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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

A 81 anni Lula conquista il quarto mandato: la parabola dal tornio al potere

Dall’infanzia povera nel Pernambuco alla guida del Brasile: il leader della sinistra ha superato Flavio Bolsonaro dopo una lunga stagione tra sindacato, carcere e istituzioni

Il nuovo successo di Luiz Inacio Lula Da Silva si misura anche nel margine con cui ha superato Flavio Bolsonaro: circa quattro milioni di voti, pari al 51,79% contro il 48,21%. A 81 anni, il leader della sinistra torna così alla guida del Brasile per il quarto mandato, sostenuto sul palco della vittoria dalla moglie Rosangela Janja da Silva e da numerosi giovani.

La consultazione è stata accompagnata dalle contestazioni di Jair Bolsonaro, che non ha riconosciuto la sconfitta e ha criticato la decisione del Tribunale Supremo di prolungare di due ore l’apertura dei seggi. L’estensione era stata richiesta da entrambi i candidati. I presidenti del Senato e della Camera, Davi Alcolumbre e Hugo Motta, entrambi esponenti di forze di centrodestra, hanno invece considerato regolare il voto e si sono congratulati con Lula.

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Il consenso costruito tra i giovani

Nel discorso pronunciato dopo l’esito del ballottaggio, Lula ha presentato il risultato come una battuta d’arresto per la disinformazione e per chi nega la realtà. Ha poi rivolto un ringraziamento particolare ai giovani brasiliani scesi in strada a difesa della democrazia: «È stata una sconfitta del negazionismo e della menzogna».

Durante la campagna il presidente eletto ha cercato proprio nelle nuove generazioni una parte decisiva del proprio sostegno. Ha inoltre respinto le pressioni provenienti dall’estero, comprese quelle legate alle piattaforme digitali e a Donald Trump, affermando: «Questo Paese non accetta di essere il cortile di nessuno».

Il prossimo mandato si annuncia comunque complesso. In Parlamento la destra conserva una presenza consistente e Lula ha promesso di lavorare con le Camere, come ha già fatto negli ultimi quattro anni, quando per portare avanti le proprie misure progressiste ha dovuto accettare compromessi politici.


Dalla fabbrica alla presidenza

La storia personale di Lula comincia nel Pernambuco, nel Nord-est del Brasile. Settimo di otto figli, è cresciuto in condizioni di povertà e a 14 anni ha iniziato a lavorare in fabbrica. Negli anni Settanta, mentre era tornitore alle Indústrias Villares, è diventato una figura centrale del sindacato dei metalmeccanici di San Paolo.

In quel ruolo guidò una delle mobilitazioni operaie più importanti contro il regime militare. La sua immagine, segnata dalla barba, è stata spesso accostata a quella di Che Guevara e Fidel Castro. Anche la perdita del mignolo della mano sinistra è entrata nella sua biografia politica: lo perse quando la mano rimase schiacciata sotto una pressa. In campagna elettorale l’avversario ha trasformato quell’invalidità in un attacco di cattivo gusto, al quale Lula ha risposto ricordandone l’origine.

Prima di arrivare alla presidenza, il dirigente sindacale ha affrontato sconfitte elettorali, una condanna e quasi un anno e mezzo di detenzione. I procedimenti per corruzione sono stati successivamente annullati per vizi formali e per le valutazioni sulla parzialità del giudizio nei suoi confronti.

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Quattro mandati e una salute sorvegliata

Lula ha guidato il Brasile dal 2003 al 2010, dopo quattro tentativi elettorali andati a vuoto. In quella fase aveva promesso di garantire a tutti una casa e tre pasti quotidiani, assicurando nello stesso tempo il rispetto degli accordi con gli investitori stranieri.

Il nuovo ritorno alla presidenza è arrivato nel 2023, quando sconfisse Jair Bolsonaro con meno di due punti percentuali di vantaggio. In seguito Bolsonaro tentò di impadronirsi del potere con la forza. Lula continua a sostenere un ruolo centrale degli investimenti pubblici nell’economia, nonostante il Brasile debba fare i conti con un debito pubblico elevato.

L’età è stata uno dei temi ricorrenti della campagna. Nella primavera precedente Lula aveva cominciato un ciclo di radioterapia superficiale al cuoio capelluto, dopo l’asportazione di un tumore della pelle. Nel 2011 aveva già affrontato un cancro alla laringe e, per tutta la competizione elettorale, ha insistito sulla propria buona condizione fisica.


La famiglia accanto al presidente

Rosangela Janja da Silva, terza moglie di Lula, ha avuto un ruolo importante nella campagna. I due hanno iniziato la relazione quando lui era detenuto e si sono sposati quest’anno. Janja era al suo fianco anche quando il marito ha lasciato il carcere ed è salita con lui sul palco dopo la vittoria.

Lula è rimasto vedovo due volte. Maria de Lourdes da Silva è morta nel 1971 durante il parto, nel quale perse la vita anche il bambino. La seconda moglie, Marisa Letícia Rocco Casa, è scomparsa nel 2017: i due erano sposati dal 1974.

Da Marisa ha avuto quattro figli: Fábio Luís, noto come Lulinha, Marcos Cláudio, Sandro Luís e Luís Cláudio. Prima del matrimonio aveva avuto una figlia, Lurian, con Miriam Cordeiro. Lurian è l’unica femmina; Fábio Luís è stato inoltre coinvolto in diverse inchieste giudiziarie ancora aperte.

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