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Lifestyle 2 min di lettura26 set

Allevi: «La fragilità è forza» dopo il tumore, la scelta di vivere

Dal mieloma multiplo alla musica come energia per affrontare paura, dolore e futuro: il racconto del compositore insieme al cardinale Zuppi.

Dopo aver visto da vicino la morte, Giovanni Allevi ha scelto di dedicare ogni energia possibile alla celebrazione della vita. Il compositore continua a pensare ai concerti come a una forma concreta di resistenza, anche quando il corpo porta ancora i segni della malattia.


La musica contro la paura

«Terrò concerti finché potrò, col dolore alla schiena, le dita che tremano, la spossatezza che i pazienti oncologici conoscono bene, per dimostrare che la fragilità è forza, che dall’imperfezione nasce la meraviglia, che ogni essere umano possiede una dignità da preservare», ha raccontato Allevi al Resto del Carlino. La sua prospettiva nasce dal percorso affrontato dopo la diagnosi di mieloma multiplo.

Nel momento più difficile, ha spiegato, il sostegno ricevuto e la musica gli hanno permesso di non cedere. Quel periodo gli ha fatto riscoprire l’amore per sé stesso e per gli altri, insieme alla consapevolezza che il dolore non è una condizione immutabile né una realtà impossibile da attraversare.


Quando la malattia non definisce

Un episodio vissuto in ospedale gli ha restituito una verità essenziale. Dopo che alcuni pazienti lo avevano riconosciuto, un uomo anziano intervenne nella sala d’attesa e gli disse con dolcezza: «Qui siamo tutti uguali». Per Allevi, in quel momento vennero meno ruoli, aspettative e giudizi: rimase l’identità più autentica di ciascuno.

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La diagnosi aveva colpito anche per la paura comparsa negli occhi dei suoi familiari. La musica, però, gli ha consentito di distinguere la propria persona dalla malattia e di comprendere che una parte di sé può continuare a vivere oltre la debolezza e la precarietà del corpo.


La speranza chiede vicinanza

Nel confronto con Allevi, Matteo Zuppi ha sottolineato che stare bene non significa ignorare le difficoltà, bensì affrontarle e cercare di risolverle. Il cardinale ha collegato la speranza alla capacità di guardare la morte senza trasformarla in un avversario assoluto, lasciando spazio a un amore più intenso verso gli altri.

Il dialogo si è svolto a Bologna, in piazza Maggiore, durante il Festival Francescano, dedicato quest’anno al tema “Sorella Morte”. Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana, ha inoltre richiamato la necessità di non abbandonare nessuno davanti alla sofferenza: per il cardinale, la speranza non è evasione, ma presenza accanto a chi deve affrontare la prova.

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