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Civitavecchia, il bello che rimette in moto i ragazzi

Alla Repubblica dei Ragazzi gli ambienti rinnovati diventano uno strumento concreto di fiducia, autonomia e appartenenza per trenta giovani ospiti

Un divano nuovo, una cucina più funzionale e spazi comuni progettati con attenzione possono cambiare il modo in cui una persona guarda a se stessa. È quanto sta accadendo alla Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia, comunità educativa che ospita trenta giovani e che ha appena concluso un importante intervento di rinnovamento.

Il progetto, ideato e sostenuto dalla Fondazione Nel Tuo Mondo, non riguarda soltanto mobili e colori. L’obiettivo è offrire ai ragazzi un ambiente accogliente, ordinato e dignitoso, capace di suggerire una possibilità diversa rispetto alle condizioni di precarietà da cui molti provengono.


Gli spazi diventano una possibilità

Gli alloggi maschili sono stati ripensati su una superficie complessiva di 800 metri quadrati. Ogni abitazione dispone ora di una grande area condivisa, con cucina, soggiorno, tavolo, sedute adeguate e un divano: luoghi pensati per favorire la presenza insieme, il dialogo e la quotidianità.

Elisa Carosi, amministratrice unica della Fondazione Nel Tuo Mondo, spiega che la qualità del progetto non dipende solo dalla resistenza degli arredi. La vera esigenza era creare ambienti nei quali i ragazzi potessero sentirsi accolti e a proprio agio, riconoscendo in quelle stanze qualcosa che potesse appartenergli.

Un episodio raccontato da Carosi mostra l’effetto concreto dell’intervento. Un ragazzo che da mesi non lasciava la propria camera è uscito per vedere gli ambienti rinnovati e ha poi iniziato a frequentare più spesso le zone comuni. Anche per questo, secondo la responsabile, prendersi cura delle persone dovrebbe rappresentare una responsabilità condivisa.


La cura cambia il modo di stare insieme

Francesco Martinelli, educatore della comunità da quasi trent’anni, considera l’ordine degli ambienti una parte del percorso educativo. Molti ospiti hanno conosciuto difficoltà abitative e familiari così profonde da arrivare a considerarle inevitabili; incontrare un luogo piacevole può invece aprire una prospettiva nuova.

«Quando vedono che una realtà così può essere anche la loro, iniziano a immaginare un futuro diverso», osserva Martinelli. La bellezza, nella sua lettura, non è un ornamento: diventa qualcosa da mantenere insieme, attraverso regole, responsabilità e partecipazione.

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Pietro, che ha appena concluso la maturità e vive nella struttura da tempo, descrive la comunità come uno spazio fondato sulla condivisione. «Qui casa significa soprattutto stare uniti e dividere con gli altri spazi e pensieri», racconta. Valerio, aspirante doppiatore, ha accolto con entusiasmo il nuovo arredamento e ha scherzato sulla necessità di stabilire regole precise per conservarlo, come quella di fare la doccia prima di accomodarsi sul divano.


Una storia costruita passo dopo passo

Tra coloro che conoscono più a fondo la vita della Repubblica dei Ragazzi c’è Giacomo Murdolo. Arrivato nel 2014, a dieci anni, insieme al fratello maggiore, oggi studia Design alla Sapienza di Roma e vive nella comunità in un percorso di semiautonomia. Durante il rinnovamento ha contribuito con il punto di vista di chi quegli spazi li ha vissuti davvero.

Nella sua famiglia c’erano problemi che avrebbero potuto condizionare la crescita dei due fratelli. Il fratello di Giacomo è poi tornato a casa, mentre lui è rimasto nella struttura. Le scuole vengono frequentate all’esterno, il pomeriggio è dedicato allo studio e, fin da piccoli, i ragazzi imparano a occuparsi dell’ambiente in cui abitano.

Giacomo ricorda anche i periodi più difficili, soprattutto la solitudine e le prime festività trascorse lontano dalla famiglia. Allo stesso tempo sottolinea che nella comunità nessuno viene lasciato solo: si formano legami profondi, simili a quelli tra fratelli e sorelle, anche se le relazioni sentimentali possono risultare più complesse per chi deve già affrontare fragilità personali.

Ai bambini che arriveranno in futuro alla Repubblica dei Ragazzi, Giacomo affida un messaggio legato alla pazienza e alla costanza: le difficoltà non cancellano la possibilità di costruire una strada diversa. Il passato, dice, può spiegare da dove si parte, ma non stabilisce necessariamente chi si diventerà.

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