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Lifestyle 4 min di lettura2 ore fa

Cornell, la chat dei 50: chi sapeva e non intervenne

La causa di una ex studentessa riaccende il caso della confraternita Chi Phi: sotto esame non ci sono soltanto le accuse di violenza, ma anche il comportamento di chi avrebbe potuto fermarla.

A rendere ancora più pesante il caso della Cornell University non sono soltanto le accuse di violenza sessuale rivolte a sette ex membri della confraternita Chi Phi. Nei documenti depositati da una ex studentessa compaiono anche i messaggi di una chat con oltre cinquanta partecipanti: secondo la denuncia, alcuni ragazzi avrebbero saputo che la giovane si trovava in una situazione di vulnerabilità senza che nessuno intervenisse.

La vicenda riguarda fatti che, secondo la causa civile, risalgono all’ottobre del 2024. Le responsabilità dovranno essere stabilite dai tribunali, ma la pubblicazione degli atti ha riaperto anche il dibattito sul ruolo di chi assiste, sa o riceve segnali di pericolo e sceglie comunque di restare fermo.


La chat e il dubbio sugli spettatori

La ragazza, allora ventenne, sostiene di essere entrata nella casa di Chi Phi dopo avere già consumato alcol durante un evento universitario. Nella sua ricostruzione, all’interno dell’edificio sarebbe stata spinta ad assumere ketamina e a bere altro alcol, oltre a consumare marijuana. In seguito, più uomini avrebbero avuto rapporti sessuali con lei mentre le sue condizioni le impedivano, secondo l’accusa, di prestare un consenso valido.

Tra gli allegati alla causa ci sono conversazioni della chat della confraternita. Un partecipante avrebbe invitato altri studenti a raggiungere la stanza in cui si trovava la giovane, definendo la situazione «sesso gratis»; un altro avrebbe domandato: «Il negozio è ancora aperto?». La denuncia sostiene che, nonostante quei messaggi, nessuno abbia cercato di fermare quanto stava accadendo.

Il numero degli iscritti al gruppo rende il quesito ancora più pressante: oltre cinquanta persone avrebbero potuto leggere o conoscere quei messaggi. Stabilire chi sapesse realmente cosa stava succedendo e quali informazioni avesse a disposizione sarà parte dell’accertamento giudiziario, così come capire se qualcuno abbia omesso di agire pur avendo elementi sufficienti.


Un’indagine riaperta dopo i nuovi documenti

La studentessa non si rivolse immediatamente alla polizia del campus. Trascorsero più di tre settimane prima della segnalazione e, nei giorni successivi all’episodio, avrebbe avuto difficoltà persino a definire ciò che le era accaduto. Una coinquilina l’ha descritta come sconvolta: inizialmente la giovane attribuiva soprattutto a se stessa la responsabilità della notte, collegando quanto successo all’alcol e alle droghe. Solo in un secondo momento avrebbe iniziato a riconoscersi come vittima di violenza sessuale.

Durante l’audizione del novembre 2024, la trascrizione completa raccolta dalla polizia del campus avrebbe restituito un racconto più articolato rispetto alla sintesi poi inviata alla procura. La ragazza riferiva di avere vuoti di memoria e, secondo il documento ottenuto da CBS News, aveva affermato: «Posso affermare con una certezza del 100% di essere stata violentata».

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Il procuratore distrettuale della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, ha dichiarato di non avere ricevuto quella trascrizione integrale. Il suo ufficio aveva esaminato una dichiarazione scritta di sei pagine e nel 2024 aveva scelto di non procedere penalmente, ritenendo che il testo descrivesse l’assunzione di sostanze e i rapporti sessuali come volontari e consensuali. Dopo la causa civile e la diffusione della trascrizione, Van Houten ha riaperto l’indagine e ha fatto sapere che eventuali imputazioni saranno sottoposte al gran giurì.


La risposta dell’ateneo resta sotto esame

Cornell respinge l’accusa di avere ignorato la vicenda. L’università afferma di avere svolto un procedimento disciplinare autonomo rispetto a quello penale e di avere adottato sanzioni nei confronti di alcuni studenti. Secondo la ricostruzione pubblicata da CBS News, due uomini sono stati espulsi, altri due sospesi per almeno due semestri, mentre un quinto aveva già concluso gli studi; due persone, invece, sono state ritenute non responsabili di violazioni sessuali.

L’ateneo ha inoltre chiuso nel 2024 la sezione di Chi Phi coinvolta nel caso. La governatrice di New York Kathy Hochul ha annunciato che Cornell si affiderà a un legale esterno per una revisione indipendente delle proprie condotte, un esame destinato a verificare come siano state gestite le informazioni e le procedure interne.

Il caso si inserisce in un quadro più ampio. Nel sondaggio sul comportamento sessuale condotto dall’università nel 2025, il 35% delle studentesse partecipanti ha riferito di avere subito un contatto sessuale non consensuale durante il percorso accademico, rispetto al 23% registrato nel 2023. Tra gli studenti maschi, la quota indicata per il 2025 era dell’8%.


Prevenzione e responsabilità individuale

Cornell ha istituito un gruppo di lavoro sul tema e, nel marzo 2026, ha approvato un piano dedicato a prevenzione, formazione e responsabilità personale. Il programma punta anche ad affrontare la cultura della comunità universitaria, alla luce di dati che mostrano quanto il problema non possa essere circoscritto a un singolo episodio o a una sola confraternita.

Resta da chiarire quali conseguenze penali emergeranno, se siano state trasmesse tutte le informazioni rilevanti e se le istituzioni abbiano agito correttamente. La vicenda, però, solleva già una responsabilità più ampia: riconoscere i segnali di pericolo, non trasformare la vulnerabilità di una persona in un’occasione e intervenire quando un amico supera un limite, anche se la situazione si svolge in una chat affollata dove ciascuno può illudersi che tocchi sempre a qualcun altro agire.

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