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Lifestyle 3 min di lettura4 ore fa

Contraccezione, l’onda dei tagli Usa arriva fino alla roulotte di Kelly

La Dichiarazione di consenso di Ginevra raccoglie 46 adesioni mentre il blocco degli aiuti statunitensi mette in difficoltà cliniche e programmi sanitari africani.

A Epworth, alla periferia di Harare, una piccola roulotte garantisce ancora a molte ragazze l’accesso ai contraccettivi. Ma il presidio che ha aiutato Kelly Nhedega, oggi diciottenne, rischia di fermarsi: i finanziamenti internazionali si stanno riducendo proprio mentre gli Stati Uniti sostengono una dichiarazione che esclude l’esistenza di un diritto internazionale all’aborto.

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Gli aiuti diminuiscono, le cliniche aspettano

Kelly aveva sedici anni quando una gravidanza non programmata la costrinse a lasciare la scuola. Soltanto grazie alla struttura mobile di Epworth ha potuto ottenere contraccezione; ora prova a tornare sui banchi. «Nessun bambino dovrebbe essere considerato un errore: bisogna solo poter scegliere quando metterlo al mondo», ha detto.

A gestire la roulotte è Population Services Zimbabwe, che nel 2023 aveva ricevuto un finanziamento quinquennale da 9 milioni di dollari. Il contributo è venuto meno nel 2025, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Anche la Svezia, che aveva coperto una parte del vuoto, ad agosto ha interrotto il sostegno allo Zimbabwe per destinare risorse all’Ucraina e ridurre la cooperazione internazionale. Harare ha promesso di finanziare l’acquisto dei contraccettivi fino al 2027.

La crisi non riguarda soltanto lo Zimbabwe. Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione prevede per quest’anno una carenza di 185 milioni di dollari destinati ai contraccettivi. Secondo la Federazione internazionale per la pianificazione familiare, quasi 9 milioni di persone potrebbero perdere l’accesso alla contraccezione, ai test per l’Hiv e all’assistenza per le vittime di violenza.

In Zambia, inoltre, le difficoltà logistiche hanno aggravato il problema: Inonge Wina Chinyama, responsabile dell’organizzazione MSI nel Paese, ha riferito che una fornitura ordinata a novembre è arrivata con oltre tre mesi di ritardo dopo che le navi sono state costrette a modificare la rotta a causa del conflitto con l’Iran.


Il patto cambia con la Casa Bianca

La Dichiarazione di consenso di Ginevra è stata lanciata il 22 ottobre 2020, nella fase finale del primo mandato di Trump. Con l’arrivo di Joe Biden, gli Stati Uniti si sono ritirati dopo appena tre mesi e il documento è rimasto sotto la gestione dell’Ungheria di Viktor Orbán. Tornato al potere, Trump ha riassunto la guida dell’iniziativa e a giugno ha riportato negli Stati Uniti anche il segretariato.

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Da allora il numero dei firmatari è tornato a crescere. In agosto si è aggiunta l’Argentina di Javier Milei, mentre il 23 settembre hanno aderito Honduras, Trinidad e Tobago e Algeria: il totale ha raggiunto quota 46 Paesi.

Tra i partecipanti figurano, oltre agli Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita, Pakistan, Egitto e numerosi Paesi dell’Africa subsahariana. Nell’Unione europea l’unico aderente è l’Ungheria; l’Italia non ha mai sottoscritto il documento. Brasile e Colombia, invece, hanno abbandonato l’intesa dopo i cambi di governo: il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva nel 2023 e la Colombia di Gustavo Petro.


Washington chiude anche i rubinetti

L’adesione alla dichiarazione non determina direttamente una riduzione dei finanziamenti. Il taglio è arrivato dalle decisioni dell’amministrazione statunitense, che per oltre dieci anni era stata il principale donatore mondiale per la contraccezione nei Paesi più poveri.

Nel 2025 Washington ha smantellato l’agenzia per la cooperazione e lo sviluppo internazionale e ha bloccato l’impiego delle somme approvate dal Congresso. Da febbraio è inoltre tornata in vigore, in una versione più ampia, la cosiddetta regola del bavaglio globale: i fondi statunitensi non possono essere assegnati alle organizzazioni che praticano l’aborto o forniscono informazioni al riguardo. La misura può coinvolgere anche programmi sanitari e umanitari, comprese agenzie delle Nazioni Unite.

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