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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Spazio, il caso SpaceX muove 100 miliardi ma accende l’allarme

La corsa agli investimenti nell’economia spaziale accelera dopo l’Ipo di SpaceX, ma la forte dipendenza dai suoi lanciatori espone il settore a nuovi rischi

Il dato più sorprendente riguarda la concentrazione del mercato: nel 2026 le missioni Starlink rappresentano circa il 79% dei lanci effettuati con Falcon 9, contro il 54% del 2020. Nello stesso periodo, sette società spaziali hanno ricevuto comunicazione che la capacità dei vettori di SpaceX è già prenotata fino al 2028-2029.

La crescita del gruppo fondato da Elon Musk sta quindi attirando capitali senza precedenti, ma alimenta anche un interrogativo sulla solidità dell’intero comparto. Secondo Space Capital, gli investimenti nell’economia spaziale potrebbero superare per la prima volta quota 100 miliardi di dollari nel 2026.

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La spinta dell’Ipo cambia il mercato

L’offerta pubblica iniziale di SpaceX, avviata all’inizio dell’estate 2026 nei comparti della difesa e delle infrastrutture spaziali, ha contribuito a modificare le aspettative degli investitori. La società è stata quotata a 135 dollari per azione, un valore record che ha favorito una rivalutazione delle imprese attive nello stesso settore.

L’effetto, tuttavia, non si limita alla società di Musk. Chad Anderson, amministratore delegato di Space Capital, ha osservato che l’euforia attuale ridimensiona persino quella del 2021: «Pensavamo tutti che il 2021 fosse stato un mercato eccezionalmente caldo; rispetto a quello che sta accadendo oggi, sembra un fenomeno marginale».


Nuovi concorrenti in cerca di spazio

Il progressivo disimpegno dal razzo Falcon 9 ha spinto parte degli operatori finanziari a cercare alternative. Tra i nomi che hanno beneficiato di questa tendenza figurano Stoke Space Technologies e Blue Origin LLC, entrambe sostenute da una crescita della produzione e da nuovi finanziamenti.

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Blue Origin, la società statunitense fondata da Jeff Bezos nel 2020, ha comunicato di avere raccolto almeno 10 miliardi di dollari attraverso finanziamenti esterni nei suoi 26 anni di storia. A sostenere ulteriormente il flusso di capitali è l’interesse del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti e di diversi Paesi per reti satellitari autonome e altre strutture destinate alle attività spaziali.


La dipendenza dai lanciatori preoccupa

L’espansione delle valutazioni non elimina però il rischio di una sopravvalutazione. Space Capital segnala che alcune aziende stanno ottenendo risorse sulla base di stime molto elevate, pur poggiando su variabili ancora incerte e, in particolare, sulla necessità di utilizzare i servizi di SpaceX per realizzare le proprie infrastrutture.

Amazon, per esempio, ha acquistato tre lanci con Falcon 9 per la costellazione satellitare Project Kuiper. Anche Eutelsat OneWeb, che opera nello stesso mercato, ricorre ai vettori della società statunitense per portare in orbita i propri satelliti. Una dipendenza così ampia può accelerare lo sviluppo dell’economia spaziale, ma in caso di difficoltà rischia di propagare le conseguenze lungo tutta la filiera.

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