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Lifestyle 1 min di lettura1 ora fa

Biodiversità al bivio: il monito di Guterres alla COP17

A Erevan l’Onu riporta l’attenzione sulla crisi degli ecosistemi mentre caldo record e oceani sempre più caldi aumentano i rischi per il pianeta.

Il deterioramento del clima sta rendendo sempre più fragile anche la biodiversità. A settembre 2026 la temperatura globale ha raggiunto il secondo valore più alto mai registrato per quel mese, mentre mari e oceani continuano a riscaldarsi e aumentano le aree colpite da ondate di calore eccezionali.

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Guterres accende l’allarme energetico

È questo lo sfondo della COP17, riunita a Erevan, in Armenia, per discutere della perdita di specie e degli equilibri naturali sotto pressione. All’apertura dei lavori è intervenuto anche Antonio Guterres, che ha collegato la tutela degli ecosistemi alla necessità di cambiare rapidamente il sistema energetico.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha usato parole molto dure contro gli incentivi pubblici ai combustibili fossili: «Sovvenzionare i combustibili fossili significa sovvenzionare il suicidio». Secondo Guterres, queste fonti stanno aumentando il calore globale e aggravando i danni agli ambienti naturali.

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Un quadro climatico sempre più critico

Nel suo appello, Guterres ha chiesto ai governi di interrompere i sostegni economici destinati alle fonti fossili e di destinare i fondi così liberati alla protezione delle persone e dell’ambiente. Finora, tuttavia, gli appelli dell’Onu e delle organizzazioni ambientaliste non hanno prodotto una svolta sufficiente.

I dati raccolti da Copernicus descrivono infatti una crisi in accelerazione. Dopo la presa d’atto che l’obiettivo degli accordi di Parigi di contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi non è più raggiungibile, la riunione di Erevan prova a concentrarsi sulle conseguenze per gli ecosistemi. Il rischio indicato è che parte dei danni diventi permanente, con effetti non soltanto sulla biodiversità, ma anche sulle condizioni di sopravvivenza delle comunità umane.

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