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Lifestyle 4 min di lettura2 ore fa

Cornell, Pugh rompe il silenzio: «Ora tocca agli uomini

L’attrice torna sulle accuse di violenza sessuale alla Cornell University, sul caso di Jane Doe e sulla temporanea limitazione del suo messaggio su Instagram.

Florence Pugh chiede che la discussione sulle accuse di violenza sessuale alla Cornell University non resti legata soltanto al nome delle donne che scelgono di esporsi. «Vorrei davvero incoraggiare il dibattito a proseguire al di là della mia persona», ha detto l’attrice, invitando gli uomini a partecipare in modo attivo e consapevole.

A sostegno di Jane Doe, la studentessa che accusa sette uomini, si sono schierati anche Harold Perrineau, Mariska Hargitay e Hudson Williams. Pugh ritiene che il confronto debba ora coinvolgere chi, secondo lei, deve riconoscere la paura vissuta quotidianamente dalle donne e contribuire a contrastarla.


La richiesta di Pugh agli uomini

L’attrice ha spiegato di non considerare conclusa la propria presa di posizione dopo i messaggi pubblicati sui social. Il suo auspicio è che altre persone, soprattutto uomini, assumano una parte attiva nel dibattito e chiedano che i responsabili rispondano delle loro azioni, qualora le accuse venissero confermate.

La vicenda ha avuto una nuova risonanza dopo la causa civile presentata da Jane Doe nel settembre 2026. La denuncia coinvolge Cornell University, i sette uomini, la confraternita Chi Phi, la confraternita femminile frequentata dalla studentessa e un locale, accusati di non averla tutelata.


Le accuse nate a una festa

Secondo quanto riportato nella denuncia, Jane Doe aveva 20 anni e nel 2024 partecipò a un incontro organizzato nella sede di Chi Phi. La studentessa sostiene di essere stata drogata con ketamina e aggredita sessualmente per ore da sette uomini, mentre non era in grado di prestare consenso.

L’atto legale riferisce inoltre che uno dei presenti avrebbe scritto su Snapchat un messaggio destinato al gruppo della confraternita, usando l’espressione «figa gratis» per segnalare la presenza della ragazza al piano superiore e favorire, secondo l’accusa, l’arrivo di altre persone. La procura distrettuale aveva inizialmente ritenuto insufficiente la prima deposizione per procedere penalmente e non erano stati eseguiti arresti.

L’avvocato della studentessa afferma che un’indagine interna dell’università aveva portato all’espulsione di due degli uomini indicati nella denuncia. Gli altri provvedimenti citati comprendevano sospensioni provvisorie e la redazione di elaborati scritti.


Il messaggio diventato virale

Dopo la diffusione della notizia sulla causa, Pugh aveva affidato a Instagram la propria reazione, definendo il caso fonte di disgusto, disagio e ansia. In un carosello composto da otto immagini, seguito da 1,9 milioni di «Mi piace», l’attrice ha accusato scuole e università di continuare a tradire le donne e ha chiesto protezione e uguaglianza.

In un’intervista a Vanity Fair, Pugh ha ribadito di non pentirsi di aver affrontato pubblicamente l’argomento. «Questa cosa mi fa infuriare, come dovrebbe far infuriare chiunque al mondo», ha dichiarato, sottolineando che il caso supera la semplice indignazione personale.

La donna ha poi raccontato che il suo contenuto era stato temporaneamente coperto da un avviso relativo a materiale sensibile. Per un periodo, alcuni utenti non riuscivano ad aprirlo o a scorrere tutte le immagini; l’avvertimento è stato successivamente eliminato.

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La spiegazione di Meta

Un portavoce di Meta ha chiarito che Instagram applica limitazioni ai contenuti che trattano violenza e sfruttamento sessuale per tutelare le vittime, informare gli utenti e impedire agli adolescenti di accedere a materiali non adatti alla loro età.

Dopo una nuova valutazione, la società ha considerato il post riconducibile all’eccezione prevista per le notizie di interesse pubblico. L’avviso è stato quindi rimosso e il contenuto è tornato visibile senza restrizioni agli utenti adulti.


Paura quotidiana e lavoro artistico

Pugh ha affrontato il tema durante un evento organizzato da Vanity Fair e Netflix per celebrare il cast di East of Eden. Nell’adattamento diretto da Zoe Kazan, l’attrice interpreta Cathy Ames, un personaggio segnato da violenze fisiche e sessuali e da abusi subiti durante l’infanzia.

L’interprete ha precisato che il collegamento tra il ruolo e le sue dichiarazioni pubbliche è soltanto tematico: la promozione della serie e il caso Cornell, ha spiegato, restano due piani distinti. La parte assegnata nel progetto, tuttavia, ha reso inevitabile confrontarsi ancora con il tema della violenza sessuale.

Parlando della vicenda reale, Pugh ha descritto la paura come una presenza costante nella vita delle donne. A suo giudizio, sapere che persone accusate di aggressioni possano continuare il proprio percorso professionale e sociale alimenta una profonda sensazione di insicurezza.

L’attrice ha anche detto di non aver vissuto con particolare difficoltà la settimana successiva alla pubblicazione del messaggio. Ha invece espresso riconoscenza verso i mezzi di informazione che hanno rilanciato la storia e verso chi ha reagito, contribuendo a mantenere l’attenzione sul caso.


L’inchiesta torna sotto esame

La denuncia civile era stata resa nota il 18 settembre dal giornale degli studenti della Cornell. Il 28 settembre, la procura ha comunicato la riapertura delle indagini sui sette uomini indicati dalla studentessa.

Anche l’ufficio della procuratrice generale di New York, Letitia James, starebbe valutando il modo in cui l’università ha gestito le accuse. La vicenda resta quindi al centro di due percorsi distinti: quello civile avviato da Jane Doe e quello penale nuovamente esaminato dalle autorità.

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