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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Agnelli, il successo può aspettare: «Sbagliare è fondamentale

Dalla lunga gavetta agli Afterhours del 2027, Manuel Agnelli difende il valore dell’errore e dei concerti come palestra per i nuovi musicisti.

Dodici anni separano Manuel Agnelli dal momento in cui il pubblico ha riconosciuto davvero il suo lavoro. Un percorso fatto di concerti, tentativi e occupazioni necessarie per mantenersi che oggi gli permette di guardare con lucidità a un sistema musicale sempre più concentrato sulla velocità e sui risultati immediati. Da questa esperienza nasce anche il suo impegno per Suoni dal futuro, progetto triennale realizzato con Germi-LdC e SIAE.

L’iniziativa coinvolge sei nuovi progetti musicali e li porta in otto città: Palermo, Bologna, Roma, Taranto, Napoli, Torino, Pesaro e Milano. L’obiettivo è offrire ai giovani occasioni concrete per salire su un palco, incontrare il pubblico e maturare senza l’obbligo di dimostrare tutto al primo tentativo.


La gavetta resta una risorsa

Per Agnelli, arrivare al successo più tardi non è stato un limite. Se il riconoscimento fosse arrivato a vent’anni, sostiene, avrebbe perso una parte decisiva della propria formazione: proprio gli anni degli errori e della ricerca gli hanno consentito di costruire un’identità senza scorciatoie.

Il progetto non nasce però dalla volontà di ricreare la scena degli anni Novanta. L’artista dice di sentirsi fortunato e considera il sostegno alle nuove generazioni una forma di restituzione, qualcosa che può dare significato alla propria attività anche oltre le canzoni. La selezione, spiega, non punta soltanto a individuare il talento più evidente né a inseguire i numeri: «Vogliamo fare delle esperienze a questi ragazzi e magari anche farli sbagliare».

Suoni dal futuro prevede otto appuntamenti con sei gruppi, per un totale di 48 esibizioni, organizzate due volte all’anno. Il programma raggiunge così 12 band ogni anno; chi non entra nel tour principale può comunque trovare spazio nelle serate di Germi, negli incontri di Carne Fresca e nei festival. Durante il tour estivo degli Afterhours, inoltre, alcune formazioni hanno aperto i concerti della band.


Un sistema che non concede errori

Secondo Agnelli, oggi un musicista rischia di essere giudicato in tempi troppo brevi: dopo un primo disco, basta un secondo lavoro ritenuto non abbastanza convincente per essere messo da parte. La carriera, al contrario, dovrebbe comprendere fasi diverse, ripensamenti e cadute. «Solo avendo la possibilità di sbagliare si può osare fino in fondo», ha spiegato parlando del progetto.

L’artista critica anche un modello produttivo nel quale molte canzoni vengono realizzate da gruppi ristretti di autori e seguono formule già collaudate. A suo giudizio, il successo numerico è diventato un criterio quasi esclusivo: chi funziona viene sostenuto, mentre chi non ottiene risultati immediati viene abbandonato. Un meccanismo che, osserva, avrebbe escluso gran parte delle opere oggi considerate fondamentali.

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Nel suo ragionamento entrano anche i social e internet, accusati di aver alterato il significato della meritocrazia. La capacità di promuoversi può finire per contare più della costruzione di un percorso, mentre la comunicazione digitale tende a privilegiare reazioni rapide, toni esasperati e messaggi semplificati. Per questo il concerto assume un valore ancora maggiore: il contatto diretto obbliga gli artisti a misurarsi con gli altri e con le proprie capacità.


Il palco torna una scuola

La dimensione dal vivo, soprattutto per chi è cresciuto comunicando attraverso la rete, rappresenta secondo Agnelli un’esperienza formativa difficile da sostituire. Suonare davanti a persone reali significa affrontare la tensione, ascoltare le reazioni e sperimentare una forza emotiva che non può essere riprodotta da uno schermo.

Il musicista considera positivo anche un confronto che non produca subito consenso. L’incontro fisico, infatti, permette di crescere sia sul piano artistico sia su quello personale, restituendo alla musica una dimensione collettiva. È questo il terreno che Suoni dal futuro prova a ricostruire, mettendo in rete realtà locali spesso prive di visibilità e riportando i club al centro dell’apprendimento.

La stessa idea accompagnerà il ritorno degli Afterhours dal vivo nel 2027. Dopo la riunione della scorsa estate, avvenuta a vent’anni dall’ultima presenza sui palchi di quella formazione, Agnelli non parla di una semplice celebrazione del passato. L’esperienza, racconta, ha rappresentato soprattutto «la riscoperta di una comunità».

Il filo comune tra il progetto per i giovani e il ritorno della band è quindi la relazione tra le persone, non la ricerca del dato più alto. Per Agnelli, un musicista trova il proprio significato quando riesce a creare qualcosa e a trasformare il pubblico, il palco e il tempo condiviso in un’esperienza autentica.

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