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Lifestyle 2 min di lettura3 giorni fa

Cinema in allarme: Verdone teme l’algoritmo e scuote il settore

Il regista denuncia la crisi degli incassi e mette in guardia dall’impatto dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’arte e del lavoro nel cinema.

L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare radicalmente il cinema, fino a mettere in discussione il ruolo di autori e professionisti: è il timore espresso da Carlo Verdone in occasione della presentazione della diciassettesima edizione del Premio Mario Verdone.


Verdone vede un cinema in affanno

Il riconoscimento dedicato agli esordienti italiani sarà assegnato durante il prossimo Festival del Cinema Europeo di Lecce. Proprio guardando alle opportunità per chi muove i primi passi nel settore, Verdone ha sottolineato quanto sia diventato difficile costruire una carriera rispetto al passato.

Il regista ha richiamato l’attenzione soprattutto sull’andamento delle sale e sui risultati economici dei film. «Il cinema soffre molto in sala, è inutile nasconderlo. Basta guardare gli incassi: è un momento disastroso. Spaventa gli esordienti, i giovani e i veterani», ha dichiarato, descrivendo una crisi che coinvolge generazioni diverse.

Secondo Verdone, non esistono più le garanzie che in precedenza sembravano legate ad alcune produzioni. Per affrontare questa fase, a suo giudizio, il settore dovrebbe puntare nuovamente sulla forza dei racconti e sulla capacità di proporre idee non convenzionali.

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L’AI diventa il grande timore

Il passaggio più severo del suo intervento ha riguardato però l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle opere cinematografiche. Verdone teme che un uso senza limiti possa ridurre lo spazio per la creatività individuale e trasformare il cinema in un prodotto costruito secondo logiche automatiche.

«Se l’AI entra a gamba tesa nel cinema, la vedo dura. Non esisterebbe più il cinema d’autore, ma un cinema fatto dall’algoritmo», ha affermato il regista romano. Nella sua analisi, la settima arte rischierebbe di perdere la propria identità e di avvicinarsi a un’esperienza simile a quella di un videogioco.

L’allarme riguarda anche le conseguenze occupazionali. Verdone ha indicato sceneggiatori, doppiatori e altre professionalità tra le categorie che potrebbero subire la sostituzione o la riduzione del lavoro. Per questo ha definito l’AI uno strumento estremamente potente, paragonandone il potenziale impatto a quello di una bomba atomica: se applicata all’arte senza controllo, potrebbe finire per comprometterne la natura stessa.

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