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Economia 1 min di lettura5 giorni fa

Pensioni flessibili, il conto sale a 41,3 miliardi fino al 2025

La Ragioneria generale dello Stato quantifica l’impatto cumulato delle uscite anticipate previste dal decreto del 2019 e dalle successive proroghe.

Nel bilancio tracciato dalla Ragioneria generale dello Stato, il capitolo delle uscite anticipate dal lavoro pesa per oltre 41 miliardi. La stima riguarda il periodo 2019-2025 e include non solo Quota 100, Quota 102 e Quota 103, ma anche Opzione donna e il congelamento dell’adeguamento alla speranza di vita per la pensione anticipata.


Il peso delle uscite anticipate

Secondo il Report "Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario", le misure di flessibilità introdotte dal decreto-legge n. 4 del 2019 e poi prorogate hanno generato oneri complessivi pari a circa 41,3 miliardi di euro. Il totale indicato è 41.286.337.226 euro.

Nel computo rientrano i diversi canali che hanno consentito l’accesso alla pensione con requisiti più favorevoli rispetto alle regole ordinarie. A incidere sono state prima Quota 100, che permetteva l’uscita a 62 anni con 38 di contributi, poi Quota 102, con 64 anni e gli stessi contributi, e infine Quota 103, con 62 anni e 41 anni di versamenti.

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Dentro il conto della Ragioneria

La stima della Ragioneria comprende anche Opzione donna, oltre alla sospensione dell’adeguamento dei requisiti contributivi alla speranza di vita per chi accedeva alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi. È l’insieme di queste misure, rileva il documento, ad aver prodotto il peso economico accumulato nel settennio.

Il report colloca così queste formule di flessibilità dentro una valutazione più ampia sui conti del sistema pensionistico e socio-sanitario. Nel periodo considerato, il costo delle diverse finestre di uscita anticipata viene quindi quantificato in modo unitario, con una cifra che supera di poco i 41,3 miliardi.

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