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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Crisi alimentare, energia e fertilizzanti sotto pressione globale

Petrolio oltre 117 dollari e blocco di Hormuz possono aumentare costi agricoli e rischi per i Paesi più poveri

L’aumento dei costi energetici espone l’agricoltura mondiale a rincari e possibili carenze alimentari.

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Prezzi ancora lontani dai massimi

Gas naturale, urea e zolfo hanno raggiunto livelli elevati rispetto alla media del passato, ma non hanno ancora toccato i picchi storici. Il gas aveva segnato il valore più alto nel 2022, l’urea a gennaio 2026 e lo zolfo a luglio.

La capacità dell’economia globale di adattarsi potrebbe attenuare gli effetti della crisi, anche se anticipare le reazioni dei mercati resta difficile. L’ipotesi che il sistema produttivo riesca a compensare i danni provocati dalle tensioni politiche non è una previsione certa, ma una speranza.


Diesel e colture per i biocarburanti

Il rapporto di S&P segnala un possibile effetto collaterale: con il diesel sempre più costoso, i biocarburanti diventerebbero più convenienti. Alcuni agricoltori potrebbero quindi destinare più terreni alla colza, necessaria per produrli, riducendo le superfici dedicate a frumento e orzo destinati all’alimentazione.

Il caro carburante sta già comprimendo i guadagni di agricoltori e autotrasportatori. Le proteste degli operatori, compresa quella che ha lasciato vuoti diversi scaffali nel Sud Italia, aumentano la pressione sulla distribuzione: se i rincari non vengono trasferiti ai committenti, molte attività rischiano di lavorare in perdita.

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Hormuz al centro dei rischi

Il primo ministro britannico Andy Burnham ha invitato i cittadini a conservare in casa acqua e alimenti a lunga durata sufficienti per tre giorni, pensando a guerre, catastrofi e altri imprevisti. L’indicazione arriva mentre cresce il timore che il conflitto in Iran possa riaccendersi dopo le elezioni di metà mandato di Donald Trump e il voto legislativo in Israele.

Lo stretto di Hormuz è un passaggio decisivo per i mercati mondiali: attraverso quella rotta viaggia il 25 per cento del petrolio trasportato via mare. Dalla stessa area passa anche il 29 per cento dell’urea commercializzata nel mondo, un fertilizzante azotato prodotto partendo dall’ammoniaca e quindi legato alla disponibilità di gas naturale.


Meno fertilizzanti, raccolti più bassi

Qatar e altri Paesi del Golfo dispongono di grandi riserve di gas e producono quantità rilevanti di urea. Per questo eventuali danni agli impianti di trattamento del gas, sommati alla chiusura dello stretto, potrebbero ridurre l’offerta di fertilizzanti sui mercati internazionali.

Una disponibilità più bassa comprometterebbe la produttività dei terreni coltivati in molte aree del pianeta. Per i consumatori dei Paesi industrializzati il risultato sarebbe soprattutto un aumento dei prezzi; nelle regioni più povere, dove gran parte del reddito familiare serve per procurarsi il necessario, potrebbe invece aprirsi una vera emergenza alimentare.

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