Carmen Consoli porta Leonilde sul palco di Materadio
A Matera, il 31 ottobre, musica e teatro ricostruiranno la vicenda della donna internata per 43 anni
Carmen Consoli racconterà la storia di Leonilde durante Materadio, in programma a Matera dal 30 ottobre al 1 novembre.
GioiaPura
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Diritti da difendere
La cantautrice siciliana auspica che il pubblico lasci lo spettacolo con la consapevolezza che libertà e diritti non siano acquisizioni irreversibili. Suffragio universale, aborto e divorzio hanno segnato passaggi decisivi, ma secondo Consoli l’uguaglianza richiede ancora attenzione e partecipazione.
Paura e ignoranza, ha spiegato, possono diventare strumenti di controllo e limitare la capacità di immaginare il futuro. La società che immagina dovrebbe unire la razionalità dell’Illuminismo all’empatia del Romanticismo: l’amore, senza consapevolezza, rischia di trasformarsi in incoscienza.
La cultura contro l’esclusione
Per Consoli la cultura aiuta a riconoscere i meccanismi che generano disuguaglianza. La conoscenza consente di leggere la realtà e di modificarla, mentre la memoria storica non va considerata un residuo del passato. Richiamando Peppino Impastato, la musicista ha indicato nella bellezza uno strumento contro rassegnazione, paura e omertà.
«La cultura è un’arma per impedire che ogni donna, ogni persona, possa essere delegittimata», ha affermato la cantautrice. Il racconto di Leonilde nasce proprio dall’esigenza di sottrarre all’oblio chi è stato privato della libertà e della dignità.
La vicenda di Leonilde
Leonilde trascorse 43 anni internata nell’ex Ospedale Psichiatrico di Girifalco, in Calabria, dopo una fuga d’amore. La sua esperienza diventerà il centro di Sulle ferite aperte, progetto nel quale il teatro di Francesca Ritrovato si unirà alla musica di Consoli.
L’attrice e autrice calabrese porterà in scena un monologo tratto da Alienate. Il lavoro richiama anche la condizione di chi viene isolato, giudicato per la propria fragilità o emarginato perché non aderisce ai modelli dominanti.
L’appuntamento a Matera
L’esibizione è prevista sabato 31 ottobre alle 21 in piazza Vittorio Veneto, nel programma della festa di Rai Radio3, tornata a Matera dopo sette anni di assenza. Con Consoli e Ritrovato saranno presenti Massimo Roccaforte, alla chitarra e al mandolino, Emilia Belfiore al violino e Claudia Della Gatta al violoncello.
Il racconto sarà aperto da Francesca Ritrovato, mentre Consoli seguirà inizialmente l’azione da dietro le quinte, occupandosi anche dell’orchestrazione. In seguito le due artiste si alterneranno davanti al pubblico, con la musica chiamata ad accompagnare il monologo senza coprirne la forza.
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Dalle radici alla scena
Consoli ha raccontato di aver riconosciuto nella storia di Leonilde una figura vicina alle donne già presenti nel suo repertorio, come Maria Catena ed Elettra. Sono personaggi segnati da soprusi, calunnie e incredulità, ma capaci di cercare una reazione per continuare a vivere.
La collaborazione con Ritrovato è nata senza una conoscenza precedente, ma il lavoro comune ha creato rapidamente un rapporto di confidenza. Il confronto tra i dialetti siciliano e calabrese ha fatto emergere somiglianze e sfumature legate a una radice culturale più antica. Secondo Consoli, l’attrice riesce a passare dall’umorismo di impronta pirandelliana alla sofferenza della vicenda con pochi elementi scenici.
Musica, silenzi e memoria
Nel progetto il suono non illustra semplicemente le parole. Consoli considera la musica un linguaggio capace di raggiungere emozioni che il discorso non riesce sempre a definire; anche pause e silenzi contribuiscono a evocare isolamento e impossibilità di vivere liberamente.
La cantautrice ha collegato la storia dei manicomi alla necessità di interrogarsi sul potere delle istituzioni. Quelle strutture potevano comportare sovraffollamento, contenzione, perdita dell’identità e difficoltà nel ritorno alla vita sociale. La legge Basaglia restituì centralità ai diritti e alla permanenza nella comunità, ma quella memoria continua a ricordare il rischio di trasformare la diversità in un motivo di esclusione.
Pregiudizi ancora presenti
Secondo Consoli, i progressi ottenuti non hanno cancellato la diffidenza verso le donne. A loro viene ancora richiesto di dimostrare il proprio valore, anche in ambiti considerati tradizionalmente maschili, dalla chitarra a professioni come quella dell’astronauta.
Anche le parole possono alimentare la discriminazione. Espressioni come pazza, isterica o instabile sono state utilizzate per screditare le donne che non rispettavano le aspettative familiari e sociali. Per questo, ha sostenuto la musicista, serve un’educazione linguistica capace di riconoscere pienamente le donne nello spazio pubblico e nel mondo del lavoro.
Le “alienate” esistono ancora in forme differenti: sono le persone colpite dallo stigma, isolate e poi condannate per la loro vulnerabilità. Consoli ha indicato nell’educazione al rispetto, soprattutto tra le nuove generazioni, una risposta alla logica del più forte che impone il controllo sul più debole.
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