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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Acne e pelle impura, prima la valutazione dermatologica

Cosmetici, peeling, luce e laser possono aiutare, ma la scelta dipende dal tipo e dalla gravità delle lesioni

L’acne richiede una valutazione dermatologica prima di scegliere cosmetici, peeling o trattamenti di medicina estetica. La cura cambia infatti in base alla forma della malattia e alla sua intensità.

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L’impatto sulla percezione di sé

Le imperfezioni possono condizionare anche il benessere psicologico. Quando l’aspetto della pelle occupa uno spazio eccessivo nel modo in cui una persona si considera, si può parlare di “slittamento identitario”, con possibili conseguenze sulle scelte quotidiane e sui comportamenti.

Per affrontare questo aspetto è nato “Oltre la pelle”, un seminario gratuito online realizzato dalla piattaforma Relazioni Sane insieme a Bioderma. L’incontro è condotto da Camilla Stellato, psicoterapeuta, e da Psicologa Cruda, psicologa e sessuologa, entrambe co-fondatrici dell’iniziativa.

La proposta rientra in #AcneExile, campagna del marchio cosmetico dedicata agli effetti dell’acne sull’equilibrio psicologico. In presenza di un disagio marcato, il supporto di uno psicologo può affiancare il percorso dermatologico.


Una routine delicata a casa

Per la pelle impura si possono valutare prodotti esfolianti con acido salicilico, glicolico o mandelico. Il salicilico raggiunge l’interno dei pori e contribuisce a ridurre il sebo, mentre gli altri due acidi favoriscono una superficie cutanea più uniforme.

L’uso va iniziato la sera, due o tre volte alla settimana, senza dimenticare la protezione solare durante il giorno. Anche una pelle oleosa ha bisogno di idratazione: formule leggere e non comedogeniche, eventualmente con niacinamide e zinco, possono essere preferibili ai prodotti troppo sgrassanti.

I detergenti aggressivi rischiano di indebolire la barriera cutanea e di aumentare irritazione e secchezza. Le maschere all’argilla possono essere applicate una o due volte ogni sette giorni, rimuovendole prima che si asciughino completamente.

«Non schiacciare brufoli e comedoni, perché si aggrava l’infiammazione, si favoriscono le infezioni e aumenta il rischio di macchie e cicatrici», ha avvertito Maria Gabriella Di Russo, medico chirurgo specialista in Idrologia medica e docente della Scuola superiore post-universitaria di medicina estetica Agorà di Milano.

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Peeling, luce e laser

I peeling con acido salicilico o glicolico possono essere utilizzati soprattutto in presenza di acne comedonica, pori ostruiti e alcune macchie lasciate dall’infiammazione. Di norma sono necessarie più applicazioni e l’effetto può non essere permanente.

La luce LED blu può contribuire a ridurre le lesioni infiammatorie, mentre quella rossa è studiata per la sua possibile azione antinfiammatoria. Queste tecnologie risultano però meno adatte a punti neri, punti bianchi e noduli profondi.

«I protocolli di medicina estetica più utili contro l’acne sono quelli che agiscono su uno o più dei suoi meccanismi principali», ha spiegato Di Russo. Nell’acne comedonica la terapia dermatologica resta il riferimento, con il peeling come supporto; nelle forme infiammatorie, luce e laser tradizionali possono avere un ruolo complementare.


Le tecnologie per le cicatrici

Tra le apparecchiature più recenti c’è Accure, laser a 1.726 nanometri progettato per raggiungere le ghiandole sebacee. Il dispositivo riscalda selettivamente l’area e controlla la temperatura durante la procedura.

Negli Stati Uniti la FDA ha autorizzato Accure per il trattamento a lungo termine dell’acne infiammatoria da lieve a grave. Il percorso indicato comprende quattro sedute, distanziate di un mese; secondo l’azienda produttrice, dopo sei mesi le lesioni infiammatorie si riducono mediamente del 70%.

Per gli esiti cicatriziali vengono impiegati laser frazionati, microneedling e radiofrequenza. È ancora oggetto di studio, invece, il nanofat, un preparato ottenuto dal tessuto adiposo della paziente e iniettato sotto le cicatrici.

L’acne riguarda quasi un giovane su dieci tra i 10 e i 24 anni a livello globale, con una presenza particolarmente elevata nell’Europa occidentale e una frequenza maggiore tra le ragazze. La scelta del trattamento deve quindi tenere conto sia del tipo di lesioni sia della loro gravità.

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