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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Ballando cambia pelle: D’Urso può riempire il vuoto lasciato da Lucarelli

Dopo anni di scontri televisivi, il programma di Milly Carlucci deve scegliere se puntare ancora sulle provocazioni o riportare il ballo al centro della scena.

Per molto tempo la televisione ha trasformato le liti in un appuntamento imperdibile. Oggi, però, il pubblico vive già ogni giorno dentro discussioni aggressive, polemiche e attacchi che passano dai social: quando arriva il sabato sera, potrebbe cercare l’opposto, cioè un programma capace di alleggerire l’umore invece di alimentare nuove tensioni. È da qui che dovrebbe ripartire Ballando con le Stelle.


Il pubblico non cerca più lo scontro

Il programma di Milly Carlucci ha costruito una parte della propria fortuna sulle schermaglie tra giudici e concorrenti, mantenendo in vita un modello televisivo che in passato aveva prodotto momenti memorabili. Era l’epoca delle discussioni tra Simona Ventura, Antonella Elia e Aida Yespica all’Isola dei Famosi, delle liti tra Alessandra Mussolini e Vittorio Sgarbi alla Pupa e il secchione e delle provocazioni tra Ilary Blasi e Fabrizio Corona al Grande Fratello Vip.

Quel meccanismo, però, oggi rischia di essere meno efficace. La conflittualità si è trasferita soprattutto sugli schermi dei telefoni e coinvolge direttamente gli spettatori, spesso anche per un commento lasciato sui social. Di fronte a questo bombardamento quotidiano, molti sembrano preferire programmi più distensivi: Tale e Quale Show, Tu sì que vales e The Voice puntano sull’intrattenimento senza trasformare ogni confronto in un incendio.

I numeri sembrano confermare questa tendenza. Nelle ultime edizioni, Ballando con le Stelle ha registrato una media del 25,17% di share, mentre Tu sì que vales si è attestato al 27,06%. Anche momenti volutamente leggeri, come le esibizioni dei giudici con parrucche e battute, possono dunque funzionare meglio delle critiche più taglienti rivolte ai concorrenti.


D’Urso apre una fase diversa

L’arrivo di Barbara D’Urso in giuria può diventare l’occasione per cambiare direzione. Quando partecipava al programma come concorrente, infatti, l’attenzione si spostava spesso su temi estranei alla gara: l’obiettivo sembrava essere quello di provocarla fino a farle perdere la calma, nella speranza di ricreare gli ascolti legati ai grandi scontri dei reality di vent’anni fa.

Ora resta da capire quale spazio riuscirà a conquistare dietro il bancone e se saprà inserirsi senza sovrapporsi agli altri giudici. La sua presenza, tuttavia, offre a Milly Carlucci e agli autori la possibilità di sperimentare un tono differente: meno rumoroso, più brillante e capace di lasciare respirare le esibizioni.

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Il ballo dovrebbe tornare a essere il fulcro della trasmissione. Il percorso dei concorrenti e i miglioramenti sulla pista sono stati progressivamente messi in secondo piano da discussioni costruite per alimentare la curiosità, fino a rendere la gara quasi marginale rispetto alle dinamiche tra i protagonisti.


Lucarelli non va sostituita

Selvaggia Lucarelli, giudice di Ballando con le Stelle fino al 2025, ha avuto un ruolo decisivo nel ritmo dello spettacolo. Le sue osservazioni contribuivano a tenere viva l’attenzione e la sua presenza ha aiutato il programma a proseguire nel tempo. Il problema, secondo questa lettura, è stato ridurre quasi tutto il suo apporto alla contrapposizione con concorrenti scelti anche per i precedenti rapporti con lei.

Lucarelli mancherà, ma pensare di rimpiazzarla con una figura identica sarebbe impossibile. La strada più utile potrebbe essere un’altra: accettare il vuoto lasciato dalla giornalista e riempirlo con un equilibrio nuovo, senza inseguire continuamente il litigio. D’Urso potrebbe contribuire a questa trasformazione, ma non è detto che il suo ingresso basti da solo.

La questione riguarda quindi l’identità stessa di Ballando con le Stelle. Il programma può continuare a puntare su critiche e provocazioni fine a se stesse oppure recuperare la leggerezza delle prime stagioni, restituendo centralità alla danza. Dopo anni di conflitti televisivi, la seconda opzione potrebbe essere quella più adatta a un pubblico che, una volta seduto sul divano, vuole semplicemente staccare la testa.

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