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Economia 2 min di lettura55 min fa

Tlc, 212 posti appesi a un filo: Ericsson e Zte sotto pressione

Le due multinazionali hanno avviato procedure che coinvolgono 131 dipendenti a Genova e 81 lavoratori in Zte, mentre sindacati e istituzioni chiedono garanzie sul futuro in Italia.

Sono 212 i posti di lavoro direttamente minacciati nelle due principali vertenze aperte nel settore italiano delle telecomunicazioni. Ericsson valuta 131 licenziamenti nella sede di Genova, mentre Zte ne prevede 81 su un organico complessivo di 177 persone: in entrambi i casi, il ridimensionamento riguarda una quota molto consistente dei dipendenti.


A Genova cresce la mobilitazione

La situazione di Ericsson sarà al centro di un confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy in programma lunedì. I lavoratori genovesi hanno già portato la protesta davanti al Salone nautico, dove è comparso un cartello con la scritta «Naufragio Ericsson Italia». Per mercoledì 7 è stato inoltre proclamato uno sciopero.

Le istituzioni liguri hanno preso posizione contro l’ipotesi di un forte ridimensionamento. Il ministro Adolfo Urso ha chiesto rispetto per il Paese e per chi vi lavora, mentre il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha sostenuto che l’azienda non dovrebbe lasciare l’Italia. La sindaca di Genova Silvia Salis ha parlato di un processo di smantellamento cominciato anni fa, nonostante i finanziamenti pubblici ricevuti.


Ericsson difende la presenza italiana

La multinazionale svedese collega la procedura alle misure annunciate a livello globale all’inizio del 2026, finalizzate a contenere i costi e a rendere più efficiente l’organizzazione. L’azienda ha comunque assicurato che il confronto con i sindacati proseguirà.

Ericsson ha inoltre ribadito di essere attiva e di investire in Italia da oltre un secolo. Secondo quanto comunicato dalla società, le attività di ricerca e sviluppo continueranno nelle sedi di Genova, Pagani e Pisa, anche se resta da chiarire l’impatto concreto dei licenziamenti annunciati.

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Zte riduce l’organico della metà

Anche Zte esclude l’addio al mercato italiano, ma la procedura avviata coinvolge 81 dipendenti su 177. La società sostiene di avere valutato diverse alternative prima di arrivare alla prospettiva dei licenziamenti e ha dichiarato di voler proseguire il dialogo con le organizzazioni sindacali.

Il quadro attuale è molto diverso da quello degli anni in cui venivano prospettivati investimenti miliardari e l’azienda contava in Italia il doppio degli occupati attuali. Il centro di innovazione e ricerca dell’Aquila, presentato durante le sperimentazioni con Open Fiber e Wind Tre, non è più operativo nella città abruzzese: Zte precisa che le attività sono state trasferite a Roma.


Il nodo delle commesse

A preoccupare i sindacati è anche la dipendenza di Zte dalle commesse di Wind Tre, che rappresenterebbero la parte largamente prevalente dei ricavi italiani. Più contenuto sarebbe invece il peso degli incarichi legati a Zephiro e Open Fiber.

Le due vertenze, pur distinte, alimentano così lo stesso interrogativo sul ruolo industriale delle telecomunicazioni in Italia. Da un lato le aziende confermano di voler restare nel Paese; dall’altro, le procedure aperte mettono in discussione 212 posti di lavoro e riaccendono il confronto sulle prospettive future del comparto.

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