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Lifestyle 3 min di lettura2 giorni fa

A 61 anni cambia vita: Paola trasforma la sua casa in un nuovo inizio

Dopo aver lasciato la sartoria, Paola Corbella Estienne ha scelto di ospitare viaggiatori nel suo attico di Torino, diventando anche un punto di riferimento per gli host della città.

A 71 anni Paola Corbella Estienne continua a progettare il futuro partendo da una scelta compiuta dieci anni fa: lasciare la sartoria e aprire agli ospiti la casa di famiglia. Oggi il suo attico torinese, affacciato sulla Mole Antonelliana, è anche il luogo in cui ha costruito una nuova autonomia e relazioni con persone arrivate da ogni parte del mondo.

La decisione era maturata quando aveva 61 anni, dopo la chiusura del laboratorio di moda. Da allora l’attività su Airbnb non è rimasta soltanto un lavoro: l’ha portata a diventare Community Leader sul territorio e a impegnarsi per rafforzare i legami tra gli host della sua città.


Una svolta arrivata a 61 anni

Nel 2013 il commercialista le aveva prospettato due possibilità: affrontare investimenti significativi oppure interrompere l’attività. Paola, già provata da quel percorso professionale, scelse di chiudere. Invece di vivere quella decisione come una sconfitta, la trasformò nella base per una ripartenza.

L’occasione arrivò mentre cercava un modo per occuparsi della casa della madre. Un’amica le parlò degli affitti turistici e Paola decise di tentare. Alle donne che considerano l’età un ostacolo affida un messaggio preciso: «Gli anni non definiscono i nostri confini, testimoniano solo che abbiamo più esperienza per scegliere cosa fare».


L’attico dove i ricordi restano

Quello che Paola mette a disposizione non è un immobile acquistato per essere destinato esclusivamente ai visitatori. È l’abitazione in cui ha vissuto, appartenuta alla madre, con fotografie delle figlie, libri e oggetti legati alla storia familiare ancora presenti negli ambienti.

Aprire uno spazio tanto personale a persone sconosciute avrebbe potuto creare timori, soprattutto gestendo l’accoglienza da sola. Le verifiche sui profili, gli strumenti della piattaforma e le tutele disponibili le hanno dato sicurezza; per lei, però, il valore dell’hosting nasce soprattutto dalla fiducia reciproca e dalla condivisione.

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Tecnologia sì, ma senza distanza

Paola sceglie di incontrare personalmente ogni ospite. Ha sempre lavorato a contatto con le persone e considera l’arrivo in casa il momento in cui un soggiorno può trasformarsi in un incontro: accoglie, racconta Torino e condivide abitudini e suggerimenti, convinta che l’esperienza arricchisca entrambe le parti.

L’applicazione le offre un sostegno pratico per prenotazioni, calendari, pagamenti e messaggi, senza obbligarla a rendere impersonale il rapporto con chi arriva. All’inizio, racconta, ha dovuto superare molte difficoltà digitali; curiosità e disponibilità a imparare le hanno però permesso di usare la tecnologia come strumento di autonomia.


Una rete contro la solitudine

L’impegno di Paola non si limita al proprio appartamento. Il legame con la community torinese l’ha spinta a lavorare per riunire gli host locali, in un’attività che considera importante anche sul piano umano. L’ospitalità, nella sua prospettiva, può ricucire relazioni indebolite dalla velocità della vita quotidiana.

Durante un incontro a Milano dedicato alle Olimpiadi di Milano-Cortina, Brian Chesky le mostrò uno smartphone e le disse: «Guarda Paola, questo è solo uno strumento». Poi aggiunse: «Ciò che conta davvero sono le persone». È una convinzione che Paola ha fatto propria: dietro piattaforme e schermi restano individui, storie e bisogni, mentre la casa diventa il punto di partenza per una rete di rapporti reali.

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