Piombino, Metinvest scende al 15% nella nuova acciaieria
Il gruppo ucraino cerca un nuovo socio per un investimento da 3,2 miliardi e rassicura sull’iter autorizzativo
Metinvest ha annunciato l’intenzione di ridurre dal 75% al 15% la propria partecipazione nella società incaricata di realizzare la nuova acciaieria di Piombino. Il progetto da 3,2 miliardi di euro proseguirà con la ricerca di un altro investitore.
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La ricerca del nuovo socio
La decisione è stata comunicata il 5 novembre durante l’incontro convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il gruppo ucraino ha spiegato che i danni subiti dai suoi impianti e le difficoltà produttive in Ucraina non gli consentono di mantenere l’impegno finanziario inizialmente previsto.
Metinvest-Adria, la società costituita con il partner tecnologico italiano Danieli, dovrà quindi accogliere un nuovo azionista. Sul tavolo ci sono due proposte non vincolanti: una arriva da Jsw Steel Italy, controllata dall’imprenditore indiano Sajjan Jindal, già presente a Piombino con l’ex acciaieria Lucchini; l’altra è stata presentata da un fondo privato attivo nelle infrastrutture. Uno dei due soggetti valuta l’acquisizione dell’intera quota oggi detenuta da Metinvest.
L’amministratore delegato di Metinvest-Adria, Luca Villa, ha indicato un termine di otto settimane per scegliere una soluzione. «Sarà individuata una soluzione industrialmente e finanziariamente sostenibile», ha affermato. Nel frattempo, il gruppo intende andare avanti con la progettazione e con le autorizzazioni, così da accorciare i tempi necessari all’apertura dei cantieri.
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Sindacati in allarme
La riduzione dell’impegno ucraino ha alimentato la preoccupazione di Fiom, Fim e Uilm, che il 5 novembre hanno proclamato 24 ore di sciopero. L’accordo di programma prevede il trasferimento a Metinvest-Adria di 800 dei 1.260 dipendenti di Jsw Steel Italy, una volta completata la nuova struttura.
Loris Scarpa e Mauro Macelloni della Fiom hanno chiesto al governo di mantenere il progetto e di chiarire quale sarà il piano nazionale per la siderurgia. «Il governo ha dichiarato strategico questo progetto, che non può essere cancellato con un colpo di spugna», hanno dichiarato, denunciando il rischio di lasciare senza prospettive circa 1.400 lavoratori.
La Cgil ha ribadito la propria diffidenza verso Jsw e ha sollecitato un intervento pubblico per garantire la realizzazione dell’impianto e la copertura finanziaria dell’operazione. I lavoratori dell’acciaieria sono in cassa integrazione dal 2009; Regione e organizzazioni sindacali chiedono l’ingresso di un soggetto statale a tutela del polo industriale e delle risorse già stanziate.
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