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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Liquidità esaurita da novembre per The Italian Sea Group

I creditori preferiscono la vendita degli asset, mentre la società cerca risorse per restare operativa fino a marzo 2027

The Italian Sea Group non dispone delle risorse necessarie a coprire la gestione tra novembre 2026 e marzo 2027, secondo quanto emerso davanti al Tribunale di Firenze.

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I creditori scelgono la vendita

La posizione prevalente tra i creditori è contraria al piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, indicato con l’acronimo Pro. Al suo posto viene sostenuta la strada del concordato preventivo in continuità indiretta, collegato alla cessione degli asset del gruppo.

Questa soluzione, secondo quanto riportato dai magistrati, permetterebbe di riavviare rapidamente l’attività attraverso l’affitto del complesso aziendale. In questo modo si potrebbe proseguire la costruzione delle imbarcazioni già avviate, contenere i costi maturati in prededuzione, salvaguardare i posti di lavoro e distribuire in tempi brevi il valore ricavato dalla vendita.


Il piano per trovare un investitore

La proposta del Pro avrebbe invece l’obiettivo di attirare un soggetto disposto a immettere capitale direttamente nella società, attraverso un’operazione di acquisto delle quote. Il finanziamento dovrebbe sostenere il risanamento e consentire la prosecuzione dell’attività sotto la gestione diretta dell’impresa.

In questo caso Giovanni Costantino potrebbe conservare la guida di The Italian Sea Group. La permanenza dell’attuale vertice non sarebbe prevista nelle offerte vincolanti presentate da Sri Global e Azimut Benetti, orientate invece all’acquisizione, totale o quasi totale, dei beni del gruppo.

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Le risorse disponibili nei prossimi mesi

La società, guidata da Costantino e già ammessa al concordato in bianco con continuità aziendale, aveva previsto per ottobre la copertura delle spese correnti con gli incassi dell’attività ordinaria. Per i mesi successivi ha però indicato la necessità di reperire fondi aggiuntivi, così da mantenere operativi i cantieri nella fase transitoria e arrivare alla possibile conclusione dell’operazione con l’investitore.

Il fabbisogno è stato formalizzato nella memoria depositata il 21 ottobre. La situazione è stata poi esaminata nell’udienza del 28 ottobre e descritta nella relazione del Tribunale di Firenze, che ha ricondotto il problema alla documentazione complessiva, senza limitarsi all’origine della crisi o alla composizione dello squilibrio economico-finanziario.

Per l’acquisto del gruppo sono arrivate cinque proposte vincolanti. Tra queste, Sri Global ha messo sul tavolo 260 milioni di euro per l’intero patrimonio, mentre Azimut Benetti punta a rilevarne quasi tutta la consistenza, lasciando fuori i cantieri turchi e la falegnameria Celi; l’offerta di quest’ultima sarebbe stata portata a 210 milioni di euro.

La scelta della procedura dovrebbe quindi dipendere dall’offerta considerata più favorevole nell’ambito di Project George, il percorso predisposto da The Italian Sea Group per affrontare la crisi. Il confronto resta legato alla necessità di assicurare continuità produttiva e tutela dei creditori in tempi compatibili con l’esaurimento della liquidità.

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