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Economia 5 min di lettura12 min fa

Voto Usa: il deficit e la Fed pesano sui mercati

Analisti divisi su azioni, titoli di Stato, dollaro e investimenti nei centri dati del Texas

Il voto di metà mandato negli Stati Uniti ha consegnato ai democratici la maggioranza di Camera e Senato.

Le previsioni per il 2027

Secondo T. Rowe Price, l’effetto del risultato elettorale sull’economia sarà meno rilevante di energia, Federal Reserve e investimenti nell’intelligenza artificiale. Blerina Uruçi, economista capo per gli Stati Uniti, ritiene che il Congresso abbia margini limitati per incidere su questi tre fattori.

La società d’investimento stima un disavanzo vicino al 5,7% del Pil e ipotizza nuovi aumenti dei tassi da parte della Fed nel 2027. Tim Murray, stratega dei mercati dei capitali, prevede che il fabbisogno legato all’intelligenza artificiale e le emissioni persistenti possano mantenere elevati i rendimenti dei titoli di Stato americani.

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Il nodo dei centri dati

Edmond de Rothschild Asset Management ha concentrato l’attenzione sul Texas, dove si trova quasi un terzo della capacità statunitense di centri dati già disponibile o in fase di realizzazione. Il repubblicano Abbott, favorevole a queste infrastrutture, è stato sconfitto dalla democratica Hinojosa, che ha impostato la campagna sulla regolamentazione delle grandi aziende tecnologiche.

Nei referendum locali sono state approvate circa venti misure restrittive sui nuovi impianti. La reazione iniziale ha portato il Nasdaq a perdere il 2% e il Kospi, principale indice della Borsa di Seul, il 4%; entrambi hanno poi recuperato fino alla parità. Nabil Milali ritiene possibile un atteggiamento più pragmatico da parte dei democratici: il programma di Hinojosa non vieta i centri dati, ma punta a proteggere le famiglie dai costi aggiuntivi.

Per Milali, inoltre, la condivisione del potere tra i due partiti ha storicamente favorito le Borse nell’anno successivo alle elezioni di metà mandato. Edmond de Rothschild Asset Management considera dunque le valutazioni azionarie nuovamente interessanti e mantiene un orientamento positivo.


Politica estera senza freni

Il controllo democratico delle due camere limita l’agenda legislativa dell’amministrazione, ma non impedisce alla Casa Bianca di intervenire su dazi e sanzioni attraverso i poteri esecutivi. Andrew Jackson di Vontobel prevede quindi un ricorso più frequente a questi strumenti e segnala il rischio di una linea più dura verso l’Iran, con possibili ripercussioni su petrolio e inflazione.

Anche Allianz Global Investors ritiene che il risultato produca soprattutto un aumento dei contrasti istituzionali. Michael Krautzberger e Liam Wash osservano che i democratici non dispongono né dei tre quinti necessari per superare l’ostruzionismo del Senato né dei due terzi utili a neutralizzare un veto presidenziale. «A nostro avviso, il risultato indica più attrito politico che una trasformazione delle politiche», hanno scritto.

La politica commerciale rimane in larga parte fuori dalla portata del Congresso. Per Allianz Global Investors, una riduzione delle tensioni con l’Iran richiederebbe un’intesa tra i due partiti; Vontobel, invece, considera probabile una maggiore iniziativa presidenziale su tariffe e misure punitive.

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Borse, obbligazioni e valuta

Vontobel ricorda che, in passato, Wall Street ha spesso registrato buone performance dopo il voto di metà mandato. In questa occasione, però, le valutazioni elevate e i rendimenti già alti potrebbero ridurre lo spazio per ulteriori rialzi: a fare la differenza saranno soprattutto gli utili delle società.

Allianz Global Investors individua possibili benefici per sanità e consumi di base, nel caso in cui l’agenda democratica protegga i relativi programmi di spesa. Difesa e settore finanziario potrebbero invece risentire dell’opposizione a un incremento del bilancio militare e di regole più severe sulla deregolamentazione. Nuove norme sull’intelligenza artificiale potrebbero inoltre ridimensionare le quotazioni più spinte di alcuni titoli.

Sul debito pubblico le valutazioni restano divergenti. Vontobel ritiene che il governo diviso possa sostenere i titoli del Tesoro, ma non eliminare il disavanzo accumulato. Le emissioni necessarie a finanziarlo potrebbero impedire una discesa marcata dei rendimenti a lunga scadenza, mentre inflazione e decisioni della Fed resterebbero decisive.

Allianz Global Investors vede invece minori rischi di uno scontro sul tetto del debito, poiché entrambe le camere sono controllate dallo stesso partito. La riduzione delle probabilità di un ampio aumento della spesa militare potrebbe contenere le nuove emissioni, anche se il disavanzo rimarrà elevato e gli effetti fiscali di lungo periodo sono ancora incerti.

Sul dollaro gli analisti non prevedono una reazione destinata a durare. Vontobel interpreta i movimenti iniziali come effetto del sollievo degli investitori e delle loro posizioni, mentre nel tempo conteranno soprattutto la crescita relativa dell’economia americana e la Fed. Allianz Global Investors ipotizza una valuta leggermente più debole nel breve periodo, ma ritiene che nel lungo termine possa beneficiare di maggiori controlli sull’esecutivo e di una più solida credibilità istituzionale.


Spesa pubblica e regole negli Stati

Aberdeen Investments si aspetta una politica fiscale meno restrittiva. Lizzy Galbraith prevede che i democratici chiedano il ripristino dei finanziamenti alla sanità eliminati l’anno scorso con il One Big Beautiful Bill Act, il pacchetto fiscale voluto dall’amministrazione Trump. In cambio, potrebbero sostenere nuovi stanziamenti per la difesa. «Di conseguenza, riteniamo probabile un moderato allentamento della politica fiscale», ha spiegato Galbraith.

Questa valutazione si distingue da quelle di Vontobel ed Edmond de Rothschild Asset Management, orientate verso un contenimento dell’espansione del disavanzo. Aberdeen considera inoltre possibile un rafforzamento della supervisione federale sull’intelligenza artificiale e incentivi alle energie pulite, anche se il veto presidenziale e la necessità di un consenso bipartisan al Senato riducono le possibilità di approvazione.

Le decisioni più concrete potrebbero arrivare dai singoli Stati. Dopo le vittorie democratiche per i governatori di Texas e Ohio, Aberdeen ipotizza una revisione dei crediti d’imposta e norme urbanistiche meno favorevoli alla costruzione di centri dati. Sui dazi, invece, la società non prevede cambiamenti rilevanti, anche per il frequente ricorso del presidente agli ordini esecutivi.

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