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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Ricchi e criptovalute: quel 10% che cambia i portafogli

Oltre il 65% dei grandi investitori possiede attività digitali, mentre il passaggio generazionale potrebbe accelerarne ancora la diffusione.

Il passaggio di oltre 83 mila miliardi di dollari dalle generazioni più anziane a quelle più giovani, atteso nei prossimi due decenni, potrebbe ridisegnare anche il rapporto tra grandi patrimoni e criptovalute. Chi erediterà queste somme sarà infatti più abituato agli strumenti digitali e, secondo lo studio di CoinShares, potrebbe aumentare il peso di questa classe di investimento nei portafogli.


La ricchezza giovane guarda alle criptovalute

Oggi più del 65% degli investitori facoltosi destina già una parte del capitale alle attività digitali. La quota media si aggira intorno al 10% del portafoglio complessivo, un livello simile a quello riservato a comparti tradizionali come il capitale per imprese non quotate e le materie prime.

La differenza tra le fasce d’età è netta: gli investitori sotto i 45 anni hanno un’esposizione media doppia rispetto a quella dei più senior. Questi ultimi restano più cauti, anche se il loro interesse continua a crescere. Per i più giovani, invece, alla maggiore propensione al rischio si aggiunge la convinzione che la tecnologia alla base delle criptovalute possa diventare una componente stabile della finanza.


Dalla scommessa alla diversificazione

I dati ridimensionano l’idea che le criptovalute interessino soltanto chi punta a guadagni rapidi. Tra i grandi patrimoni prevale una strategia di lungo periodo, orientata soprattutto alla diversificazione e alla ricerca di nuove infrastrutture finanziarie.

Il cambiamento procede insieme al riavvicinamento tra operatori tradizionali e settore delle criptovalute. «Per anni i due ambiti hanno sottolineato ciò che li divideva; ora la tecnologia e le nuove regole europee stanno favorendo una convergenza concreta», ha spiegato Matteo Stivanello, responsabile italiano di CoinShares. A suo giudizio, banche private e consulenti devono acquisire preparazione specifica per inserire correttamente questa nuova classe di investimento nei patrimoni dei clienti.


Bitcoin resta il punto di partenza

Bitcoin continua a essere l’attività digitale più utilizzata: vi investe oltre l’80% degli operatori considerati nello studio. Quasi il 90% di chi possiede Bitcoin, però, affianca anche altri strumenti, segnale di un interesse ormai esteso a Ethereum, Solana, monete stabili e altre criptovalute.

Le scelte dei grandi investitori sono influenzate soprattutto dal quadro economico e geopolitico. Tassi d’interesse, inflazione, instabilità politica e tensioni tra Stati Uniti ed Europa possono spingere a modificare l’esposizione, con le attività digitali considerate da alcuni investitori come una possibile protezione nei periodi più incerti.

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Stivanello distingue le funzioni dei diversi strumenti: Bitcoin viene descritto come un’attività scarsa e alternativa al sistema monetario tradizionale, mentre Ethereum e Solana offrono infrastrutture per i contratti intelligenti e per la programmazione del capitale. Le monete stabili, invece, puntano a rendere più rapidi i pagamenti e i regolamenti internazionali.


Consulenza e strumenti regolamentati

La domanda dei clienti corre più velocemente della consulenza. Banchieri privati e gestori patrimoniali suggeriscono ancora raramente le criptovalute, mentre il 69% degli investitori intervistati dichiara di essere disposto ad affidarsi a un professionista soltanto in presenza di competenze concrete sulle attività digitali.

Parallelamente, si sta riducendo il ricorso diretto alle piattaforme di scambio a favore di prodotti regolamentati e distribuiti attraverso intermediari. In questo contesto, CoinShares punta sugli Etp, prodotti quotati in Borsa che seguono l’andamento di un’attività sottostante e che possono essere integrati nelle infrastrutture già utilizzate dalle banche private.

La società ha iniziato a sviluppare questi strumenti nel 2015, con l’obiettivo di semplificare i controlli tecnologici e attenuare i rischi legati alla custodia. Secondo Stivanello, strutture societarie separate e la presenza di un fiduciario contribuiscono inoltre a proteggere gli investitori dal rischio di insolvenza dell’emittente.


Il rendimento aggiuntivo dello staking

Un altro elemento della strategia riguarda il rendimento ottenuto attraverso il deposito temporaneo delle criptovalute a sostegno della sicurezza delle reti. CoinShares dichiara di aver inserito questa componente nei propri Etp su Ethereum e Solana già dal 2022.

L’integrazione interna dell’intera filiera, ha spiegato Stivanello, permette di riconoscere direttamente nel valore netto per quota del prodotto un rendimento fisso: l’1,25% per Ethereum e il 3% per Solana. La proposta si differenzia così dalle soluzioni che prevedono ritorni variabili, mantenendo le attività digitali all’interno di un involucro finanziario regolamentato.

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