemente.

Per procurare del cibo alle figlie, Fosco arrivò a tagliarsi un mignolo con un’accetta davanti al responsabile dei carcerieri. Una settimana più tardi ottenne una capretta, il cui latte aiutò la famiglia a sopravvivere. «La capretta ci ha salvato la vita», ha ricordato Maraini.

Anche Topazia cercò ogni modo per aiutare i propri familiari. Sebbene avesse le gambe paralizzate, rammendava gli abiti delle guardie ricevendo in cambio uova o patate. In seguito cucì una grande bandiera italiana con un lenzuolo e la sistemò su una collina: gli aerei americani riuscirono così a individuare il campo e a lanciare rifornimenti.

Quell’esperienza influenzò per sempre il suo rapporto con il cibo. Maraini ha detto di non aver mai seguito una dieta, ma di avere imparato a mangiare poco; non beve e non ha mai fumato. È vegetariana anche per un episodio vissuto da bambina in Sicilia, quando entrò per caso in una macelleria e vide una pecora mentre veniva uccisa. Da allora decise di non mangiare più carne.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere