Barillari, il re dei paparazzi: «La foto che mi manca deve ancora arrivare»
Dalla Calabria alla Roma della Dolce Vita, Rino Barillari ripercorre 65 anni tra divi, provocazioni, scoop costruiti e un mestiere che gli è costato anche il matrimonio.
A 81 anni Rino Barillari continua a uscire con la macchina fotografica e considera ancora incompleto il suo archivio personale. Nato a Limbadi l’8 febbraio 1945, arrivò a Roma appena quattordicenne, senza denaro né un lavoro, e finì per diventare il volto più riconoscibile dei paparazzi italiani.
La sua carriera è passata attraverso la Fontana di Trevi, piazza di Spagna, via dei Condotti e la via Veneto della Dolce Vita. Ha fotografato attori, registi, politici e protagonisti della cronaca, imparando presto che dietro molte immagini apparentemente casuali si nascondevano strategie, provocazioni e interessi pubblicitari.
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Dalla Calabria alla macchina fotografica
Barillari era arrivato nella capitale con il sogno di lavorare in una cabina di proiezione cinematografica, seguendo l’esempio di un parente. La minore età, però, rendeva difficile trovare un impiego al cinema Barberini. L’incontro con gli “scattini” della Fontana di Trevi cambiò il suo percorso: a Porta Portese acquistò una Comet Bencini usata e iniziò a vendere le immagini alle agenzie.
Capì di poter vivere di fotografia quando i giornalisti cominciarono a cercare i suoi scatti e a comprarne i negativi. Iniziň a seguire i personaggi circondati dai curiosi, senza preoccuparsi subito della loro identità. Secondo il suo metodo, bisognava osservare, fare poche domande e non infastidire nessuno. Tra le prime fotografie vendute ricorda John Wayne, visto mentre camminava da solo tra piazza di Spagna e via dei Condotti.
La notte che inventò il paparazzo
All’epoca il centro di Roma era un grande palcoscenico. Le boutique di piazza di Spagna attiravano gli attori impegnati nelle prove degli abiti per i film, mentre la notte via Veneto si riempiva di locali, celebrità, musica e fotografi. Barillari ricorda i lampi dei flash come uno spettacolo pubblico e racconta che alcuni playboy arrivavano a pagare cinquanta lire per ogni fotografia mentre si mettevano in posa.
Federico Fellini trasformò quella realtà in un immaginario internazionale con La dolce vita. Barillari, che con il regista aveva stretto un rapporto di amicizia, attribuisce proprio a quel film la diffusione del termine paparazzo e la nascita di un nuovo modo di raccontare la vita privata dei famosi. «La fotografia della vita è quella che devo ancora fare», dice oggi, spiegando perché continua a lavorare.
Il trono e gli scoop preparati
Il soprannome “The King” gli fu assegnato dal collega Ivan Kroscenko, che lo considerava un fotografo dotato e capace di muoversi con discrezione. Durante una sorta di cerimonia notturna in via Veneto, Kroscenko gli avrebbe simbolicamente consegnato il proprio posto: da quel momento Barillari divenne il re dei paparazzi.
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Il fotografo sostiene però che molti scandali della Dolce Vita fossero costruiti dagli uffici stampa. Tra gli episodi ricordati c’è una scena con Alberto Sordi e una donna: l’immagine doveva sembrare rubata e imperfetta, così da alimentare la storia di una presunta relazione segreta. Anche alcune celebrità straniere, secondo Barillari, si lasciavano provocare davanti agli obiettivi o organizzavano situazioni utili a promuovere film, attori e registi.
Sofia Loren resta imbattibile
Nel suo personale catalogo di volti celebri, Sofia Loren occupa il primo posto per bellezza. Barillari porta ancora con sé una fotografia scattata insieme a lei e la considera una sorta di documento indispensabile quando viaggia fuori dall’Italia. Dopo Loren colloca Claudia Cardinale, mentre Silvana Pampanini è per lui la diva per eccellenza.
Anna Magnani, che gli urlava «A’ maschio!», poteva apparire brusca, ma il fotografo ne interpreta il comportamento come una caratteristica del suo temperamento. Tra gli uomini indica Marcello Mastroianni come il più bello e Federico Fellini come il più bugiardo. Pampanini è invece ricordata come la più generosa: dopo che gli avevano danneggiato una macchina fotografica, gliene comprò una nuova.
Un mestiere cambiato per sempre
Barillari guarda con nostalgia alla via Veneto di allora, ma sottolinea anche il prezzo pagato dalla professione. Oggi, a suo giudizio, molte celebrità si muovono protette dalle guardie del corpo, entrano e escono da accessi separati e mostrano una cautela che in passato non esisteva. Per questo ritiene improbabile il ritorno di quella Dolce Vita.
Nel bilancio dei suoi 65 anni di carriera rientra anche una vita privata sacrificata al lavoro, fino al divorzio. Restano gli incontri con Liz Taylor, Richard Burton, Ava Gardner, Frank Sinatra, Marlon Brando, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot, Ingrid Bergman, Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Fellini e Pasolini. Ma, nonostante abbia visto quasi tutto, Barillari sostiene che lo scatto più importante debba ancora arrivare.
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