Pesca siciliana, dal 24 ottobre scatta lo sciopero fiscale
Gli armatori giudicano insufficiente il decreto sul carburante e chiedono gasolio a 60-70 centesimi, moratoria fiscale e chiarezza sui fondi europei.
La protesta degli armatori siciliani cambia forma: dal 24 ottobre partirà lo sciopero fiscale, deciso dopo la valutazione negativa delle misure varate dal Governo Meloni contro il caro carburanti. La Federazione considera ancora troppo pesante la situazione economica delle imprese della pesca.
La mobilitazione nello Stretto di Messina, invece, resta sospesa. La vertenza, però, non si chiude: la categoria annuncia una nuova fase di confronto e chiede risposte ufficiali, scadenze definite e informazioni verificabili.
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Il carburante resta il nodo principale
Secondo la Federazione armatori siciliani, gli interventi annunciati non sono proporzionati alle difficoltà affrontate dal comparto. Per questo viene indicato come obiettivo un costo del gasolio compreso tra 60 e 70 centesimi al litro, ritenuto necessario per contenere l’impatto delle spese sulle attività di pesca.
Tra le richieste figura anche un chiarimento sull’utilizzo dei 285 milioni di euro collegati al regime europeo Metsaf. La Federazione sostiene che il sostegno al settore non possa dipendere soltanto da contributi occasionali, ma debba includere misure stabili sul prezzo del carburante e una gestione trasparente delle risorse pubbliche.
Fisco sospeso per le imprese in crisi
La nuova protesta punta a richiamare l’attenzione sulla difficoltà di rispettare gli obblighi fiscali e contributivi durante l’attuale emergenza. Gli armatori chiedono a Giorgia Meloni e a Giancarlo Giorgetti un provvedimento straordinario per rinviare temporaneamente il pagamento di imposte e contributi alle imprese che dimostrino di trovarsi in difficoltà.
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La proposta prevede, dopo la sospensione, la possibilità di pagare gli importi a rate senza ulteriori aggravi. La Federazione sollecita inoltre strumenti per rafforzare la liquidità, così da evitare che la crisi costringa le aziende a interrompere definitivamente l’attività.
La manifestazione resta congelata
La sospensione dell’iniziativa nello Stretto di Messina non coincide con la fine della vertenza. La Federazione auspica un incontro urgente con il Governo nazionale e con la Regione Siciliana per ottenere risposte scritte sulle misure da adottare.
Nel frattempo, lo sciopero fiscale rappresenta il nuovo strumento di pressione annunciato dagli armatori. La richiesta è di affrontare l’emergenza con un intervento strutturale, capace di alleggerire il costo del carburante, sostenere la liquidità e rendere controllabile la destinazione dei fondi pubblici.
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