Blanco interrompe il rapporto con il manager Stefano Clessi
Dopo il divorzio professionale, il cantante deve ripensare un percorso segnato da scelte rapide e risultati alterni
Blanco ha chiuso il rapporto professionale con Stefano Clessi, il manager che lo aveva accompagnato dagli esordi. L’annuncio è arrivato sui social, dove il cantante ha scritto che «i manager sono il male della musica».
GioiaPura
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Una ripartenza ancora possibile
Oggi Blanco si ritrova senza il suo principale riferimento manageriale, ma conserva una base importante: il pubblico e un repertorio capace di averlo portato ai vertici. A 23 anni, inoltre, è presto per considerare conclusa la sua parabola artistica.
Il prossimo percorso dovrà poggiare su brani più leggibili e su una comunicazione meno esposta agli eccessi. L’album Ma’, pubblicato a marzo 2026, non ha chiarito quale direzione volesse prendere il cantante: le canzoni sono rimaste sospese tra il personaggio degli inizi e quello ancora da definire.
Le ultime tappe del percorso
Il ritorno di Clessi era avvenuto a gennaio 2025, dopo una fase complicata per Blanco. Il manager aveva accompagnato l’annuncio con un messaggio ironico: «fine dell’Erasmus, bentornato a casa».
Nei mesi successivi il cantante aveva scelto di non raccontare pubblicamente ciò che era accaduto. Con l’uscita di Ma’ aveva preferito lasciare spazio ai brani, ma i testi, privi di un racconto complessivo, non sono riusciti a imprimersi nella memoria del pubblico. Il successivo tour nei palasport ha raccolto consensi, ma in larga parte ha dato l’impressione di vivere sulla spinta dei risultati precedenti.
Il successo arrivato troppo in fretta
La collaborazione tra Blanco e Clessi era iniziata nel 2019, quando l’artista aveva 16 anni e non aveva ancora pubblicato singoli ufficiali. Il primo passaggio rilevante era arrivato durante la pandemia con Notti in bianco, nel 2020, seguito l’anno dopo da La canzone nostra di Mace e dall’album Blu celeste.
Poi, al Festival di Sanremo 2022, Brividi cantata con Mahmood aveva conquistato il primo posto. La crescita era stata rapidissima, ma il problema non era la velocità con cui era arrivata la popolarità: il pubblico aveva mostrato un interesse reale. A pesare sarebbe stata soprattutto la gestione della fase successiva, quando dai club si era passati ai grandi appuntamenti estivi.
Dalle rose agli stadi
Dopo Sanremo Blanco aveva lasciato Clessi per entrare nell’agenzia Urubamba Studio di Shablo. Nel 2023 era arrivato l’album Innamorato, sostenuto soprattutto dal duetto con Mina in Un briciolo d’allegria. Il resto del progetto non aveva replicato l’impatto di Blu celeste e aveva mantenuto una tensione ancora vicina agli esordi, senza trasformarla in una scrittura più matura.
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La partecipazione al Festival come ospite, con la distruzione delle rose sul palco, aveva aggravato la situazione. La scena aveva lasciato spazio a interpretazioni diverse e la comunicazione successiva non aveva chiarito l’accaduto, allontanando parte dei potenziali nuovi ascoltatori.
Una crescita senza abbastanza repertorio
Nella stessa estate erano stati programmati due concerti negli stadi, a Roma e Milano. La risposta del pubblico era stata buona, ma un impianto di quelle dimensioni richiede una quantità di canzoni sufficiente a sostenere l’intero spettacolo; il repertorio di Blanco, in quella fase, non sembrava ancora pronto per un impegno simile.
La sequenza degli eventi aveva mostrato i rischi di una corsa immediata verso appuntamenti sempre più grandi. Dopo il contraccolpo, il cantante si era allontanato dalla scena per un periodo lungo, interrotto nel 2024 da Desnuda, brano in spagnolo pensato per l’estate. L’ipotesi di un ingresso nel mercato latino non aveva però trovato seguito.
Il rapporto tra artista e manager
La rottura pubblica non permette di stabilire chi abbia preso le decisioni più contestate o quali siano state le responsabilità individuali. Clessi, replicando alla frase di Blanco, ha rilanciato l’idea che i manager siano «i santi della nostra industria» e ha lasciato intendere che il rapporto si fosse concluso per iniziativa sua.
Il manager lavora sui contatti, sugli ingaggi e sulla direzione complessiva della carriera, mentre l’artista resta responsabile dell’identità creativa e dell’esposizione pubblica. Gli interessi possono tuttavia divergere, anche perché il compenso del manager dipende spesso da una percentuale sugli accordi ottenuti. Per questo il rapporto richiede fiducia, capacità di confronto e disponibilità ad accettare anche risposte negative.
Non è possibile ridurre la vicenda alla contrapposizione tra un cantante ingenuo e un professionista interessato soltanto al denaro. Allo stesso modo, attribuire ai manager ogni errore commesso da Blanco sarebbe una ricostruzione troppo semplice. Da fuori, però, diverse scelte appaiono eccessivamente rapide, ambiziose o poco definite: il nuovo capitolo della sua carriera dovrà partire da canzoni con idee più chiare e da decisioni più misurate.
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