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Economia 3 min di lettura2 ore fa

Sanità, i tempi restano lunghi: dove si inceppa la cura delle liste

La Corte dei Conti segnala che denaro, nuove regole e strumenti digitali non hanno ancora colmato i divari tra territori e servizi

Per accorciare davvero l’attesa nelle strutture sanitarie non basta aumentare le risorse: servono controlli costanti, responsabilità precise e dati completi. È questa la conclusione della Corte dei Conti, secondo cui un accesso rapido e uniforme alle prestazioni richiede «trasparenza, monitoraggio continuo, responsabilità istituzionale, impiego efficiente delle risorse e una rendicontazione puntuale dei risultati».

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Più controlli contro i ritardi

La magistratura contabile chiede di individuare rapidamente le amministrazioni inadempienti, applicare le penalità previste e ricorrere, quando necessario, ai poteri sostitutivi. Tra le priorità indicate figurano anche il completamento dei collegamenti tra i sistemi informatici regionali, una verifica più rigorosa sull’utilizzo dei finanziamenti e una programmazione più accurata dei bisogni assistenziali.

Le indicazioni arrivano insieme alla richiesta di interventi duraturi sul personale. Secondo la Corte, solo una strategia coordinata può incidere sui tempi di prenotazione e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure, evitando che le misure restino prive di effetti concreti.


Un problema che va oltre la pandemia

Nel rapporto dedicato all’attuazione degli interventi contro le liste di attesa, la Corte dei Conti definisce il fenomeno «una criticità strutturale del sistema sanitario». Le cause, viene spiegato, non si esauriscono nelle conseguenze dell’emergenza sanitaria: pesano anche l’organizzazione dei servizi, la gestione delle attività e le carenze nella pianificazione.

Il rafforzamento delle norme e degli stanziamenti non ha risolto il quadro. Persistono ostacoli nell’applicazione delle misure, differenze marcate tra le aree del Paese e una disponibilità insufficiente di professionisti, soprattutto nelle specialità più richieste.


Fondi e dati non raccontano tutto

Tra il 2022 e il 2028 sono stati destinati al contenimento delle attese circa 3,71 miliardi di euro. Nel periodo 2022-2025, invece, a fronte di assegnazioni statali per circa 1,845 miliardi, le somme effettivamente impiegate risultano pari a circa 1,58 miliardi.

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La Corte osserva però che il quadro finanziario non consente da solo di misurare l’efficacia degli interventi. Le informazioni inviate dalle Regioni sono infatti «poco complete e uniformi», una lacuna che rende difficile collegare con precisione fondi spesi, prestazioni erogate e riduzione dei tempi.

Il decreto legge 73 del 2024 ha introdotto un modello basato su verifiche più solide, strumenti digitali e disponibilità tempestiva delle informazioni. La Corte ritiene che l’impianto possa produrre un miglioramento stabile, ma considera necessario attendere la piena applicazione delle misure per valutarne gli effetti.


Prenotazioni e personale restano decisivi

I dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa mostrano problemi nell’uso regionale della priorità «P», destinata alle prestazioni programmabili. Emergono inoltre scarti tra il giorno proposto e quello accettato dal paziente, intervalli tra la prescrizione e il primo contatto con i Centri unici di prenotazione e differenze tra ricette emesse e appuntamenti realmente registrati.

Anche quando le risorse sono disponibili, l’offerta non riesce sempre a crescere per la mancanza di addetti, in particolare di specialisti. Per questo la Corte sollecita il completamento della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal decreto ministeriale n. 77 del 2022.

Il rafforzamento dei servizi vicino ai cittadini dovrebbe migliorare la presa in carico, limitare le richieste non appropriate e diminuire la pressione su ospedali e ambulatori specialistici. Senza questo passaggio, conclude l’analisi, sarà difficile ottenere una riduzione stabile dei tempi e un accesso realmente equo alle prestazioni.

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